SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel 1863, ben 155 anni fa, il progresso giungeva nel neonato Regno d’Italia sotto forma di una ferrovia che univa il nord all’allora costa adriatica, fino a poco prima Stato Pontificio, e da San Benedetto superava il vecchio confine con il Regno delle Due Sicilie e arrivava in Abruzzo..

Cento-cinquanta-cinque anni fa.

In quell’occasione fu edificata, dove ora si trova, la stazione di San Benedetto del Tronto, poi ampliata nel corso dei decenni o sottoposta a riqualificazione. Non osiamo dire che la stazione di San Benedetto sia ferma al 1863, perché non è così e così non potrebbe essere. Ma possiamo dire che oggi non è una stazione ammodernata a dovere, e soprattutto non fornisce i giusti servizi ai disabili.

Se ad esempio siete costretti a spostarvi in carrozzina e volete salire su un treno che ferma al binario 2 o 3 – le due corsie di corretto tracciato – beh, semplicemente non è possibile. Se vi va bene, ovvero se chiamate almeno 12 ore prima della partenza, tenendo presente che il servizio telefonico è attivo dalle 6.45 alle 21.30, avrete a disposizione il servizio di assistenza Sala Blu. Ma ad esempio se prendete il treno Intercity-Frecciarossa San Benedetto-Milano delle 17.39, dovete chiamare almeno entro le 21.30 della sera precedente.  Quasi un giorno prima. Lo stesso si dica se arrivate a San Benedetto: se siete in condizioni fisiche tali da richiedere un aiuto specifico, occorre comunicarlo prima. 

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Insomma se a Milano o Bologna salite senza troppi problemi e comunicandolo un’ora prima e pensate che in tutto il paese Rfi abbia la stessa efficienza perché i cittadini sono uguali a prescindere da dove risiedano, invece vi ritrovate a San Benedetto, catapultati in un sud che non è geografico, ma concreto. Oppure Estremo Est, fa lo stesso. E per accedere ai servizi minimi, da Milano, dovete chiamare 12 ore prima, per avvisare che arriverete a San Benedetto.

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Dove potete scendere soltanto al binario 1, e non negli altri, perché i binari 2 e 3 sono raggiungibili soltanto attraverso due ripide rampe di scale. Non ci sono né scivoli né ascensori né montascale. Il supporto che viene fornito da Sala Blu riguarda un particolare tipo di carrozzina adatta a far salire, dal binario 1, il passeggero inabile.

Ci sarebbero delle passerelle speciali per il carico merci, una a sud e una a nord, per raggiungere i binari 2 e 3, ma non possono essere usate per motivi di sicurezza e anche perché ciò è impedito dalla centrale digitale che è a Pescara. La deviazione dai due binari di corretto tracciato, il 2 (direzione nord) e il 3 (verso sud), nei due binari di deviata (1) e di sosta (4), comporta anche una perdita di tempo oltre che una ulteriore manovra ferroviaria che sarebbe preferibile evitare.

Se diverse stazioni, come Pesaro in passato o Civitanova hanno recentemente riammodernato le loro strutture, o Macerata si è dotata di un ascensore, San Benedetto resta invece al palo. Qualcuno dice che Rfi stia pensando di investire sulla stazione di San Benedetto, e questo pensiero sarebbe il minimo. Anche perché vent’anni fa, quando ancora San Benedetto sembrava una città in grado di pensare almeno un po’ proprio il futuro e non soltanto subirlo o amministrarlo, si ipotizzava di spostare la stazione di fronte all’attuale stadio Riviera delle Palme.

 

Il famoso progetto della metropolitana di superficie, anch’esso oramai sommerso (grazie, Signora Austerità). Posizione che sgraverebbe il centro dall’appesantimento di traffico e bus in una posizione scomoda e garantirebbe la possibilità di accogliere i visitatori in una struttura nuova e al passo coi tempi, oltre che migliore per i residenti in partenza. Ma tutto questo ora è al di fuori della discussione cittadina, figuriamoci se Rfi si preoccuperà di fare un investimento di questo genere se non si riesce neppure a realizzare un ascensore per i binari 2 e 3.

Perché ovviamente può capitare che un disabile decida, come un qualunque mortale, di prendere il treno poco prima della partenza – o magari è costretto a farlo per motivi di salute – ma a quel punto il servizio Sala Blu non farebbe in tempo ad attivarsi e ci sarebbero persino problemi a garantirne la partenza.

Ad esempio lunedì scorso, 10 dicembre, un’anziana donna è salita su un Frecciabianca diretto a Milano dal binario 1 e non dal binario 2, dove sarebbe dovuto arrivare. È prassi che sia così, a San Benedetto.

Tra gli interventi morbidi ai quali Rfi sta pensando, più ancora che un ascensore o un ulteriore scivolo, potrebbe esserci quello di alzare il livello dei binari, in modo che possano pareggiare l’altezza della banchina ferroviaria e consentire ad una persona in carrozzina di salire più comodamente sui treni.

Fatto sta che il biglietto da visita della stazione di San Benedetto è quello di un luogo imbarazzante per quanto riguarda l’accessibilità dei disabili. Che poi Trenitalia nelle sue analisi dei flussi di passeggeri si basi proprio sulla quantità di persone che frequentano la stazione, fa capire come ai disservizi se ne sommino automaticamente degli altri. Il cane morde la sua coda ma in realtà sembra che abbiamo davanti a noi una rincorsa infinita.

 

 

 


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