SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo l’algoritmo e la scelta di Spinetoli da parte della Regione la questione Ospedale Unico è un capitolo chiuso? No, e non solo perché nascono comitati e barricate politiche. Da oggi c’è qualcuno che considera tutto il percorso che ha portato la Regione a individuare quel terreno fra Pagliare e Colli, non completamente legittimo e, di fondo, incostituzionale. E quindi, in quanto tale, ancora ridiscutibile o comunque impugnabile.

IL DOSSIER DE VECCHIS. Stiamo parlando di Giorgio De Vecchis che oggi ha presentato alla stampa il suo dossier, preparato nell’ultimo mese, sulla sanità marchigiana. Cinque pagine, la cui stesura era già stata annunciata (LEGGI QUI), che restituiscono un ritratto della sanità marchigiana pieno di ombre per il Sud delle Marche e il Piceno in particolare e che, in ultima analisi, muovono dal contenuto preciso del decreto Balduzzi (il decreto ministeriale del 2015 che fissa gli standard ospedalieri) per arrivare a una proposta alternativa: “L’ospedale nuovo di primo livello si deve fare ma deve stare il più vicino possibile a San Benedetto (l’area più fattibile è quella vicino al Centro Commerciale Porto Grande, per poche centinaia di metri dentro i confini del Comune di Monteprandone) mentre il Mazzoni di Ascoli deve rimanere un presidio di base”. (CLICCA QUI PER APPROFONDIRE LA DIFFERENZA FRA OSPEDALE DI 1° LIVELLO E DI BASE).

L’intero documento redatto da De Vecchis poggia su una “semplice” mappa. Il consigliere ha infatti preso singolarmente ogni comune marchigiano e calcolato, sulla base dei tragitti stradali, a quale ospedale si rivolge, per vicinanza, ognuno di essi. Ne esce fuori una cartina che, da Pesaro a San Benedetto, fissa il bacino di utenza “primario” di ognuno dei 18 principali ospedali della Regione. Tenete a mente il concetto di bacino di utenza, perché “solo quella è la discriminante che il decreto Balduzzi prende in considerazione negli standard ospedalieri” chiosa De Vecchis. In altre parole, per il consigliere, solo il bacino di utenza è la chiave e il dato principale su cui poggiare le decisioni. “Negli ultimi 20 anni gli ospedali sono stati piazzati nei bacini elettorali ma adesso c’è una legge che ci tutela” aggiunge a sostegno della tesi.


La mappa degli ospedali marchigiani, con tanto di bacino di utenza, redatta da De Vecchis

LA MAPPA DELLE DISEGUAGLIANZE. Guardando la mappa le altre province delle Marche hanno oggettivamente più ospedali rispetto al Piceno. “Pesaro ha un’azienda ospedaliera che si può considerare quasi un ospedale di secondo livello con la metà del bacino di utenza che un apparato del genere richiederebbe” tuona il consigliere che continua: “Se guardiamo Ancona, poi, ci sono ben tre ospedali (Jesi, Osimo e Senigallia) a meno di 25 chilometri dal Torrette, che è di secondo livello (il miglior ospedale delle Marche). Guardando i bacini di utenza” prosegue “in questa provincia due ospedali ci stanno tutti, uno di base ad Ascoli e quello più grande sulla costa” l’osservazione finale.

“DECISIONE DELLA REGIONE INCOSTITUZIONALE”. Poi la soluzione Spinetoli, che De Vecchis considera irrazionale. “Mettere un ospedale lì vuol dire far spostare 250mila persone (il bacino di utenza dell’area vasta 5 considerando anche la mobilità attiva dall’Abruzzo ad esempio) con una serie di costi indiretti importanti fra traffico, incidenti ecc.”. De Vecchis, che annuncia come il suo documento diverrà la base per delle mozioni (“se necessario porterò tutto al Ministero” dice pure) considera il percorso finora fatto dalla Regione sostanzialmente illegittimo “perché non rispetta il contenuto del Balduzzi e si basa su un algoritmo che non ha valore legale” e quindi in futuro impugnabile se Ceriscioli dovesse continuare su questa linea (parla di class action il consigliere). Oltre che incostituzionale: “Il sistema sanitario è nazionale, e la Costituzione sancisce la libertà di cura” spiega “quindi non si possono fare i conti sui bacini di utenza considerando solo la popolazione provinciale, nel rapporto vanno considerati tutti quelli che si servono di un ospedale, senza confini. E da noi vuol dire mettere nel rapporto l’Abruzzo”.


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