GROTTAMMARE – Lo scorso 7 ducembre è nata a Grottammare l’associazione “La Mel’Arancia”, che raggruppa produttori, appassionati e proprietari di agrumiere storiche picene. 15 membri in totale: presidente Germano Vitelli , vice presidente Giovanni Massicci, tesoriere Raniero Iacoponi, segretario Mario Vannicola e consigliere Vermiglio Ricci.
Alla presentazione hanno partecipato, in rappresentanza dell’ente capofila della rete intercomunale, il sindaco Enrico Piergallini e l’assessore alle Attività produttive Lorenzo Rossi, che ha supportato il progetto sin dalla sua origine.
La costituzione è avvenuta dopo un anno dalla formalizzazione di un’intesa volta a valorizzare il patrimonio agrumicolo e architettonico che abbraccia il litorale e l’immediato entroterra, da Porto d’Ascoli a Porto Sant’Elpidio.

“Con la costituzione dell’Associazione – spiega il presidente Vitelli -, si aggiunge un’altra importante realtà operativa. In generale opereremo per il recupero e la valorizzazione di tutto il patrimonio agrumicolo territoriale, sia culturale sia paesaggistico, attraverso la didattica e la sensibilizzazione della cittadinanza, ci attiveremo per il ripristino delle agrumiere storiche, fino alla riqualificazione delle varietà autoctone di agrumi, che hanno ottime proprietà organolettiche ma oggi sono quasi dimenticate”.
“Sono molto soddisfatto del raggiungimento di questo obiettivo – ha dichiarato l’assessore Rossi – l’associazione era uno dei punti del protocollo d’intesa, il risultato di un processo virtuoso costellato di molte iniziative. D’ora in poi sarà una piattaforma per promuovere ulteriori iniziative”.
Commenta poi il sindaco Piergallini: “L’associazionismo locale è il segno della salute del nostro territorio, le persone partecipano quando hanno la disponibilità e il sostegno delle istituzioni. Questa associazione ci dice, inoltre, che il nostro futuro è la nostra storia e cioè che andare avanti non può prescindere dalla conoscenza di quello che siamo stati”.
L’associazione, infatti, si pone come obiettivo quello di rimettere in moto un patrimonio storico, evidenziandone le peculiarità, come. Parliamo di un tesoro che vive da almeno 4 secoli, che accanto a produzioni agrumicole originali ha conservato architetture prestigiose anche a livello storico-culturale; beni da valorizzare sotto diversi punti di vista, da quello commerciale a quello colturale, fino a quello turistico.

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