SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è spento oggi Luciano Calabresi, che per anni ha legato la sua vita a doppio filo con quella della Samb, squadra della sua città. Nell’organigramma dei rossoblu infatti ricoprì dapprima il ruolo di dirigente accompagnatore, colui che viveva la squadra e organizzava le trasferte; insomma il ruolo che oggi sarebbe quello di un “Team Manager”. In seguito, invece, divenne accompagnatore degli arbitri, ovvero la persona che, quando la Samb giocava in casa, si occupava di accogliere allo stadio la terna arbitrale.

Per ricordare la figura di Luciano Calabresi ci siamo affidati alla memoria storica di un totem della Samb come Paolo Beni, che parla a nome di tutti gli ex calciatori della Samb che hanno conosciuto Calabresi. “Pur essendo un dirigente, ha cercato sempre di accontentarci, noi giocatori, nelle nostre richieste. Pensate che una volta negli alberghi non c’era neppure l’acqua da bere e lui ce la portava in camera”. Più che un accompagnatore un amico per Beni che lo ricorda oggi come un “accompagnatore compagnone” e spiega anche il perché con un aneddoto. “Una volta, mentre eravamo in ritiro a Siena (anni ’60) facemmo uno scherzo a Ivo Di Francesco in cui io e Luciano ci fingemmo giornalisti e lo intervistammo, ci cascò in pieno” ricorda un divertito Beni che aggiunge “Luciano era una persona squisita e accettava sempre di buon grado gli scherzi, sia quando li subiva che quando era lui a farli”.

Entrato nella Samb a metà anni ’60 (“ricordo che era lui il dirigente accompagnatore nel famoso derby con l’Ascoli giocato sotto la neve nei primi anni ’70” dice Beni) negli anni, come dicevamo, il suo ruolo cambiò e Calabresi divenne l’addetto all’accoglienza della terna arbitrale. “Un ruolo che gli si addiceva – aggiunge Paolo Beni – perché di natura era una persona sempre gentile e che sapeva essere diplomatica”.

Da sinistra Silvano Di Lorenzo, Alberto Gaetani, un giovane Luciano Calabresi (con gli occhiali scuri e la sigaretta), Alberto Eliani e Patrizio Giostra 

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