SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di questi tempi la minoranza consiliare di San Benedetto ha iniziato a muoversi spesso “in blocco” per così dire con diverse iniziative, note stampa e mozioni firmate più spesso del solito dall’intera opposizione. Stavolta tocca alla “questione” Geneviève. “Dovrebbe stare al porto” scrivono in una mozione i consiglieri Tonino Capriotti, Giorgio De Vecchis , Flavia Mandrelli, Antimo Di Francesco, Maria Rita Morganti, Domenico Pellei, Marco Curzi e Andrea Sanguigni. Qui il testo della mozione.

“Una comunità senza storia non ha futuro”, questo concetto oggi è profondamente presente nella nostra cultura e non ha connotazioni politiche. Siamo tutti convinti che i simboli che ricordano un pezzo della storia sambenedettese vanno conservati e valorizzati.

La Geneviève che questa Amministrazione ha intenzione di sistemare e collocare in città è uno di questi.

Essa era una ex tonnara comprata a Salerno e poi trasformata a San Benedetto per la pesca oceanica dalla ditta “Marchegiani e Mosca”. Giovanni Battista Crescenzi detto “Lu nglese” fu chiamato a capitanarla. La nave partì per la prima volta nel febbraio del 1991 per una campagna di pesca in Africa. Primo scalo Dakar per far salire a bordo 7 marinai senegalesi, che si aggiunsero agli 8 di San Benedetto. Arrivati nella Guinea Bissau iniziò la prima campagna di pesca. Di giorno pescavano pesce da fondo, mentre di notte si spostavano nelle secche dell’arcipelago delle Bjggiagos per catturare il gambero imperiale.

Il pescato era tutto destinato al mercato italiano, solo il 25% a quello africano. Il pesce dalle celle frigorifero della Genevieve veniva direttamente trasbordato nei container frigorifero diretti a Livorno e poi a San Benedetto. Ogni campagna vedeva i pescatori sambenedettesi lontano da casa per 50 giorni.

Il frammento della prora della Geneviève racconta l’epopea della pesca atlantica della marineria sambenedettese. Una grande scheggia di storia che evoca sacrifici di migliaia di cittadini che sfidando difficoltà spesso insormontabili, lontano dagli affetti, cercavano condizioni di vita migliori.

La provincia su richiesta dell’IPSIA acquisì la nave a costo zero nel 2006 per integrare le attività della nave scuola “Francesco Palestini” . Il progetto non andò a buon fine e nel 2011 si è proceduto alla demolizione. Il Presidente dell’Associazione Albergatori Gaetano Sorge lanciò la proposta di provare a salvarne almeno un pezzo originale: “Per non perdere del tutto, come è accaduto con le paranze, la testimonianza materiale di un’epoca che ha segnato la storia della nostra città. Proviamo a salvarne almeno la plancia di comando! Facciamo in modo che il ricordo della pesca atlantica, che ha segnato la storia sambenedettese del secondo novecento, sia tramandato da un monumento fruibile, strappato all’oblio dalla buona volontà di tutti i cittadini”.

L’ 11 marzo del 2017 un pezzo della “Geneviève”, l’ancora fu restaurata e donata, insieme ad una targa ricordo, dalla Lega Navale Italiana di San Benedetto del Tronto alla Capitaneria di Porto e fu sistemata presso la sede della stessa. Sempre la Lega Navale in quell’occasione donò all’archivio comunale tutta la documentazione di bordo.

Quindi arriviamo ai nostri giorni e qui si inserisce questa mozione. Abbiamo appreso con gioia che è in fase di ultimazione il bando chiamato a raccogliere le manifestazioni d’ interesse per il restauro e l’istallazione della prua della Geneviève e che è intenzione della Giunta di istallarla all’interno dell’attuale “Park Bau”.

La location ci sembra poco opportuna, sia per il rischio di sovrapposizione alla scultura di Nespolo, sia per il contesto che poco si presta alla meditazione ed al ricordo di questo grande frammento di storia, in quanto immersa nei rumori dell’estate e dello svago.

Riteniamo che il destino finale sia quello di tornare in prossimità del porto e del Museo del mare. Quei luoghi che hanno visto la Geneviève protagonista. Riteniamo tuttavia che dovranno essere i sambenedettesi a decidere dove porre questo pezzo di storia, per cui vi chiediamo pubblicamente di confrontarvi con la città, di aprire un pubblico dibattito e di raccogliere le proposte ed i suggerimenti dei sambenedettesi, a partire dai nostri storici ed esperti fino al mondo associazionistico. Non perdiamo questa occasione di far partecipare la città ad una decisione che riteniamo importante.”

 

 


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