SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Scatola chiusa” e ancora “balla, favola”, non usa mezzi termini il movimento sambenedettese “Orgoglio Civico” quando parla di Ospedale Unico. Benito Rossi oggi raduna la stampa per esprimere una nuova posizione su quel fronte del No che finora ha prodotto un comitati e posizioni politiche, in molti casi piuttosto diverse le une dalle altre. “Le nostre argomentazioni si basano sui fatti, sono razionali” mette in chiaro Rossi per prima cosa. “Noi esprimiamo un No senza riserve al progetto Ospedale Unico” e poi spiega anche perché : “Se faranno questo ospedale nuovo è una favola pensare che il Mazzoni e il Madonna del Soccorso, in cui si fa fatica anche ad assumere un medico, rimarranno. Chiuderanno, non si potranno più chiamare ospedali, perché non potrebbero essere mantenuti a livello di spesa”.

Per Orgoglio Civico e per Benito Rossi, la questione del nuovo ospedale nasce da un equivoco di fondo. “Il problema non è la struttura, ma i servizi. Mentre si parla di una nuova struttura passa in secondo piano il fatto che nel Piceno non si investe in programmazione sanitaria” prosegue Rossi “e questo fa pensare che nemmeno un ospedale nuovo di zecca porterà nel nostro territorio le eccellenze che ci servono e che al momento sono tutte tra Ancona e il Nord delle Marche”.

Per quelli di Orgoglio Civico il progetto Area Vasta 5 è fallito nel modo in cui era stato concepito in origine, ovvero come una forma di integrazione fra Mazzoni e Madonna del Soccorso. “Negli anni fra i due ospedali della Provincia, e ci metto anche Fermo” afferma Rossi “non hanno fatto altro che creare doppioni inutili di reparti e servizi mentre per le specialistiche più serie (Neurochirurgia, Cardiochirurgia, Chirurgia Vascolare) i pazienti vengono tutti trasferiti ad Ancona“. Il punto è abbastanza chiaro: si teme che anche dopo la costruzione del nuovo ospedale i pazienti del Piceno continueranno a doversi rivolgere altrove per le eccellenze.

“Dobbiamo alzare i livelli dei due ospedali che già abbiamo e sui cui continuano, fra l’altro, a investire. Va ripreso il progetto iniziale dell’Area Vasta 5, l’integrazione fra i nosocomi di San Benedetto e Ascoli. Ma stavolta va fatta funzionare”.


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