SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come promesso vi proponiamo l’intervista integrale realizzata nella giornata di ieri dentro gli uffici di Porto D’Ascoli di Picenambiente a Leonardo Collina e Catia Talamonti, rispettivamente Amministratore Delegato e Presidente della partecipata dei rifiuti. Con loro abbiamo parlato, chiedendo chiarimenti e il punto di vista dell’azienda, della delibera che il consiglio comunale di San Benedetto ha approvato il 15 dicembre, un atto teso all’acquisizione del controllo pubblico nel Consiglio di Amministrazione della stessa Picenambiente. La società però contesta la decisione e decide di ricorrere al Tar per l’annullamento della delibera.

 

Iniziamo con una domanda: Picenambiente ricorrerà al Tar contro la delibera di San Benedetto che punta a ottenere il controllo pubblico della società?

Collina: “Sì, il CdA ha deciso a tutela dei soci pubblici e privati e della società di adire alle vie legali a tutela dell’interesse della società sulla corretta qualificazione di legge, senza imposizioni”.

Alla domanda risponde il solo Ad visto che la presidente Catia Talamonti dichiara di essersi alzata abbandonando la riunione nel momento in cui si discuteva del punto. Mi sono astenuta da quel punto all’ordine del giorno perché è il Comune di San Benedetto che mi ha nominato presidente e io, essendo rappresentante di parte pubblica nel CdA, visto che si parlava di un atto di emanazione del Comune, ho reputato non fosse giusto rimanere”.

Collina ha parlato di imposizioni riguardo al controllo pubblico. Ci potete spiegare?

Talamonti: “La delibera del 15 dicembre era sulla razionalizzazione delle partecipate. Tutte quelle in cui il Comune di San Benedetto ha delle partecipazioni, non solo Picenambiente. E’ un adempimento che la legge impone a tutti i Comuni d’Italia. Si è scambiato questo momento per un momento in cui si potesse decidere autonomamente la natura giuridica della società quando invece quella è stata decisa nel 1998. E’ stata definita la Picenambiente a controllo pubblico quando lo statuto dice il contrario”.

Quindi la natura giuridica della società, di cui si discute oggi, è la stessa dal 1998?

Talamonti: “Picenambiente è stata voluta così dai comuni che l’hanno costituita nel 1998. La volontà era quella di una gestione privata per avere una gestione più snella e fuori dai vincoli della finanza pubblica e le conseguenze che questi vincoli comportano tra limiti alle assunzioni, patti di stabilità, limiti all’assunzione di mutui. Ripeto, la volontà 20 anni fa fu quella di una società con gestione privata con una presenza del pubblico nel capitale”.

Quali sono i motivi che portano la società a contestare la delibera di San Benedetto? In altre parole, perché Picenambiente non sarebbe a controllo pubblico se i Comuni detengono la maggioranza del capitale (50,41%)? A molti sembra un nonsense

Talamonti: “Se si voleva far passare questa impostazione, che a maggioranza di capitale corrisponde il controllo, andavano fatti altri atti, di natura diversa. Non si può cambiare la natura giuridica di una società per questioni che definirei ideologiche”.

Collina: “La maggioranza del capitale è pubblica, ma questo non è sinonimo di controllo pubblico. In poche parole, ad oggi, la parte pubblica non si è mai comportata come se avesse il controllo. E si tratta di una circostanza dirimente per il Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze) che ha il compito di fornire gli orientamenti ufficiali sulla Legge Madia che è il testo normativo di riferimento”.

Talamonti: “E gli orientamenti del Mef, del febbraio 2018, stabiliscono che per esserci controllo pubblico congiunto serve un patto parasociale o, in assenza, i comportamenti concludenti”.

Cosa intendiamo per comportamenti concludenti?

Collina: “Facciamo l’esempio che io abbia il 30% di una società e lei il 20%. Se noi votiamo sempre d’accordo mettiamo in piedi un comportamento concludente finalizzato ad avere influenza dominante. Nel caso di Picenambiente la parte pubblica non ha mai manifestato questo tipo di comportamento. Ho i risultati di tutte le dell’assemblea dei soci dal 1998 a oggi (Collina a questo punto ci fa vedere il prospetto analitico di tutti i voti assembleari degli ultimi 20 anni, ndr). Si tratta quasi sempre di decisioni all’unanimità ma da cui si capisce che il pubblico non ha mai manifestato la volontà di controllare”.

E da cosa lo capiamo? 

Talamonti: “E’ semplice, si capisce già da fatto che nella stragrande maggioranza dei casi la parte pubblica non era mai presente al completo per rappresentare la maggioranza del capitale. Quindi la parte pubblica non si è mai comportata come se avesse il controllo”.

Da amministratori siete preoccupati per questo scontro che si sta creando col Comune di San Benedetto?

Collina: “Noi abbiamo commissionato un parere autorevole (della società di consulenza Lothar Srl di Modena n.d.r.) ad aprile, poi approvato dal CdA a maggio. Quel parere, che chiarisce la qualificazione giuridica di Picenambiente e il suo controllo, lo abbiamo voluto appena è uscito l’orientamento del Mef. Noi non siamo preoccupati di niente, è che non accettiamo le imposizioni di qualcuno a farci essere quello che non siamo”.

Parla ancora di imposizioni. Si riferisce alle dichiarazioni di qualche consigliere o ad altro?

Collina: “Sulla delibera votata sabato dal consiglio ci aspettavamo una istruttoria diversa. Mi riferisco ai dirigenti del Comune che l’hanno curata (Elvano Pulcini e Roberto De Berardinis n.d.r.). Noi abbiamo trasmesso il parere della Lothar regolarmente approvato dal nostro CdA, ma ci è stato risposto che era destituito di ogni fondamento. (Qui Collina ci mostra la corrispondenza e-mail fra lui, Pulcini e De Berardinis risalente a inizio dicembre, nei giorni in cui gli uffici comunali stavano predisponendo la delibera, n.d.r.). Ci mancherebbe, riconosco che i dirigenti comunali abbiano diritto all’autonomia di giudizio ma bisogna essere aperti a un minimo di contraddittorio fondato su elementi di diritto. Non possono assoggettare Picenambiente a un regime che non è il suo”.

Presidente Talamonti, le sono piovute addosso, sia in consiglio comunale che sulla stampa, accuse di conflitto di interessi visto che lei è sia Presidente di Picenambiente che dirigente del Comune. Queste accuse nascono anche dalla lettera che lei ha mandato ai consiglieri specificando che Picenambiente non fosse a controllo pubblico. E quella lettera l’ha firmata da vice segretario comunale. Come risponde?

Talamonti: “Io ho scritto quella lettera da vice segretario comunale, ruolo che non è in conflitto con il mio ruolo di Presidente in Picenambiente perché io rappresento la parte pubblica della società, sono stata nominata dal Comune di San Benedetto in quel ruolo. Parlare di conflitto di interessi è assurdo. Quella lettera l’ho scritta a tutela dei consiglieri e nell’interesse del consiglio comunale e l’ho scritto in premessa di quella missiva. Il mio intervento è stato strumentalizzato perché non ho scritto nell’interesse di Picenambiente anche se in ogni caso fare l’interesse di Picenambiente è fare l’interesse del Comune che mi ha nominata nella carica che rivesto in questa società”.

 

 

 

 

 

 


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