SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Sono 25 anni che chiediamo di risolvere questo problema e nessuno ha ancora mai fatto nulla”: Sandro Giacomozzi, titolare dello stabilimento balneare “La Siesta” di San Benedetto, osserva defluire l’acqua piovana nel tombino, provvidenzialmente aperto dagli uomini del Consorzio Idrico. “Fortunatamente ha smesso di piovere: l’acqua era arrivata a cinque centimetri dall’ingresso dello chalet. Lo scarico per la pioggia è troppo piccolo e se non fosse stato aperto il tombino la situazione sarebbe precipitata. Basterebbe aumentare la portata dello scarico sotto il marciapiede, perché quando piove molto non è in grado di raccogliere tutta la pioggia che si accumula sul lungomare”.

Siamo di fronte all’ex Gil, e infatti una distesa d’acqua è ancora presente sull’asfalto, provocando il fenomeno dell’acquaplaning: e dire che fino ad un’ora fa vi erano almeno dieci centimetri di acqua in più. L’odore che si diffonde non è il più piacevole, perché a causa del troppo afflusso dalle fogne l’acqua risale in superficie. Inoltre vi è il problema dovuto al torrente Acquachiara: “Vorrei mettere delle scogliere o il new jersey a protezione della spiaggia, invece in situazioni del genere mi viene portata via una porzione di spiaggia con conseguenti problemi. Lo chiedo da anni ma nessuno me lo permette”.


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