SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo quasi quattro mesi trascorsi in una stanza di ospedale Luca Fanesi è di nuovo nella sua San Benedetto. Lo sfortunato tifoso rossoblu, al centro di un’inchiesta giudiziaria nata per accertare la verità sui fatti del post partita di Vicenza-Samb che gli sono costati quattro fratture craniche, si è concesso in queste ore alla stampa rispondendo alle domande dei giornalisti.

Luca, che ricorda molto poco di quel tragico 5 novembre, si mostra però molto riconoscente verso la sua famiglia, che gli è rimasta quotidianamente accanto per tutto il tempo, e verso il mondo ultras che grazie al suo caso ha mostrato, in Italia e non solo, una solidarietà senza confini di bandiera. Un pensiero, poi, anche sulla vicenda giudiziaria “Spero che si arrivi alla verità”.

 

Caro Luca, innanzitutto un caro abbraccio dalla nostra redazione per il tuo ritorno a San Benedetto. Cosa ti ha più colpito una volta tornato a casa?

“Vi ringrazio per l’attenzione che avete avuto in questo periodo attorno a me. Cosa mi ha colpito del mio ritorno? Mi hanno colpito sicuramente l’affetto e la solidarietà di tutti gli amici e di tutta la città”.

La tua vicenda ha originato una solidarietà che ha subito superato i confini sambenedettesi e marchigiani, per diventare un tema nazionale e internazionale per tantissime tifoserie, non solo calcistiche. Cosa significa tutto questo, per te?

“E’ un segnale importante di un calcio che va oltre le rivalità, oltre i muri che ci possono stare fra tifoserie. Questa cosa mi ha fatto capire che fuori dal rettangolo di gioco ci può essere solidarietà.”

Qual è il tuo ultimo ricordo rispetto alla vicenda di Vicenza? Ricordi la partita e poi la partenza verso San Benedetto? E invece, qual è il tuo primo ricordo al risveglio?

“L’ultimo ricordo di quella trasferta è di quando sono salito sul pulmino, stavo mangiando un panino. Sinceramente non ricordavo neanche il risultato della partita dopo il mio risveglio. Il primo ricordo al risveglio, invece, è sicuramente il grande calore di tutta la mia famiglia: da mia moglie ai miei figli, passando per i fratelli e mia madre che mi sono stati vicini sin da subito e per tutti questi mesi.”

Cosa ricordi di quella trasferta?

“Della trasferta a Vicenza ricordo soltanto che all’andata ci siamo fermati in un autogrill, poi l’arrivo a Vicenza e basta. Non ricordo altro”.

Sicuramente la tua famiglia ha vissuto con particolare dolore quanto è avvenuto. Tua moglie, tuo fratello e anche i tuoi figli ti sono stati sempre molto vicini. Nel periodo in cui eri incosciente, hai percepito in qualche modo la loro vicinanza?

“Si la mia famiglia mi è stata davvero molto vicina. C’è stato un periodo in cui ero incosciente e ovviamente in quei momenti non riuscivo ad avvertire niente, però da tutto quello che mi è stato detto dopo il risveglio ho capito l’importanza di quello che hanno fatto per me i miei parenti, che mi hanno assistito quotidianamente. E non dimentico neanche la solidarietà di tutti gli altri”.

Ci sono novità nella vicenda giudiziaria?

“Io ho saputo gli ultimi sviluppi e so che la scorsa settimana sono stati sentiti dei testimoni. Sono felice che si vada avanti nelle indagini e spero che si arrivi alla verità”.

Hai avuto modo di parlare con le persone che erano vicine a te nel momento dell’incidente, siano essi tifosi della Samb o, eventualmente, appartenenti al reparto celere?

“Sì, ho sentito diversi amici che quel giorno erano sul pullman con me. Mi hanno detto come sono andate le cose, molti mi hanno raccontato della loro disperazione durante il viaggio di ritorno, pensando alle mie condizioni. Del reparto celere non ho sentito nessuno”.

Che idea ti sei fatto di quanto accaduto?

“Se fosse confermato, accertato quello che pensiamo sarebbe sicuramente una cosa grave, che non dovrebbe accadere mai. Vorrebbe dire che ci sono delle mele marce che vanno isolate e arginate”.

Hai avuto modo di parlare con i tifosi del Vicenza? Sai che ti sono stati molto vicini in questo periodo?

“Sì ci ho parlato brevemente e ho sentito la loro vicinanza. Così come ho sentito la vicinanza di tutto il mondo ultras e non solo. Li ringrazio tutti con un grande abbraccio, anche se virtuale per adesso”.

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