SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 14 dicembre, Paolo Nespoli è rientrato sulla Terra a bordo della navetta Soyuz. Dopo 139 giorni passati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, in orbita a 400 chilometri dalla Terra, AstroPaolo ha concluso con successo la missione Vita.

Acronimo di Vitality, Innovation, Technology, Ability, Vita è la terza missione di lunga durata dell’ASI, e ha come scopo uno studio approfondito degli effetti della microgravità sul corpo umano. Mentre era a bordo, Paolo ha condotto undici esperimenti per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana, e ne ha seguiti oltre duecento già in corso. E’ stato ricercatore e insieme cavia, dal momento che buona parte degli esami riguardavano il monitoraggio delle sue condizioni fisiche: lo stato di massa muscolare, retina, cuore, sono stati accuratamente studiati prelevando campioni, prima, durante e dopo il viaggio.

Atterrato nella steppa del Kazakistan, insieme ai compagni Randy Bresnik e Sergei Ryazansky, sta ora affrontando un percorso di riabilitazione e gli ultimi esami clinici.

Di questa esperienza AstroPaolo ha già avuto modo di far partecipe tutto il mondo, con una serie di tweet mozzafiato; mercoledì 20 dicembre, inoltre, ha rilasciato la prima intervista dall’atterraggio.

Mi sono sentito un lavoratore spaziale” afferma “sono stato le braccia a disposizione dei ricercatori, gli ho fornito supporto e qualche intuizione.” Gli esperimenti svolti, infatti, sono stati rigorosamente supervisionati da Terra. Paolo è stato ingegnere, idraulico, biologo e paziente per i vari studi.

Non ho un momento di tregua” dice al riguardo. Dall’inizio della missione gli sono stati prelevati molti campioni di sangue, e ha già affrontato due biopsie alla gamba. L’assenza di gravità ha effetti piuttosto pesanti sul fisico, uno dei quali è la perdita di massa muscolare. Il viaggio di Paolo Nespoli è servito per monitorare, tra le altre cose, il differente invecchiamento delle fibre muscolari.

Galleggiare nell’aria è sicuramente un’esperienza unica, ma per riabituarsi alla gravità occorrono poi circa tre settimane; i muscoli e le ossa si indeboliscono, e si perde il senso dell’equilibrio. Anche i movimenti più semplici sono difficili da compiere. Nespoli spiega che, per misurare l’equilibrio, agli astronauti viene chiesto di stare in piedi su una piattaforma mobile. “Su tre tentativi sono caduto una volta. Da quando sono tornato, poi, la sera sento sempre il collo rigido, devo riabituarmi al peso della testa.“. La riabilitazione continuerà per qualche settimana, mentre gli esami clinici si protrarranno per circa un anno.

Il lavoro dell’astronauta è sicuramente una grande prova fisica, oltre che mentale; per questo le persone selezionate si sottopongono ad un addestramento di circa due anni, prima di essere considerati idonei per una missione. Gli aspiranti astronauti devono conoscere il funzionamento di tutti i congegni della Stazione Spaziale, e qualche nozione medica. Per abituarsi alla microgravità, si immergono in enormi piscine che contengono riproduzioni dei macchinari della Stazione; muoversi sott’acqua restituisce la sensazione di essere senza peso, in quanto la spinta idrostatica bilancia l’effetto della gravità. L’addestramento in Europa si svolge principalmente presso l’European Astronaut Centre (EAC) di Colonia, Germania.

Se gli si chiede se ha avuto paura durante la missione, Paolo sorride. “La paura annulla la logica, e dà la sensazione di non avere il controllo della situazione. In teoria si dovrebbe avere paura nello spazio, sapendo che tra la vita e la morte ci sono solo i moduli della Stazione Spaziale. In pratica, però, non ho sentito paura: mi sono addestrato a lungo per questo viaggio, e sapevo di avere accanto dei collaboratori molto preparati. In missione un singolo astronauta non potrebbe fare quasi niente, quello che conta è il lavoro in team.

