SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I 5 Stelle e l’ambiente, un binomio spesso al centro delle cronache politiche. Il terzo ingrediente è Porto d’Ascoli, sede di diverse battaglie portate avanti in questi anni (anche) da pentastellati: dallo stoccaggio gas passando per le recenti polemiche attorno ai siti di trattamento delle macerie del terremoto del quartiere Agraria.

Stavolta a sollevare il problema, insieme al gruppo Meet Up cittadino, le due cariche più importanti dell’ecosistema grillino sambenedettese: il senatore Giorgio Fede e il consigliere regionale Peppe Giorgini. E il problema sarebbe la presunta presenza di ammoniaca stoccata in stato gassoso negli impianti ex Surgela e ex Bollettini di Porto d’Ascoli, complessi industriali che negli ultimi anni sono stati progressivamente abbandonati ma che in passato usavano questa sostanza negli impianti di refrigerazione, come avviene nella prassi di questo tipo di industria.

“Pochi Km quadrati in cui vengono ospitate attività che mettono a dura prova la pazienza dei residenti e a rischio la loro incolumità. Dopo lo stoccaggio del gas, la famigerata Piattaforma ecologica, il traffico e le polveri sottili, le alluvioni periodiche, la triturazione delle macerie del terremoto, ci troviamo oggi nella condizione di esigere la verifica immediata del livello di emergenza relativo alla presenza di ammoniaca nelle strutture sia dell’ex-Surgela che dell’ex Bollettini” scrivono i grillini ricordando i pericoli chimici della sostanza (corrosiva, tossica se inalata)

  “L’ammoniaca presente nel sito ex-Surgela non è quella per uso casalingo”  precisano “bensì dovrebbe essere Ammoniaca Anidra (priva di acqua n.d.r.) al 95%, che in questi tipi di impianti e stoccata (sottoforma di gas) ad una pressione di circa 13 Bar. Appare fondamentale pertanto appurare quante tonnellate siano ancora presenti nella struttura e in quale stato di conservazione.”

I due esponenti pentastellati che hanno inviato una lettera anche a Carabinieri, Asur e Procura della Repubblica, Vigili del Fuoco e Protezione Civile, chiedono una serie di verifiche. “È necessario chiarire al più presto se tutti gli impianti siano stati completamente depressurizzati/vuotati tramite aspirazione con i compressori a vite e se l’ammoniaca sia stata recuperata dai raccoglitori di liquido, dai separatori di primo e secondo stadio, dai collettori principali e dagli evaporatori e condensatori.”

“Augurandoci che queste operazioni siano state già effettuate, sottolineiamo che il solo raccoglitore di liquido, cioè la parte in pressione dell’impianto a valle del condensatore, poteva contenere dai 200 ai 300 quintali di ammoniaca” scrivono ricordando un incidente in una fabbrica di Grottammare per via della stessa sostanza nel 2012. Si chiede dunque l’installazione di rilevatori per individuare eventuali fughe un sistema per abbattere l’ammoniaca in caso di perdite e una verifica di possibili infiltrazioni nelle falde acquifere.

 

 


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