SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito una nota del Consigliere Regionale del Movimento Cinque Stelle Peppe Giorgini.

Insieme al Gruppo a 5 Stelle di San Benedetto del Tronto, apprendo con sconcerto dalla stampa come in città si continui a sparare sul commerciante, un moribondo tenuto in vita da poche, flebili speranze legate alla sua fibra pressoché indistruttibile, se è vero come è vero che, sebbene negli ultimi anni abbia subito vessazioni di ogni tipo, si ostina a fare il suo mestiere con capacità, coraggio, talvolta incoscienza.

La liberalizzazione delle licenze da parte del governo Bersani (in realtà Prodi, ndr) avvenuta nel 1998 ne è solo un esempio: il piccolo commerciante spende una vita a lavorare dovendo spesso rimettere nella propria attività gran parte dei guadagni e confidando in una serena fine carriera assicurata dal valore della propria licenza, e lo trova azzerato dalla sera alla mattina grazie a una fantomatica liberalizzazione che ha avuto l’unico effetto di penalizzare i piccoli commercianti (e quindi i centri storici delle nostre città) e favorire i grandi gruppi industriali con l’apertura dei famigerati centri commerciali.

Per il commerciante non è certo una novità essere trattato come figlio di un Dio minore, visto che nessuno ha pensato di prendere le sue parti, magari per farsi ascoltare e contraddicendo la sua natura di pacifico lavoratore, avrebbe dovuto inscenare una protesta clamorosa come quella dei tassisti o degli Ncc, bloccando strade e città.

Da sempre tacciati di essere evasori, ora ci si deve rendere conto che un commerciante su due ha problemi finanziari. Alla faccia dei “negozi stranieri” che in gran parte fanno quel che vogliono e senza nessun controllo fiscale.

Nel mio ruolo di quarantennale commerciante prestato per un breve periodo alla politica, mi sento particolarmente vicino alla categoria condividendone preoccupazioni e delusioni per una situazione ormai disastrosa, più che allarmante. Trovo assurdo il fatto che, anche in questo caso, si finisca per spargere sanzioni affatto trascurabili per violazioni risibili del regolamento sulla pubblicità in commercio quando centri del commercio ben più importanti come Milano, hanno guardato con occhio benevolo a episodi analoghi nell’ottica di non penalizzare ulteriormente un settore già in profonda crisi.

Mi permetto di sollevare un interrogativo e insieme una proposta al riguardo: cosa ne sarebbe di un centro cittadino senza attività commerciali? Siamo sicuri avrebbe lo stesso aspetto di gradevolezza e accoglienza? Quale impatto socio-economico avrebbe sulla città?

Invito pertanto i miei concittadini e colleghi commercianti (sia di San Benedetto del Tronto che di Porto D’Ascoli) a discutere insieme per raggiungere un accordo che possa portare a una singolare forma di protesta allo scopo di far percepire a chiunque non si renda conto di come potrebbero apparire i nostri centro città senza attività commerciali, propongo lo spegnimento per una sera dopo la chiusura (per esempio sabato 26 gennaio?) di ogni tipo di propria illuminazione.

Moribondi sì, morti certamente no.

 


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