SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un vero e proprio intrigo con una pluralità di protagonisti quello che si sta consumando in questi giorni all’Agraria, attorno alla ditta Dimensione Scavi, che da mesi lavora le macerie provenienti dal cratere del sisma trasformandole in prodotti per l’edilizia comunemente detti “di riciclo” come sabbia, pietrisco e stabilizzante, tutto materiale che poi viene venduto per l’edilizia, soprattutto pubblica e stradale. In questo senso, poi, a fine 2017 la Regione ha imposto alle stazioni appaltanti (chi si aggiudica o affida appalti per opere pubbliche n.d.r.) di dare precedenza all’acquisto di questo tipo di materiale, esattamente come quello che viene prodotto all’Agraria.

Tornando a Dimensione Scavi, già a inizio dicembre i cittadini del quartiere hanno fatto sentire forte la loro voce (CLICCA QUI) preoccupati per possibili danni alla salute, facendo seguito anche a un esposto alla Procura che il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Peppe Giorgini presentò invece a metà novembre. Dell’argomento, poi, se n’è occupata anche la famosa trasmissione Striscia la Notizia che proprio all’Agraria ha realizzato un servizio  a fine gennaio (CLICCA QUI).

 

Cronistoria

 

LA PROVINCIA SOSPENDE I LAVORI DELLA DIMENSIONE SCAVI

 

Ieri la svolta nella trama con l’Ufficio Ambiente della Provincia di Ascoli che ha emesso una determina che sospende l’arrivo delle macerie dal sito di stoccaggio di Monteprandone alla Dimensione Scavi, impedendo all’azienda di continuare di fatti a trattarle. Una sospensione che l’avvocato difensore della ditta, Gabriella Ceneri, ritiene “priva dei presupposti di legge” tanto che lo stesso legale, con un comunicato stampa, ha ieri annunciato di aver già chiesto a Palazzo San Filippo l’annullamento in autotutela* della stessa determina di sospensione. Nel caso in cui la Provincia non dovesse poi ritirare l’atto, è molto probabile che la questione finisca davanti al Tar.

  • Nota: L’autotutela, nel diritto amministrativo, è la facoltà riconosciuta ad un’amministrazione pubblica (nella fattispecie in esame la Provincia di Ascoli) di annullare, revocare o riformare un atto amministrativo da essa emesso per ragioni legate alla legittimità dell’atto atto stesso, il tutto senza il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria.

 

 

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI. DICEMBRE 2017

 

Ma proviamo a ricostruire l’intera vicenda. Dopo l’esposto alla Procura di novembre da parte di Giorgini, il mese successivo Dimensione Scavi riceve un sopralluogo della polizia provinciale in seguito al quale la Provincia emette, sempre nel mese di dicembre 2017, una diffida in cui indica una serie di irregolarità, da sanare entro dieci giorni. Fra queste la mancanza, nella strumentazione della ditta, di un anemometro (apparecchio che misura velocità e pressione del vento, indispensabile per monitorare le polveri che potrebbero disperdersi nell’aria), l’accertamento di cumuli di lavorati troppo alti e il rilievo della circostanza che questi cumuli non fossero regolarmente bagnati (per evitarne la dispersione al vento).

 

 LA PRIMA DIFFIDA A DIMENSIONE SCAVI E IL RUOLO DELL’ARPAM

 

Già a dicembre, dopo la diffida, i legali sostengono di aver aperto una procedura di proroga proprio presso la Provincia e parallelamente di “aver avviato una serie di contatti e carteggi con l’Arpam (l’agenzia regionale per la protezione ambientale n.d.r.)” rivela a Riviera Oggi l’avvocato Ceneri. “Con l’Arpam e la Provincia abbiamo chiarito il perché dei cumuli e abbiamo prodotto anche le fatture che attestavano l’acquisto dell’anemometro. In più abbiamo anche chiarito che la legge impone di bagnare i lavorati solo nelle stagioni calde, in cui c’è siccità” chiosa l’avvocato. La stessa agenzia regionale avrebbe anche effettuato i controlli, a Monteprandone, sulla famosa presenza di amianto, escludendo che la pericolosa sostanza si arrivata all’Agraria, anche se le rassicurazioni, fatte anche durante il famoso incontro di dicembre coi cittadini, non sono servite a placare le polemiche. Il consigliere Giorgini, ad esempio, sostiene ancora che il trasporto delle macerie dal cratere a Monteprandone, sia comunque pericoloso perché avviene su camion che viaggiano scoperti.

