SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di nuovo in campo, di nuovo compagni nonostante abbiano smesso di indossare gli scarpini ormai da un pezzo. Per salvare quella che è stata per anni la loro casa: quel Ballarin che vive i suoi ultimi giorni e che, ormai pericolante, verrà demolito.

Che le vecchie glorie della Samb si fossero mobilitate per recuperare e dare un futuro a quello che è stato un pezzo importante del loro passato ve ne avevano dato già notizia. Nella loro testa c’è il progetto di trasformare il Ballarin in un campo per gli allenamenti della Samb o dei giovani, sull’esempio del recupero dello stadio Filadelfia a Torino.

Ecco che allora Paolo Beni, Franco Catto, Francesco Chimenti, Bruno Ranieri e Maurizio Simonato stamattina hanno bussato in Viale De Gasperi e sono stati ricevuti da Pasqualino Piunti. Il sindaco, nel corso del tavolo a cui abbiamo assistito anche noi, ha rivelato che nelle scorse ore ha parlato anche con gli ultras rossoblu (pure loro hanno esternato una certa preoccupazione negli scorsi giorni) e ha rassicurato i suoi interlocutori. “Non cambieremo la destinazione di quell’area” chiosa il sindaco che ribadisce la volontà di aprire il tavolo delle discussione e “sentire le proposte”, di fatti aprendo alla possibilità di un recupero del campo, che salverebbe dunque il suo futuro sportivo, magari nel contesto di un progetto più ampio che restituisca anche decoro urbano alla zona.

Le vecchie glorie sono state edotte su quelli che saranno i lavori sullo stadio con la progressiva demolizione di tutte le parti, esclusa la Curva Sud, la vecchia “Fossa dei Leoni” che per ora non verrà toccata e che potrebbe restare in piedi anche in futuro, magari ristrutturata una volta che la Croce Verde (che ora ha sede nei suoi locali) si sarà trasferita in via Petrarca.

I membri del tavolo si sono dati un nuovo appuntamento a quando i lavori urgenti saranno finiti. Assieme agli ex giocatori, in quell’occasione, ci potrebbero essere anche Provincia e Regione per iniziare a buttare giù, finalmente dopo decenni, il futuro dell’area Ballarin.

 


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