SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella nota la critica di “Liberi e Uguali” alla decisione del Consiglio Comunale in merito al Project Financing sulla piscina comunale. In Consiglio comunale, per LeU, siede la consigliera Flavia Mandrelli, di Articolo 1 – Mdp.

Una piscina svenduta a rischio zero per i privati. Il voto del Consiglio Comunale di San Benedetto segna uno dei punti più bassi della storia della città: una maggioranza incapace persino di decifrare poche cifre – nessuno dei consiglieri presenti ha avuto l’ardire per pronunciarsi su un solo dato economico – si aggrappa ad un accordo guidato esclusivamente dal sindaco Piunti e dal vice e fido Assenti, e accetta un “project financing” che segna la privatizzazione di un bene pubblico senza che vi sia alcuna convenienza per la collettività.

Ebbene: al comune di San Benedetto resta un esborso annuo di 36 mila euro per 30 anni, da aumentare anno per anno; al comune di San Benedetto restano gli stipendi annuali dei dipendenti della piscina, per 180 mila euro l’anno; ebbene Piunti e Assenti e i loro devoti si sono impegnati – non con le loro tasche ma con quelle dei cittadini – a garantire al privato un risultato economico sicuro. Un investimento senza rischio d’impresa: è incredibile come Piunti e Assenti abbiano potuto far accettare tutto questo e imporlo a 50 mila sambenedettesi.

Guardiamo bene: alla clausola 10.2 del contratto di convenzione, nel caso in cui i ricavi commerciali previsti dai servizi erogati dal centro sportivo scendessero al di sotto del 3% del Piano Economico Finanziario, sarebbe il Comune a dover garantire la somma persa. E lo stesso per gli oneri finanziari (quindi se aumentassero i tassi di interesse sarebbe colpa del Comune di San Benedetto!), i costi di costruzione (se aumentano dell’1% paga Pantalone), i costi di gestione (aumento massimo del 3%, al resto pensano Piunti e Assenti?).

Un accordo che grida letteralmente vendetta. Ma la pochezza del duo Piunti-Assenti si capisce dalla differenza tra la loro analisi e quella della ditta proponente. Uno striminzito foglietto quello di Piunti, con correzioni a matita; un dettagliato piano economico quello dei proponenti. Da questi documenti, più che da mille parole, si capisce lo squilibrio tra le forze in campo. Da una parte un’armata di tecnici affamata di mettere mano su un introito certo che li garantirà, senza grandi patemi e con la sicurezza dei soldi pubblici, per il resto della loro vita. Dall’altra parte un sindaco e il fido vice incapaci di valutare alternative e confrontarsi con le proposte delle opposizioni e della città.

Ma da un sindaco che non riesce a gestire un gruppo come quello di Forza Italia, con quattro consiglieri comunali che hanno votato in tre modi diversi (contrario Gabrielli, astenuto Pignotti, favorevoli Muzi e Di Girolami) forse non si può chiedere di più.

E noi cittadini pagheremo?

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