SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La questione dehors torna a infiammare la politica sambenedettese. Da tempo è infatti atteso il nuovo regolamento sull’occupazione del suolo pubblico che già dalla bozza degli uffici comunali preannuncia una rivoluzione per i dehors, specialmente quelli del centro cittadino.

I gestori dei locali hanno già manifestato la loro posizione (CLICCA QUI) e pure le associazioni di categoria non fanno i salti di gioia per le nuove norme, che rischiano di ridurre il volume d’affari dei bar. Giovedì pomeriggio l’argomento tornerà sul tavolo delle discussioni con una doppia commissione (Pianificazione Territoriale e Commercio) convocata per le 18 e 30 del 20 dicembre.

Intanto, però, proprio il presidente della commissione Pianificazione Territoriale Domenico Pellei (Udc) scalda già le discussioni. “Si va in commissione senza un nulla di fatto. L’amministrazione non porta nessun elemento nuovo alla discussione sul regolamento dei dehors: nessun recepimento anche parziale delle proposte delle associazioni dei commercianti, nessun recepimento anche parziale delle proposte di altre forze politiche e soprattutto senza il parere ufficiale della sovrintendenza sulla bozza fin qui portata avanti” tuona il consigliere d’opposizione.

“Se all’inizio sembrava una questione circoscritta agli esercizi del centro cittadino legata soprattutto alla definizione di regole per i cosiddetti gazebo, ora tutte le attività commerciali di somministrazione alimenti e bevande della città sono sul piede di guerra perché ostacolate in merito a vincoli sugli stalli di sosta o sulle dimensioni dei passaggi sui marciapiedi argomenti sui quali la sovrintendenza non ha mai manifestato ingerenze e mai posto alcun vincolo” continua Pellei. “Il regolamento così com’è penalizza oltremodo le attività commerciali; tra l’altro ultimi studi stimano in maniera previsionale delle mancate entrate per almeno 100 mila euro per i permessi che non saranno più rinnovati: se consideriamo le nuove richieste che non potranno essere presentate arriviamo a cifre molto più elevate cui il comune si prende la responsabilità di rinunciare ad incassare. ”

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