L’ultimo giorno di campagna elettorale inizia presto. Anche oggi decido di andare davanti alle scuole superiori. Distribuisco volantini sulle nostre proposte per una istruzione migliore: abolizione “Buona Scuola”, istruzione universale gratuita fino all’università, abolizione numero chiuso, modifica dell’attuale modello “Alternanza Scuola Lavoro”. La risposta dei ragazzi è anche dei professori è incoraggiante. Fa molto freddo e sono affrettati, ma raccolgono tutti i volantini, salutano, sorridono, sono cortesi.

In queste mattine sono stato davanti alle scuole. Negli ultimi mesi ho avuto modo di parlare e interagire con diversi…

Posted by Pier Paolo Flammini on Friday, 2 March 2018

Ho avuto la fortuna di parlare con molti di questi ragazzi negli ultimi mesi: per un mio articolo un po’ provocatorio si è aperto un bel confronto con alcune studentesse, ad esempio. Eppure fra qualche anno, anche loro rischiano di lasciare questa terra. Verso le città del nord o Roma, magari, o all’estero, come tanti ragazzi e amici che conosco.

Si è parlato poco in questa campagna elettorale del fenomeno dell’emigrazione italiana. Nel 2017 sono stati 250 mila gli italiani che sono espatriati. Stiamo creando un vuoto generazionale tremendo. Io ne sento la mia parte di responsabilità ed è anche per questo motivo, dopo tanti anni di attivismo associativo, che ho dato la mia disponibilità per questa campagna elettorale.

Più tardi sono andato al Paese Alto di San Benedetto, dove lascio, ogni giorno, mio figlio all’asilo. Però stavolta ho deciso di tenere per me qualche minuto in più. Sono arrivato in Piazza Sacconi, sotto il Torrione, simbolo della mia città e, se vogliamo, rappresentante dei nostri borghi. Ho registrato questo video.

Il pomeriggio poi si va in giro: sistemare gli ultimi volantini, controllare che i manifesti elettorali abbiano resistito alla pioggia e alla neve di questi giorni. In serata, chiusura della campagna elettorale al Bar Agraria di via Valtiberina. Sarà un modo per ringraziare tutti coloro che in queste settimane hanno speso per me parte del loro tempo, ma soprattutto un modo per dare appuntamento ad un futuro migliore.

Fra di noi si parla spesso della necessità di ricostruire un partito di sinistra importante e popolare. Credo che il discorso sia più complesso. Occorre ricostruire l’Italia. E per farlo serve una rete di partecipazioni, relazioni. Dei presidi che oserei chiamare urbani. La crisi economica e la società individualistica hanno corroso l’idea stessa che ognuno di noi possa essere in grado di migliorare la propria vita e quella della società in cui vive. L’impotenza ci domina. Resta solo una rabbia perdente, sempre più sguaiata, che sfocia poi nell’indifferenza. O negli estremismi.

Durante questo mese, così, anche io ho esposto quelle che sono le mie idee, ovviamente: c’è la questione del terremoto che è un macigno dentro ognuno di noi; le infrastrutture, prima fra tutti la necessaria ferrovia Ascoli-Rieti; la lotta contro ogni forma di austerità, a favore della sanità pubblica, degli investimenti per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, per l’ambiente, per uno Stato che torni ad essere di aiuto e non nemico.

Ma primo fra tutto vi è la necessità di ricreare una società viva, dinamica, reattiva. Che non subisca la politica ma che la guidi. Che sia protagonista e non sfiduciata. Ecco perché dobbiamo anche sforzarci a creare sistemi di confronto e partecipazione innovativi.

Non dobbiamo mai aver paura di lottare per i nostri diritti. Il giorno in cui ci mancassero davvero il coraggio e la passione, saremmo persi. Io questo posso garantirlo.

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