SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Giunta regionale della Marche stamattina ha approvato una mozione, presentata il 20 luglio scorso dal consigliere Peppe Giorgini, con cui Ancona richiede all’Arpam (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) di fare i controlli, “sia sopra che sotto al suolo” dice il documento, nel perimetro della Piattaforma Ecologica, la tristemente famosa discarica del quartiere Agraria.

Il documento firmato da Ancona serve dunque a impegnare l’agenzia a fare i sopralluoghi per accertare la presenza o meno di agenti inquinanti e pericolosi, sia per l’ambiente che per la salute dei residenti (in molti infatti hanno denunciato negli anni la possibilità che i reflui dell’acqua piovana da e verso quella zona potessero contaminare il quartiere n.d.r).

ARRIVANO I CONTROLLI DOPO TRE RIFIUTI. La Regione, dunque, finalmente ordina i famosi “carotaggi” del suolo sulla discarica dopo che per ben tre volte l’Arpam aveva respinto la richiesta di sopralluogo e analisi del suolo, inviata da Gaspari all’agenzia regionale per la prima volta nel novembre 2009 e poi ancora nel giugno 2013 e nell’ottobre 2015. Nel frattempo, il cambio di amministrazione aveva segnato un nuovo interessamento alla vicenda anche del centrodestra che, con il sindaco Piunti e l’assessore Andrea Traini, si erano recati fin dal ministro dell’ambiente Galletti lo scorso 10 gennaio.

IL CASO DELLA GRAFITE. Le operazioni ordinate da Ceriscioli & Co., dunque, cercheranno di far luce su quello che effettivamente è sepolto sotto la discarica dell’Agraria, dopo diverse ipotesi fatte negli anni, una delle quali particolarmente inquietante. Nel 2012 un articolo del Resto del Carlino a firma di Pasquale Bergamaschi fece scoppiare un caso. Il giornalista sambenedettese riportava infatti la testimonianza di un ex dipendente della stessa Piattaforma Ecologica (poi deceduto di lì a poco) e in quell’occasione l’uomo parlò addirittura di materiale radioattivo (CLICCA QUI). 

Il rumore attorno alla testimonianza richiamò alla memoria anche un caso scoppiato a cavallo fra il 1998 e il 2002. Un altro articolo di giornale, infatti, stavolta del quotidiano nazionale La Repubblica (CLICCA QUI),  nel ’98 parlava di materiali radioattivi adoperati in diverse imprese italiane. Fra cui la Carbon di Ascoli. Si leggeva nel pezzo: “Problemi giudiziari pure per una fabbrica di Ascoli Piceno, la Sgl Carbon che produce elettrodi per le acciaierie, anche se in questo caso non è chiaro il motivo della contaminazione. Comunque, dopo le proteste degli operai, sono stati compiuti controlli della Usl che hanno portato al sequestro di partite di grafite radioattiva”.

Nel 2002 la vicenda finì pure in Parlamento con un’interrogazione presentata tra gli altri dai deputati Ermete Realacci e Vincenzo Calzolaio, in merito alla presenza di grafite radioattiva nello stabilimento della Sgl Carbon. E in tanti a San Benedetto fecero un collegamento al caso di inizio millennio e quindi alla possibile provenienza della grafite, nel caso in cui se ne fosse ovviamente accertata la presenza all’Agraria. Oggi, a distanza di anni, forse un’occasione per verificare quegli spettri.

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