Calcio e “scienza”. Dopo la sconfitta casalinga con il Mestre, esaminando i percorsi di Moriero e Capuano sulla panchina della Samb, ci siamo resi conto che è stato un cammino parallelo. Quasi identico sul piano dei risultati, diverso nel modo di vedere il calcio.

La vittoria di Santarcangelo ha spostato l’equilibrio a favore dell’ex tecnico del Modena che ha superato Moriero nelle vittorie fuori casa: 4 contro 3. È ancora in debito, invece, nei punti conquistati in casa dove Moriero ha ottenuto 10 punti in sei gare (tre vittorie) contro 8 di Capuano in sette gare (una vittoria). È compreso il confronto diretto inusuale per due allenatori della stessa squadra e nello stesso campionato: Samb-Modena 2-0. Un gap importante a favore, avendo l’ex leccese perso 8 punti soltanto in casa sui 18 disponibili, Capuano 13 sui 21 disponibili.

Una differenza importante che però il tecnico campano può colmare: la squadra adesso è più completa e meno inesperta grazie agli arrivi di gennaio. Il particolare della maggiore e a volte maniacale disciplina tattica diventa però una spada di Damocle se la si considera determinante per vincere le gare. Come scrissi dopo Samb-Mestre, lo studio delle avversarie è importante ma può mandare in confusione i giocatori se la squadra ospite mette in atto mosse impreviste, alle quali è difficile rimediare durante la gara.

C’è un esempio per le gare in casa che ritengo illuminante e riguarda i tempi di Marino Bergamasco che si disinteressava degli avversari e giocava sempre con lo stesso modulo, con il risultato che in casa vinceva quasi sempre. La squadra era preparata mentalmente a sfruttare il fattore casalingo, non aveva timore di nessuno, seppur con l’aiuto come oggi del gran tifo dagli spalti.

Insomma il buon Marino convinceva i suoi ragazzi a sentirsi superiori in casa propria e anche a non scoraggiarsi quando, raramente, andava in svantaggio. Il rovescio della medaglia era che fuori casa non cambiava mai gli undici titolari né prendeva contromisure tattiche: gli capitava o di vincere nettamente o, nel maggior numero dei casi, di perdere. Era serie B.

Se mister Capuano si rende conto che nelle gare al “Riviera” deve fare sempre il proprio gioco, senza pensare troppo all’avversario, la Samb tornerà a vincere spesso al Riviera delle Palme, come nel dna della sua storia. Un atteggiamento oltre tutto che permette ai giocatori di non essere legati ad uno schema rigido (mutevole e dipendente dall’avversario) e quindi di sprigionare quella fantasia che soltanto con la mente libera può essere sfruttata al massimo. Gente come Esposito, Bellomo, Valente e lo stesso Di Massimo hanno nel coraggio di inventare gioco la propria forza.

Queste mie “disquisizioni” calcistiche (da chi non ha mai allenato né ha mai giocato in squadre professionistiche) mi riportano al quesito della scorsa settimana: chi la spunterà tra Moriero e Capuano? Adesso rispondo che se le loro capacità si integrano ne viene fuori un allenatore da Champions.

Perché il primo vuole una squadra sbarazzina e senza eccessivi tatticismi, il secondo punta moltissimo alla tattica che ritiene, grazie a lui e al suo sapere calcistico, decisiva per fare risultato. In pratica si ritiene più importante dei giocatori. Un aspetto che io non condivido affatto, anzi lo considero l’inizio del declino per quei tecnici, ad esempio, che dopo aver vinto campionati e Champions mettono in secondo piano chi va in campo rispetto a chi li guida. Un onnipotenza che nel calcio non rende.

Capuano è un uomo intelligente per cui lo sfido a rifletterci. Va superata anche, per il bene della Samb, la reciproca poca stima tra presidente e tecnico. Entrambi stanno buttando benzina sul fuoco. Forse Capuano di più e aspetta a lui  fare il primo passo. Secondo me.


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