SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è già scritto molto sul caso del project financing per la piscina comunale nelle immediatezze della sentenza emessa martedì dal Tar di Ancona. I fronti coinvolti, dal comitato all’amministrazione, hanno detto la loro e la sensazione è che ognuno abbia dato la sua interpretazione. Sorrideva la guida politica della città, che considera il pronunciamento una vittoria totale (“sentenza che respinge totalmente le contestazioni dei ricorrenti” scrivevano da Viale De Gasperi in una nota divulgata alla stampa dalla segreteria del Sindaco il 24 luglio), diverso l’orientamento dei “No-Project” per cui c’è ancora tanto da decidere, sulla base del fatto che quella del tribunale anconetano è una sentenza non definitiva e che lo diverrà almeno dopo il 20 febbraio 2019, quando il Tar si pronuncerà sugli aspetti urbanistici del project.

Ma tanto in ogni caso si è scritto e uno dei nodi principali è legato al bando per l’assegnazione dei lavori in piscina: il Comune lo emetterà oppure no? E allora a tre giorni dalla sentenza il comitato “Stop Project” torna a parlare schierando i suoi avvocati (Ermanno Consorti e Luigi De Scrilli) assieme alla portavoce Luciana Barlocci e alle due società, Cogese e Pool, rappresentate da Fabio Eleuteri e Claudia Tirante. Innanzitutto il Comitato rivela che sulla questione bando c’è un accordo pubblico, preso davanti al giudice ad aprile, fra le due parti. “Noi rinunciavamo alla richiesta di sospensiva e il Comune non avrebbe emesso il bando fino al pronunciamento del Tar” spiega Consorti. Questo vuol dire che il Comune ha le mani legate? No. Il Comune può emettere il bando (d’altronde poteva farlo dall’inizio) ma se dovesse essere avviata la gara l’orientamento del Comitato è chiaro: verrà chiesta la sospensiva a cui originariamente i No-Project avevano rinunciato.

Intanto però gli avvocati hanno presentato “riserva d’appello” (per le parti del ricorso già decise dal Tar, in modo da evitare la decadenza dell’impugnazione) contro un pronunciamento che non ritengono soddisfacente (di “risposte carenti del Tar” ha parlato sempre l’avvocato Consorti) ma che in ogni caso è incompleto. “Manca ancora l’intera decisione sulla parte urbanistica” chiosa Fabio Eleuteri “che per noi era una nota dolente sin dall’inizio”. E ancora: “L’amministrazione (nel comunicato sopra citato n.d.r.) ha parlato dell’integrazione di un documento ma in realtà il Comune, tramite il dirigente Polidori, deve consegnare una relazione completa su diversi punti del progetto. Praticamente il Tar vuole verificare la documentazione che noi abbiamo prodotto sul project e che invece, nelle sue memorie, il Comune non ha conferito interamente” spiega nella sua versione il presidente della Cogese.

Insomma, la questione somiglia a una partita a scacchi in cui ogni mossa, arrivati a questo punto, potrebbe avere conseguenze forse decisive. In ogni caso, però, dal Comitato ci tengono a precisare la loro posizione nei confronti della città. “Non vogliamo che passi il messaggio che siamo noi a rallentare o bloccare i lavori sulla Piscina. Noi abbiamo esercitato dei diritti e per farlo abbiamo usato strumenti legittimi. Se non si va avanti, e non si emette il bando, è perché forse neppure l’amministrazione è così sicura del progetto” è la chiusura di Eleuteri.


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