Tutto, dunque, sembra ruotare attorno agli stock (i c.d. “cumuli”) che stazionavano in ingresso presso la ditta, che erano più alti rispetto agli standard che consentiva l’autorizzazione rilasciata a Dimensione Scavi dal Suap (sportello attività produttive) di San Benedetto. “Ma in realtà quell’autorizzazione è stata derogata dalla Regione per gestire l’emergenza macerie” commenta oggi sempre l’avvocato Ceneri “consentendo di trattare più materiale” ( l’emergenza è testimoniata dalla quantità enorme di materiale che è arrivato a Monteprandone dalle zone del sisma, circa 102 mila tonnellate solo nel periodo che va da aprile a novembre 2017 n.d.r.).

 

GENNAIO 2018. UN SECONDO SOPRALLUOGO E LA SOSPENSIONE

 

A gennaio però la Dimensione Scavi riceve un secondo sopralluogo da parte della polizia provinciale, che emette un verbale in cui viene ancora contestata la presenza di cumuli più alti del dovuto. In realtà oggi gli avvocati della ditta dicono che quell’ultimo sopralluogo “fu fatto senza accesso nella ditta, ma dall’esterno, e senza la mia presenza come richiesto dai proprietari” rivela sempre Gabriella Ceneri. Proprio quel sopralluogo di gennaio (“in cui sono state violate le minime garanzie di difesa” ci mette il carico l’avvocato) è diventato la base dell’emissione, da parte di Palazzo San Filippo, della determina che sospende il lavoro di Dimensione Scavi. Una determina che si basa sull’articolo 208 comma 13 del testo unico sull’ambiente (cfr. “L’autorità procede con diffida e contestuale sospensione dell’autorizzazione per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente” dice l’articolo).

 

 

LA CONTESTAZIONE DELLA SOSPENSIONE

 

Gli avvocati dell’azienda “sospesa” oggi contestano l’aderenza alla legge della sospensione. Per due motivi. Uno tecnico “perché nella determina non è previsto un termine della sospensione nonostante la legge parli di un tempo determinato” scrivevano ieri i legali. E uno nel merito, visto che l’avvocato Ceneri sostiene che non ci sarebbe pericolo per la salute pubblica e l’ambiente, altro requisito, questo,  per la sospensione, visto che “tutto il materiale presente in ditta ha i certificati di ecocompatibilità europea e inoltre quei materiali non si possono considerare rifiuti” aggiunge ancora il legale “perché anche quelli in ingresso e ancora da lavorare erano già venduti”.

 

UNA RIFLESSIONE FINALE

 

Insomma la tesi degli avvocati dell’azienda è chiara, con Dimensione Scavi che ritiene di aver sempre agito nel rispetto delle autorizzazioni e delle leggi vigenti, anche se il quadro normativo in cui ci si deve orientare risulta piuttosto complesso, e reso inoltre ancor più intricato dalla enorme mole di norme, ordinanze e decreti emessi dallo Stato e dalla Regione per far fronte all’emergenza terremoto.

Nel rispetto dei diritti di tutti, compresi quelli della Dimensione Scavi a svolgere il proprio lavoro (se lo fa seguendo le regole) resta da capire se i cittadini dell’Agraria, che già si considerano di serie B poiché vessati da anni da diversi fattori di pericolo sia ambientale che per la salute (pensiamo all’inquinamento dei raccordi di autostrada e superstrada o ancora alla Piattaforma Ecologica) corrano oppure no dei rischi sulla loro pelle. Perché questo è più importante di avvocati, autorizzazioni, province e tribunali. Perché questo è più importante di ogni cosa.

***AGGIORNAMENTO DEL 9-02-2018. Il legale della Dimensione Scavi ha comunicato di aver eseguito un accesso agli atti prendendo possesso del fascicolo sulla sospensione della ditta che la Provincia ha trasmesso alla Regione, oltre che ai Sindaci di San Benedetto e Monteprandone. In particolare la ditta e i suoi avvocati contestano alcuni contenuti del verbale e annunciano che potrebbero sporgere querela.

 

 

 

 

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