Piuttosto ero ansioso, temevo di sbagliare un aggancio o un esperimento; sentivo addosso la responsabilità, centinaia di persone avevano lavorato per arrivare a quel punto, e toccava a me concretizzare i loro sforzi.

Secondo me gli astronauti non dovrebbero più essere considerati eroi” continua “lo sono stati magari i primi ad essere andati nello spazio, perché si sono lanciati verso l’ignoto, senza garanzie che sarebbero tornati indietro vivi. Ora non c’è un reale pericolo di vita, abbiamo molti sistemi di sicurezza, e se la situazione si facesse critica potremmo salire sulle navette e tornare sulla Terra in circa quattro ore. Quindi che eroismo c’è in questo? Ribadisco che gli astronauti attuali sono lavoratori, svolgono esperimenti seguendo le istruzioni da Terra.

Lavoratori con una grande preparazione, che vivono a stretto contatto tra lingue e culture differenti; durante la missione Vita, Paolo Nespoli ha convissuto con colleghi americani e russi. “Ogni venerdì sera ci riunivamo nel settore russo per cena. Il sabato sera invece da noi, e di solito ci guardavamo un film. Dalla Stazione Spaziale gli avvenimenti della Terra non sembrano così importanti come per chi ci vive tutti i giorni; non discutevamo, insomma, del furto dietro casa, ma solo di grandi eventi. Abbiamo seguito gli uragani e gli incendi in California, per il resto non ci giungevano molte notizie.

Con questa sua terza missione, AstroPaolo è diventato il secondo europeo per il numero di ore passate in orbita, superato solo dal tedesco Thomas Reiter.Nei viaggi precedenti mi sono occupato di costruire la Stazione Spaziale Internazionale. Ricordo che le prime 4-5 settimane della prima missione mi sono sentito quasi un disabile: stavo male, facevo pasticci, non sapevo muovermi bene. Poi mi sono adattato quasi di colpo. In quest’ultimo viaggio ho fatto scienza, ho usato la Stazione; abbiamo fatto esperimenti in tantissimi campi.

Nespoli non ha stabilito solo record professionali durante la sua permanenza; probabilmente, in futuro sarà ricordato anche per essere stato tra i primi cosmonauti a mangiare una pizza volante. O per aver camminato sui soffitti vestito da Spiderman, la notte di Halloween. La vita sulla Stazione è fatta anche di questi momenti.

Ora ho quasi sessant’anni, ma non li sento.” Continua, e fa qualche pronostico per il futuro. “Mi diverto a fare quello che faccio, e vorrei continuare. Però mi sto anche guardando attorno, perché prima o poi lascerò l’Agenzia Spaziale Europea. Devo capire cosa voglio fare da grande! Forse continuerò a tenere conferenze nelle scuole, ma non ne sono sicuro.

Parlare ai giovani è un’attività che Paolo svolge già attivamente, e sembra divertirlo molto. “Ai ragazzi che incontro dico sempre “Sognate l’impossibile”, perché le cose possibili, bene o male, si avverano sempre. Troppo comodo, troppo modesto. Meglio puntare più in alto, perché quando si è determinati, a volte, anche l’impossibile si avvera.

Gli viene chiesto quali sono le difficoltà più grandi nel suo mestiere.Ci sono momenti, sulla Stazione, in cui ti senti sballottato qua e là, e vorresti avere un momento di privacy. E’ pesante anche essere lontani dalla famiglia, spesso non puoi neanche parlarci quando vorresti. C’è anche da dire, però, che con la giusta ottica niente è troppo pesante da sopportare. Fare l’astronauta è sempre stato il mio sogno, e sono davvero contento di quello che faccio, qualunque problema passa in secondo piano a quel punto.

Paolo conta di tornare in Italia a febbraio, dopo aver concluso la riabilitazione. Gli studi a cui si è sottoposto serviranno a migliorare le terapie per molte patologie, e anche a fornire dati utili per le future missioni spaziali. tra i prossimi obiettivi della NASA, infatti, c’è quello di costruire una seconda Stazione Internazionale in orbita intorno alla Luna. Questa servirà da preparazione per viaggi e colonizzazioni sul pianeta Marte.

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