SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La minoranza consiliare torna a parlare del controllo pubblico di Picenambiente. Ricordiamo che prima di Natale il consiglio comunale ha votato una delibera che punta a riportare sotto l’egida dei 29 comuni soci pubblici il Cda della partecipata dei rifiuti, mentre la ditta ha già fatto ricorso al Tar per l’annullamento dell’atto.

Presenti alla conferenza stampa Bruno Gabrielli, Giorgio De Vecchis, Tonino Capriotti, Marco Curzi, Rosaria Falco, Flavia Mandrelli e Riccardo Morelli (segretario di circolo a San Benedetto per Articolo Uno). Gli stessi consiglieri, pochi giorni dopo quel consiglio pre-natalizio, avevano diffidato Piunti ad agire per riottenere il controllo del Cda della partecipata. Altrimenti avrebbero informato la Procura. (CLICCA QUI) Una “minaccia” a cui hanno dato seguito.

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L'opposizione parla di Picenambiente e controllo pubblico. Sei consiglieri hanno inviato alla Procura un esposto verso Piunti e la dirigente comunale Catia Talamonti

Posted by Riviera Oggi on Saturday, 12 January 2019

I sei consiglieri infatti comunicano di aver presentato, lo scorso 6 gennaio, un esposto alla Procura dopo che gli stessi, prima di Natale, avevano mandato una diffida a Piunti pressandolo al fine di mettere in piedi gli atti necessari a riottenere il controllo pubblico della società. L’esposto è tecnicamente verso lo stesso Piunti e la presidente di Picenambiente e dirigente comunale Catia Talamonti, si legge, “per reiterati comportamenti omissivi nell’applicazione della legge Madia e della delibera di dicembre del comune”.

Rosaria Falco e Giorgio De Vecchis sono molto chiari sul perché la ditta dei rifiuti dovrebbe tornare sotto il controllo dei 29 comuni. “Con questa gestione non c’è evidenza pubblica di molte procedure come assunzioni, bandi, forniture. Serve trapsarenza” chiosa proprio Falco “il cittadino deve sapere che fine fanno i suoi soldi, anche perché molti di loro non sembrano molto contenti del servizio”.

Dello stesso avviso De Vecchis che si chiede: “Perché Picenambiente di approvvigiona senza gare? In questo momento su certe procedure stanno facendo come vogliono”. Fa discutere anche la scelta della Spa di ricorrere al Tar con lo stesso leader di Ripartiamo da Zero che sottolinea un aspetto a suo avviso paradossale: “Per questo ricorso il comune di San Benedetto dovrà pagare, da socio pubblico, l’avvocato di Picenambiente e nel contempo dovrà pagare il suo avvocato nel processo che si terrà dinanzi al Tar”.

Anche Marco Curzi “batte” sul ricorso della ditta. “Le motivazioni per cui Picenambiente ricorre per noi sono inesistenti, visto che reclamano il fatto di non essere a controllo pubblico perché nelle votazioni il privato è sempre in maggioranza rispetto al pubblico perché i rappresentanti dei comuni non si presentano sempre (la spiegazione che la presidente Talamonti ha dato in un’intervista a Riviera Oggi n.d.r.) ma è proprio questo aspetto che la legge Madia vuole correggere”.

E se i consiglieri di opposizione dicono di essere tutti uniti su questo tema (“Lo è anche il Pd” risponde a precisa domanda Tonino Capriotti, dopo che avevamo fatto presente che solo lui, nel gruppo dei dem aveva votato in congilio la delibera sul controllo pubblico) discorso diverso, per loro, sembra interessare l’amministrazione e in particolare il sindaco. “Il sindaco deve richiamare i consiglieri che nel Cda rappresentano San Benedetto, Picenambiente deve essere di controllo pubblico” dice sempre Capriotti a cui fa eco Flavia Mandrelli: “Piunti prenda subito le misure necessarie”. “Questa amministrazione ha un concetto di legalità originale” è invece quello che ha da dire Bruno Gabrielli “la legge va applicata sempre, nono solo quando fa comodo come sull’Ospedale Unico” gli fa eco ancora Falco.

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