Di Alessandro Maria Bollettini

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pur rimanendo il calcio lo sport più seguito e che più appassiona i cittadini italiani, ma in particolar modo quelli sambenedettesi, ci sono nel nostro territorio diverse eccellenze provenienti da altri ambiti sportivi, di cui si parla purtroppo poco, ma che portano lustro al Paese e alla loro città di provenienza. Tra i numerosi esempi spicca Roberto Palestini, che lo scorso anno ha conquistato il mondiale nella categoria K1 di Muay Thai, un’antica arte marziale thailandese, arricchendo ulteriormente un palmarès gia molto vasto e prezioso.

Domenica 4 novembre Roberto si troverà a difendere il titolo mondiale, che promette di voler mantenere a tutti i costi nella nostra città. Abbiamo così deciso di intervistarlo prima di questo appuntamento così importante per lui e per l’intero cospicuo movimento sportivo di San Benedetto e dintorni.

Ciao Roberto, tre anni fa dichiaravi di volerti affermare nel Muay Thai e tra due giorni ti ritroverai a difendere un titolo mondiale. Cosa pensi del tuo percorso?

“Ciao, da quando sono tornato in Italia dalla Thailandia è stato sicuramente un percorso in salita. Mi sono trovato a dover costruire un team da zero, a dover diventare allenatore e atleta allo stesso tempo, a trovare un posto in cui allenarci, attrezzandolo al meglio, per poi programmare i corsi per gli adulti e i bambini. È difficile preparare i ragazzi che ho alle loro gare e nel frattempo preparare me stesso al meglio. Il culmine della mia carriera è stato lo scorso anno, dove, dopo 18 anni di duro lavoro, sacrifici, sangue e sudore, ho coronato il sogno di una vita: vincere un titolo mondiale nella mia categoria. Se mi guardo indietro oggi che ho 31 anni, rivedo quel ragazzino che ne aveva 13 che mette per la prima volta piede in una palestra da boxe. Di strada ne ho fatta davvero tanta, dalla boxe al full contact, alla kick-boxing, nella quale ho fatto parte della Nazionale per cinque anni di fila e in cui ho vinto gli italiani per sette anni consecutivi da dilettante, senza dimenticare il bronzo agli europei, e quello alla Coppa del Mondo, oltre che i due titoli italiani da professionista. Poi è passato quel treno che, come si dice, passa una volta sola: ho accettato di andare a vivere in Thailandia, vivendo come loro e facendo quel che fanno loro, ed ho combattuto con risultati che sono andati oltre le mie aspettative, vincendo sei match su nove per ko in una disciplina non mia. Con l’aiuto dei miei maestri thailandesi, i “kru”, sono riuscito a farla mia finchè non sono rientrato in Italia per via del visto scaduto. Ho scelto di disputare il titolo del mondo nel K1, e l’ho vinto”.

Che sensazioni hai per il 4 novembre?

“Per il 4 novembre io e il mio coach Efisio Asuni, che ormai mi segue da quando ero un ragazzino di 13 anni, abbiamo lavorato davvero a lungo, curando ogni aspetto del match, intensificando gli allenamenti e curando la tecnica,  nonché migliorando la mia condizione psicofisica. In questo sport, come in tutti quelli da combattimento, molti sbagliano pensando che basti essere “cattivo” per riuscire bene e invece bisogna solo essere intelligenti, credere in sé stessi, nelle proprie capacità e in quelle delle persone che investono tempo e fanno sacrifici per allenarci. Detto ciò sono certo che sarà una battaglia portare a casa il risultato, ma ho tutte le armi cariche”.

Cosa farai dopo il mondiale sia in caso di vittoria, sia in caso di sconfitta? Sappiamo che c’è qualcos’altro che bolle in pentola…

“È vero, dopo il mondiale c’è molto altro in pentola; ho un Europeo di boxe che mi vedrà sfidare al titolo il detentore di origini rumene a Castiglion Fiorentino il prossimo 17 novembre, e poi dal 12 dicembre tornerò in Thailandia per un mese, appositamente per tornare a salutare quella famiglia dal quale mi sono guadagnato stima e affetto, i miei “kru” ed i miei compagni di allenamento. Inoltre disputerò almeno un match muay thai, ma forse più di uno, perché i “drogati da ring” come me non riescono a stare troppo tempo lontani da quel quadrato, che, nel bene o nel male, ci regala scariche di emozioni che solo chi mette i piedi lì dentro sa cosa significhino”.

Pensi che sia possibile creare tra San Benedetto e Martinsicuro una fucina di talenti che renda la nostra città nel tempo un punto di riferimento in Italia per le arti marziali?

“Sì, sono certo che si possa creare una scuderia di talenti nel nostro territorio. Oltre a me ed il mio palmares, nel nostro team abbiamo Aldo Di Clemente e Luigi Spurio che hanno vinto il mondiale seppur da dilettanti, poi Igino Di Ludovico e Yasmin Di Buò che, sempre al mondiale, hanno conquistato il terzo posto, ed Ernesto Morganti che ha vinto gli italiani. Siamo già una realtà nella nostra zona e non solo, ma chiaramente tutto ciò è in primis merito dei ragazzi che ho e sicuramente parte dei meriti va anche a me, che con passione e dedizione li alleno, con l’obiettivo di fargli vivere tutte le emozioni e le soddisfazioni che fino ad ora ho potuto vivere io ed anche di più. Chiaramente non si vive di rendita ed anche se l’esperienza sul campo è fondamentale, bisgona avere le giuste qualifiche e rimanere sempre aggiornati; in pochi nella zona hanno tutto questo, si possono contare sulle dita di una mano”.

Tornerai a competere anche nella kick-boxing o nel futuro ci sono solo boxe e muay thai?

“Tornerò sicuramente a combattere anche di kick-boxing, perché ora il mio obiettivo è quello di vincere quanto più mi è possibile in ogni disciplina”.

Cosa provi nel rappresentare l’Italia e San Benedetto nel mondo?

“Entrare in quel quadrato rappresentando l’Italia e San Benedetto è per me un’enorme gioia ed onore, che riesco a stento a descrivere. Quando attraverso le corde di quel ring sento con me la forza di tutti coloro che in me ripongono le loro speranze, che in me vedono un esempio, che mi vogliono bene, che credono in me e nelle mie capacità. Devo ammettere che sono veramente molti, come posso deluderli? Siete tutti la mia forza, il mio motivo d’orgoglio, e non si può fallire quando hai alle spalle tutto questo”.

Sarà possibile vedere l’incontro dall’Italia? Se sì, in quale modo?

“Sicuramente. Vi terrò aggiornati in tempo reale, inoltre ci sarà la diretta su YouTube sul canale “WFC”, o comunque sulla mia pagina Facebook, oltre che su quella del mio team, che si chiama “Muay thai team diamond-Italia”. Grazie a chi mi seguirà in diretta, prometto di dare il massimo per mantenere il titolo nella nostra città”.

In bocca al lupo, Roberto! Come recitava la campagna abbonamenti della Samb nella stagione 2015/2016: “Sognavènce!”

Crepi il lupo! Vi saluto e vi mando un grande abbraccio”.


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