SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La diffusione dei dati turistici del 2018, per il momento relativi al periodo gennaio-ottobre, ha riaperto una annosa discussione sullo stato di salute del turismo sambenedettese. In questo caso, c’è da dire che le riflessioni sambenedettesi sono comuni a quasi tutte le città d’Italia e forse del mondo, essendo il dato sul flusso di turisti in entrata ritenuto importante non soltanto in termini economici, ma anche per quel che riguarda l’orgoglio cittadino. Il numero di turisti è spesso associato alla qualità di una città: “Se in tanto scelgono di trascorrere il loro tempo qui, spendendo del denaro, evidentemente non si vive niente male, qui“, è il pensiero comune.

Vi è comunque una certa difficoltà a decifrare i numeri turistici. Innanzitutto, anno per anno, sindaci o assessori presentano i dati, spesso neanche relativi all’intera annualità, e li confrontano con la stagione precedente. Il che non consente quasi mai di ricostruire un percorso storico coeso: ad esempio i dati su San Benedetto del 2018 si confrontano con la stagione 2017 che fu pesantemente condizionata dagli eventi sismici del 2016. A questo punto, sicuri che possiamo salutare il dato positivo del 2018 effettivamente come tale o dobbiamo giudicarlo un mero rimbalzo?

Simili considerazioni possono essere scritte quasi ogni anno, specialmente per un tipo di turismo come quello balneare condizionato spesso dalle condizioni meteorologiche: e dunque avere a paragone soltanto due stagioni, come quella del 2017 (caldissima) e quella del 2018 (con una prima parte di stagione condizionata dal mal tempo), determina analisi fuorvianti.

Nella foto che proponiamo in apertura, dunque, mostriamo in un grafico arrivi e presenze turistiche per San Benedetto dal 2000 al 2015, relativamente soltanto agli alberghi. Vediamo perché, tuttavia, resta difficile decifrare i precisi dati del Turismo e perché emerga la necessità che la Regione Marche si muova decisamente nella produzione dei dati turistici, incredibilmente fermi al 2015.

SOLO ALBERGHI? Per realizzare il nostro grafico abbiamo utilizzato due fonti. La prima, “Analisi dei flussi turistici nella Provincia di Ascoli Piceno, anni 1994-2007“, da parte dei professori Massimo Sargolini e Massimo Luciani per l’Università di Camerino. Il lavoro, davvero molto ben curato, si ferma però, appunto, al 2007. Dal 2009 al 2015, invece, possiamo usufruire dei dati del sistema regionale, disponibili on line.

Abbiamo però rinunciato ad inserire nell’analisi anche i dati delle “Strutture Supplementari”, ovvero camping, residence, appartamenti privati. Il motivo? Se nell’analisi di Sargolini e Luciani i dati erano comunque coerenti, in quelli della Regione si evidenziano delle variazioni eccessive, frutto anche delle stime che in taluni anni sono state riportate in merito alle seconde case.

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Se ci limitiamo al solo dato degli alberghi, abbiamo un apice di presenze nel 2001 (circa 904 mila), con un vertice basso nel 2009 (683 mila). In questa analisi però hanno un loro peso le dismissioni delle strutture alberghiere, spesso trasformate in Residence, che si sono verificate soprattutto tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000.

Infatti Sargolini e Luciani pubblicano un dato che testimonia di un aumento di 200 mila presenze nelle Strutture Complementari tra il 2000 e il 2007 (da 760 mila a 967 mila).

BREVE CONCLUSIONE

La difficoltà a reperire dati certificati, causa l’incredibile lassismo della Regione Marche, sul turismo locale determina per prima cosa l’impossibilità a studiare qualsiasi soluzione migliorativa riguardo la situazione turistica.

Non si hanno dati certi, non si hanno studi sulla soddisfazione dei clienti rispetto al prodotto fornito: come possiamo pensare di trattare il settore turistico sambenedettese (e piceno, la situazione è simile) come meriterebbe, ovvero come una vera e propria industria diffusa?

Quale settore economico potrebbe permettersi di non conoscere alla perfezione i propri dati di base e quindi non programmare investimenti o correttivi?

 

 


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