SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’Ospedale Unico sta facendo discutere tutti, ma proprio tutti. La decisione della conferenza dei sindaci ha infatti in qualche modo rappresentato l’ultimo ostacolo per il progetto ospedale di Vallata. Una giornata campale quella di giovedì, da cui sono partite reazioni a catena di tutto l’humus politico nella sua eterogeneità. Così come eterogenei sono umori e istanze, popolari e meno, attorno alla questione. C’è chi ritiene Pagliare una sede troppo lontana dalla concentrazione di popolazione sulla costa, c’è chi teme che gli ospedali di San Benedetto e Ascoli chiuderanno e così via.

Atteso che quello che succederà in futuro è di difficile decifrazione e che ogni scenario, al momento, è perlomeno prematuro visto che gli assetti politici sono soggetti a cambiamenti che potrebbero ridisegnare la politica sanitaria regionale, in ogni caso la strada che porta verso una nuova struttura nel Piceno è ormai inevitabile. Per una questione di legge più che politica. E’ bene quindi  far luce sui motivi che stanno spingendo Luca Ceriscioli a un certo tipo di orientamento, quello sull’Ospedale Unico. Nel Piceno come nel resto della Regione. In altre parole: perché, tutto a un tratto, l’Ospedale Unico è prepotentemente alla ribalta?

IL DECRETO BALDUZZI. Il governatore segue la logica formale che ha imposto, a partire dal 2012, il Ministero della Sanità. Il Ministro della Salute Renato Balduzzi, già sei anni fa progettava i futuri “standard ospedalieri” nazionali che sono stati però formalizzati solo nel 2015 da un apposito decreto ministeriale che prende il nome di Beatrice Lorenzin, che nel frattempo ne aveva preso il posto al dicastero, anche se spesso viene indicato col nome di chi l’ha progettato tre anni prima. Ecco spiegata, in parte, l’accelerazione che negli ultimi anni ha avuto il tema Ospedale Unico nell’agenda regionale.

GLI STANDARD OSPEDALIERI. E sono proprio questi standard ospedalieri che stanno governando la nostra sanità. Poche righe del decreto ministeriale che fissano, in base alla popolazione, il tipo di ospedale che un territorio ha diritto ad avere. Un bacino di utenza che va da 80 a 150 mila abitanti dà diritto a ospedali “Di Base” dotati di Pronto Soccorso e delle seguenti specialità: Medicina Interna, Chirurgia Generale, Ortopedia, Anestesia, Guardia Medica h24, Radiologia, Laboratorio. Un bacino di utenza da 150 a 300 mila abitanti dà invece diritto a ospedali di “1° Livello” dotati delle seguenti specialità oltre a quelle presenti nei presidi di base: Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (la “famosa” U.T.I.C.), Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia (poi ci sono quelli di 2° livello, ma non ci riguarda perché presuppongono un minimo di 600mila persone di bacino). E la Provincia di Ascoli, con i suoi 211 mila abitanti, per la legge, ha diritto a un ospedale di 1° livello. Abbastanza semplice, in teoria.

UNA QUESTIONE DI INTERPRETAZIONE. C’è però un problema di interpretazione di questa legge che con ogni probabilità diventerà il cavallo di battaglia di chi, oggi, a questo orientamento della Regione è contrario. Il primo a porre una questione di interpretazione all’azione di governo di Ceriscioli, e il primo a mettere la pulce nell’orecchio alla politica sambenedettese fu, in diverse uscite, Giorgio De Vecchis che mise in dubbio il modo con cui il governatore stava seguendo il decreto. Secondo l’interpretazione di De Vecchis il decreto Balduzzi ( o Lorenzin) parla solo di “bacino di utenza” di un ospedale che sarebbe un concetto non per forza coincidente con la popolazione provinciale. In altri termini, l’Area Vasta 5, che ogni anno attrae migliaia di pazienti dall’Abruzzo o dal Lazio e che d’estate vive un flusso imponente di turisti sulla costa, per chi segue la contro-interpretazione ha un bacino di utenza ben superiore ai 211 mila abitanti “ufficiali” della sua provincia e quindi ha diritto a qualcosa in più di un solo “unico” ospedale di 1° livello. L’idea, secondo questa lettura, è che nell’Area Vasta 5 possano entrarci due ospedali: uno, quello nuovo, di primo livello a servizio della costa, dove c’è una maggiore concentrazione di utenti, secondo alcuni dati oltre 150 mila (quindi dentro i requisiti del Balduzzi per avere quella struttura) e un ospedale di base ad Ascoli.

LE CONTROMISURE. Sull’interpretazione di questi dati si muove oggi anche la commissione sanità del consiglio comunale di San Benedetto. L’organo, come spiegato nella conferenza stampa del 4 giugno dal presidente Gianni Balloni a braccetto con Piunti, ha già formato un gruppo di lavoro ristretto che ha chiesto i dati ufficiali sulla sanità locale alla Regione e che al termine del suo ciclo di “studi” produrrà un contro-documento bipartisan da presentare a Ceriscioli. Il gruppo di lavoro, di cui fanno parte i consiglieri Chiodi, Curzi, Falco, Di Francesco, Mandrelli e Pignotti, lavorerà soprattutto su questa contro-interpretazione. Perché ormai la questione è chiara. La Regione segue un’impostazione nazionale a cui la legge vuol tendere ma per farlo ragiona nei suoi confini. Dall’altra parte, però, gli sforzi si concentreranno a sostenere che il sistema sanitario nazionale non ha confini regionali o provinciali.

 

 


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