SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un’inchiesta durata mesi, avviata tra fine settembre e inizio ottobre 2017 con il fermo di due persone a San Benedetto e il rinvenimento di 170 chili di marijuana in uno scantinato, e terminata all’alba del 4 aprile.

Tutto ciò, tramite documentazione investigativa e tecnica concessa dalla Procura di Ascoli, ha consentito ai carabinieri del Comando Provinciale di Ascoli di sgominare un’associazione criminale dedita allo spaccio di droga prevalentemente a Martinsicuro e San Benedetto.

Nella mattinata del 4 aprile si è svolta nella caserma di San Benedetto la conferenza: ad illustrare i dettagli il Colonnello Ciro Niglio e il Comandante-Tenente Marco Vanni. Impiegati nell’operazione “Green” cinquanta uomini, unità cinofile del Nucleo di Pesaro e un elicottero, al confine tra Marche e Abruzzo, proveniente da Pescara. Sequestrati quasi due quintali di marijuana durante l’inchiesta.

Sette persone in carcere (sei uomini e una donna dai 30 ai 55 anni, impegnati in lavori saltuari): la maggior parte italiana, originaria del Teramano, ad eccezione di un albanese. Tutte accusate di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e armi. Infatti è stata rinvenuta una pistola, detenuta in maniera illegale.

La sostanza proveniva dall’Albania e veniva venduta sul nostro territorio. “All’inizio pareva esserci connessione con il traffico presente nel mare Adriatico (n.d. a settembre 2017 la Guardia di Finanza trovò alla Sentina tonnellate di marijuana) ma gli accertamenti hanno smentito questo collegamento – afferma il Colonnello Niglio – comunque è ulteriore prova della prevenzione che viene fatta dalle Forze dell’Ordine per stroncare il giro di sostanze stupefacenti. L’unione fa la forza”.

Il Comandante-Tenente Marco Vanni aggiunge: “Tutto era partito da una consueta attività del territorio. Questi servizi proseguiranno perché la prudenza non è mai troppa e nella nostra area ci sono stati già casi simili”. Infatti, recentemente, sono state varie le operazioni antidroga effettuate, non solo dai carabinieri ma anche dalle altre Forze Armate, che hanno visto il coinvolgimento della costa e dell’entroterra del Piceno ma anche Teramano e Fermano.

Per due degli arrestati è stato appurato un furto compiuto in case di Pretare, nella zona rossa di Arquata: “All’inizio temevamo – affermano Niglio e Vanni – che gli spacciatori avessero creato una base logistica in un’area terremotata ma fortunatamente non era così. Rubavano rame da grondaie e discendenti per ottenere denaro, dalla rivendita di tali materiali, per finanziare le attività illecite. Naturalmente le zone del sisma vengono e verranno continuamente monitorate per evitare altri episodi di sciacallaggio o azioni criminali”.

Il Colonnello Niglio, infine, lancia un appello alla cittadinanza: “Chiediamo ai cittadini di contattare le Forze dell’Ordine quando vengono a sapere di attività criminali o sospette. La collaborazione è molto importante per combattere insieme la criminalità”.


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