SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella mattinata del 13 marzo la celebre testata sportiva “Rosa”, La Gazzetta dello Sport, ha intervistato il figlio di George Best, campione di calcio negli anni ’60 con il Manchester United, Calum.

Un’intervista inerente al documentario del regista sambenedettese Luigi Maria Perotti, “My Best”, uscito nelle sale qualche mese fa e che ha collezionato molti consensi: protagonista, come suggerisce anche il titolo, l’indimenticato campione nordirlandese per la prima volta descritto con gli occhi del suo unico figlio. Girato in tre anni fra l’America e l’Europa, il documentario è il racconto del tentativo da parte di Calum Best di conoscere meglio la figura paterna, quel George Best idolo delle folle e stereotipo, tutto anni ’60, del calciatore-viveur. Una figura a tratti nebulosa nei ricorsi di Calum ma in ogni caso pesante e influente.

Anche il cartaceo di Milano intervista Calum sul rapporto, non facile, col padre George: “Privilegi certo, ma anche difficoltà dovute allo sperpero di soldi. Un Natale pranzammo soltanto con delle noccioline. Sono orgoglioso di essere, comunque, il figlio di un mito. Due parole per descriverlo? Genio ed egoista”.

Un rapporto pesantemente condizionato da quell’alcolismo fonte di tante leggende sulla stella del Manchester United ma anche una condanna che lo porterà a morire di cirrosi epatica nel 2005 a soli 59 anni.


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