Qui il nostro primo servizio su L’INCHIESTA LAVORO

INCHIESTA LAVORO Reddito di Cittadinanza. Come funzionano i nostri “Centri per l’Impiego”?

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Grande affluenza, in tanti che aspettano seduti sui divani, bancone impegnato a dare indicazioni, una fila che si forma verso un ufficio. E all’entrata, un cartello che annuncia possibili disagi provocati da problemi sulla rete internet dei servizi regionali connessi con il Centro per l’Impiego.

La nostra inchiesta continua e, se possiamo già anticipare che prossimamente pubblicheremo una dettagliata intervista con il referente del Centro per l’Impiego di San Benedetto Alessandro D’Ignazi il quale illustrerà problemi, potenzialità ed eccellenze del Centro per l’Impiego di Porto d’Ascoli, nella giornata di martedì 9 ottobre ci siamo recati direttamente in via Mare per avere il cosiddetto “polso” riguardo l’umore che si respira tra gli utenti del servizio.

Che non è sicuramente positivo. Vuoi perché qui, solitamente, arriva chi ha qualche problema, piccolo o grande che sia, col lavoro. Vuoi perché come ci ha effettivamente spiegato anche D’Ignazi, ci sono risorse ridotte per il personale e per l’organizzazione interna.

Non manca chi esprime un giudizio favorevole, come Marco, ma è una opinione straordinaria rispetto alle altre. Il dato forse più sorprendente è che quasi tutti coloro che abbiamo sentiti sono al Centro per l’Impiego per ottenere documenti o informazioni su questioni burocratiche o sussidi di disoccupazione che per la ricerca di occasioni di lavoro. In effetti sul bancone vi sono delle offerte di lavoro depositate direttamente dalle aziende, l’ultima delle quali risale al mese di agosto. Il 9 di agosto, precisamente.

Carmelita, ad esempio è qui per avere informazioni dopo aver finito la procedura di mobilità in deroga assegnata dalla Regione Abruzzo: “Qui bisogna attendere molto. Purtroppo la situazione è quella che è, la mia famiglia aveva una impresa affermata, poi con l’arrivo dell’Imu ci siamo indebitati e abbiamo dovuto chiudere. Troppe tasse”. Anche Teresa è qui per avere informazioni sui sussidi di disoccupazione: “Sentiamo parlare del potenziamento dei Centri per l’Impiego e del Reddito di Cittadinanza. Per me non è la soluzione, al di là di evitare lo sfruttamento del lavoratore. Bisogna trovare e creare il lavoro”.

Mauro, che si trova qui per la Naspi dopo un contratto di tre mesi con la pubblica amministrazione, afferma: “I servizi sono lenti e non si trovano offerte di lavoro. Servirebbe più personale e più organizzazione”. Patrizia, vent’anni di lavoro alle spalle nel settore elettronico della Roland, si lamenta a sua volta: “Vengo qui due volte all’anno e non trovo né organizzazione né preparazione, ci sentiamo sbattuti come palloni di qua e di là. Ho un appuntamento ma sono in attesa da venti minuti. Quando si viene qui si passa almeno tutta la mattina. C’è gente che si mette in fila anche alle 6, fuori dalla porta, per evitare la fila. Secondo me non vale neanche la pena potenziare i Centri, sono da smantellare e rifare daccapo. Qui aprono alle 9 e alle 10:30 siamo al numero 22 e alle 12 gli uffici chiudono”.

C’è anche chi un lavoro l’ha trovato come la giovane Sofia. Anche se non attraverso i Centri per l’Impiego: ora è qui per sottoscrivere il suo contratto da tirocinante. Assieme a lei ci sono altre donne in fila. Una piccola speranza.

 

 

 


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