SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una lunga confessione a pagina 2 e 3 del Corriere dello Sport di oggi, 17 marzo, in cui uno dei più iconici centrocampisti della storia del calcio italiano si concede alla penna di Walter Veltroni e tra i racconti sulla Juve e sulla nazionale iridata di Bearzot, c’è spazio per parlare un po’ anche di Samb.

Se ancora non l’aveste capito stiamo parlando di Franco Causio che in queste ore ha rilasciato un’intervista al quotidiano sportivo romano raccontando le tappe della sua epica carriera.

La grande ala azzurra degli anni ’70 ricorda gli esordi a Lecce, dove il padre aveva una rivendita di bombole di gas, curiosità ricordata qualche tempo fa anche dall’ex rossoblu Dante Bendin in un’intervista realizzata da Nazzareno Perotti CLICCA QUI in cui l’ex portiere disse di aver sentito per la prima volta il nome di Causio, quando giocava a Lecce, proprio mentre il padre gli faceva una consegna a casa. Poi la circostanza che lo portò a San Benedetto, a soli 16 anni. “Sono stato fortunato a Lecce” racconta Causio “la squadra titolare non prendeva gli stipendi e si rifiutò di giocare così promossero la primavera che giocò tre partite contro Chieti, Reggina e Sambenedettese.”

Qui l’ex calciatore parla della folgorazione che ebbe per lui l’allora allenatore della Samb Alberto Eliani che l’anno successivo(1965-66 ndr) lo portò a San Benedetto (“Disse l’anno prossimo vorrei prendere questo ragazzino col numero 9” racconta a Veltroni).

E quindi Causio ricorda del suo allenatore a Lecce, Attilio Adamo, che convinse i genitori a farlo trasferire in rossoblu (“Non ero ancora maggiorenne e serviva il permesso di mio padre”). A San Benedetto la svolta, sia economica (“Guadagnavo bene e metà stipendio lo mandavo a casa. A 16 anni già aiutavo la mia famiglia”) che di carriera, perché dopo quella stagione alla Samb per Causio si aprirono le porte della Juventus in cui lo portò un giovane Luciano Moggi, all’epoca responsabile scouting del club bianconero per le Marche e il Lazio.


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