SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella serata del 30 luglio, alla Palazzina Azzurra di San Benedetto, è andata in scena la prima serata del Premio “Libero Bizzarri”, edizione 2018.

Platea presente alla Palazzina Azzurra per il Premio “Libero Bizzarri”, 30 luglio 2018

Anzi, la seconda poiché la kermesse è stata aperta il 29 luglio ad Arquata del Tronto con “Un gol per ripartire”, un significativo gesto di vicinanza per i terremotati che ancora oggi hanno diverse difficoltà ma grande volontà di rialzarsi dopo gli eventi sismici del 2016. Si è svolto prima un triangolare di calcio a 5 tra Nazionale Italiana Pazienti Psichiatrici, “Facciamo goal alla disabilità” della Polisportiva Borgo Solestà di Ascoli e l’Asd “Stella del Mare” di San Benedetto. E’ andato in onda l’omaggio a Libero Bizzarri, “Il Quarticciolo”: una panoramica sul quartiere dell’estrema periferia di Roma, famoso negli anni ’60. In seguito fotoracconto di Claudio Speranza su Arquata prima e dopo il sisma. In conclusione il documentario di Marco Di Battista e Mario di Vito, “Vista Mare obbligatoria”: racconta le storie degli sfollati dei terremoti del 2016/2017 che a quasi due anni di distanza da quei fatti si riaffacciano dall’oblio e parlano di quanto sia cambiata la loro vita. Sono intervenuti, inoltre, Ivo Panici (presidente regionale Figc Marche), Maurizio Compagnoni, Paolo Ghisoni e Santo Rullo.

Il 30 luglio, invece, è stato diramato il cortometraggio “L’Ostello della Vita” di Matthias Hoene e l’omaggio a Libero Bizzarri, “Il Ribelle Daumier”: la Parigi dell’inizio della Restaurazione e dopo la rivoluzione di Luigi Filippo. Spazio anche al documentario “L’ultimo viaggio del Conte Rosso”, le storie di quattro giocatori della squadra giovanile del Torino che hanno portato a termine il campionato di serie A dopo la scomparsa degli “Invincibili” scomparsi nel ’49 a Superga.

Il sindaco Pasqualino Piunti in apertura del Premio “Libero Bizzarri”, 30 luglio 2018

Ad aprire la serata è stato il sindaco Pasqualino Piunti che ha omaggiato organizzatori e ospiti. E l’ospite più atteso era Arrigo Sacchi: ex allenatore del Milan e della Nazionale Italiana, tra i tecnici più vincenti e influenti della storia del calcio mondiale, ora opinionista televisivo nelle reti Mediaset. A conversare con il celebre mister romagnolo, il telegiornalista di Sky Sport, Fabio Ghisoni, sul tema della cultura sportiva “Orgoglio, passione e sentimento”

Ghisoni e Sacchi conversano durante il Premio “Libero Bizzarri”, 30 luglio 2018

Arrigo Sacchi, davanti a una folta platea accorsa alla kermesse, ha raccontato vari aneddoti sulla sua carriera gloriosa e vincente: “Sono stato fortunato a trovare sia al Parma, sia al Milan ma anche al Rimini dirigenti competenti, società serie e uomini veri prima che calciatori – ha affermato l’ex mister – ho sempre pensato che il lavoro paga. E che il calcio doveva far divertire i presenti allo stadio. Inoltre vincere non bastava ma bisognava lasciare un segno. Un qualcosa che poi la gente avrebbe ricordato in eterno. E ci sono riuscito anche se all’inizio non è stato facile”.

Un momento del video dedicato ad Arrigo Sacchi, qui con la squadra del Milan dopo aver vinto la Coppa dei Campioni

Arrigo Sacchi parla anche del momento attuale del calcio italiano: “Bisogna ritrovare stile e bel gioco. Ai miei tempi ogni squadra aveva una propria caratteristica. Ora è raro. Io in questi anni ho visto quasi tutte le partite del Napoli, una bella eccezione. Un’armonia di squadra che in campo faceva vedere bellissime cose anche se alla fine non hanno vinto niente. La Juventus di oggi è fortissima, non ci sono dubbi – prosegue l’ex tecnico – Ma vedere conquistare il vantaggio contro il Chievo e poi pensare a difendersi non è bello. Tante squadre hanno oggi la ‘sindrome di Pollicino’. Hanno paura ad attaccare e io insegnavo, invece, ai miei calciatori a farlo. Faceva crescere l’autostima e infatti le soddisfazioni sono arrivate. Il mio Milan aveva una rosa formidabile ma nessuno di loro aveva vinto la Coppa dei Campioni. Sono riuscito, insieme alla società, a trasmettere la mentalità vincente. D’altronde Silvio Berlusconi mi si presentò dicendo che voleva conquistare il mondo con la squadra. Non l’Italia, il mondo. Se non è una mentalità vincente questa…”.

L’ex tecnico parla anche della sua avventura in Nazionale e della squadra di oggi: “Ai Mondiali del 1994 andammo oltre le previsioni. Alla fine ai miei ragazzi, che diedero tutto, scrissi tre parole: grazie a tutti. Un giornale invece fece tre pagine di ‘errori’. Punti di vista. Auguro a tutti di arrivare secondi ad un Mondiale quando inizialmente tutto vai a pensare, tranne a fare la finale. L’Italia di oggi deve ripartire come fece la Germania dal 2000 e la Francia ultimamente – aggiunge Arrigo Sacchi – Dobbiamo lavorare e far crescere i giovani. I nostri settori stanno facendo vedere buone cose, basti pensare ai risultati ottenuti dal’Italia Under 17, 19 e 20. E un discorso che si può allargare pure ad altri ambiti sociali e alla politica. Uniti e ben organizzati si possono fare grandi cose. Il nostro è un Paese che non ha nulla da invidiare agli altri. Il mio invito a tutti i ragazzi che giocano a calcio e ai loro allenatori è di puntare prima di tutto a diventare delle persone migliori, più che dei campioni” conclude l’ex mister di Milan e Italia.

Arrigo Sacchi con il nostro giornalista Leonardo delle Noci alla Palazzina Azzurra, 30 luglio 2018

Sul palco è intervenuto anche Paolo Beni, la storica bandiera nonché glorioso capitano della Samb, in collaborazione con “Noi Samb” (clicca qui per il suo intervento) e infine è dato spazio al “modello Olbia Calcio” con l’incontro con il presidente della squadra sarda, Alessandro Marino: il club è considerato un esempio da seguire nel calcio di oggi. A tal proposito è stato proiettato il corto “Bianco Intenso”, il racconto sull’esperienza dell’Olbia Calcio.

 


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