ROMA – Martedì 12 dicembre la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati sulle leggi elettorali Italicum e Rosatellum. Di seguito una comunicazione dell’avvocato Felice Besostri.

 

Si allega il Comunicato ufficiale e i commenti degli avvocati Felice Besostri e Enzo Palumbo, affinché ci si renda personalmente conto dell’interpretazione di non totale chiusura della decisione della Corte. Occorre tenere conto, che al fine di evitare una decisione del Senato analoga a quella della Camera sono stati presentati i primi due conflitti relativi alla legge n. 52/2015 e che il terzo ricorso depositato in data 30 ottobre u.s. individuava il Rosatellum con il numero di Atto Senato affinché ci fosse una pausa d riflessione da parte del Presidente della Repubblica con eventuale rinvio alle Camere con messaggio motivato come prevede l’art. 74 Cost.. Il prossimo Parlamento, se dura 5 anni, nel 2022 dovrà eleggere o riconfermare, un’eventualità che dopo il precedente Napolitano  non è più da escludere, il Presidente della Repubblica, eleggere un giudice costituzionale e i membri laici del CSM. Il sospetto, che sia rinnovato con una legge elettorale incostituzionale, andava evitato: è un problema  di legittimazione politica sostanziale in un periodo di disaffezione verso le istituzioni, se l’esempio della Sicilia, meno del 50% elettori alle urne,  dovesse essere seguito nelle prossime elezioni politiche.

 

ITALICUM E ROSATELLUM: INAMMISSIBILI I CONFLITTI

Nella camera di consiglio di oggi, la Corte costituzionale ha discusso, in sede preliminare di ammissibilità, quattro conflitti di attribuzione riguardanti le procedure di approvazione delle leggi elettorali cosiddette Italicum e Rosatellum.

Tre conflitti sono stati presentati da alcuni soggetti che si sono qualificati allo stesso tempo come elettori, soggetti politici, parlamentari e rappresentanti di un gruppo parlamentare (Movimento 5 Stelle).

Nessuno dei tre ricorsi individua in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato.

Tali gravi carenze degli atti introduttivi non mettono la Corte in condizione di deliberare sul merito delle questioni. Perciò ne è stata dichiarata l’inammissibilità.

Il quarto ricorso è stato proposto congiuntamente dal Codacons, da un cittadino elettore e da un senatore contro il Governo, per aver posto la questione di fiducia, alla Camera dei deputati, durante l’iter di approvazione della legge elettorale cd. Rosatellum.

Per ragioni analoghe anche tale conflitto è stato dichiarato inammissibile.

Inoltre, posto che un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati, nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato.

Roma, 12 dicembre 2017

 

LEGGE ELETTORALE: AVVOCATO BESOSTRI “LA CORTE COSTITUZIONALE NON CHIUDE TUTTE LE PORTE, MA CHIEDE UNA MAGGIORE CHIAREZZA DA PARTE DEI PROMOTORI, DEI CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE”

“Le motivazioni della Corte costituzionale per quanto riguarda i ricorsi dei Parlamentari sul conflitto di attribuzione nei confronti dei Presidenti delle Camere non chiudono in maniera definitiva la possibilità di riproporli tenendo conto delle critiche sollevate dalla Corte sulla loro formulazione”afferma l’Avvocato Felice Besostri coordinatore degli Avvocati Antitalikum.

E commenta “Sembra quasi che la Corte si lamenti di non essere potuta entrare nel merito“.

E aggiunge “In questa situazione di distacco dei cittadini dalle istituzioni, sarebbe bene che leggi elettorali nel loro contenuto e loro procedura di approvazione siano esaminati nel merito dalla Corte Costituzionale nella sua piena ed esclusiva autorità”.

“Il prossimo Parlamento, se dura 5 anni, dovrà eleggere o confermare il Presidente della Repubblica, nominare i membri laici del Csm e un giudice della Corte Costituzionale. Sarebbe bene che godesse di una legittimazione politica sostanziale.La decisione di inammissibilità è meramente procedurale, nulla dice né direttamente né indirettamente sulla legittimità costituzionale del Rosatellum, che resta incostituzionale,perché ancora una volta la grande maggioranza se non la totalità dei Parlamentari sono nominati dai partiti e non eletti dai cittadini”.

Entrando nel merito dei principali profili di incostituzionalità del Rosatellum afferma: “Voto disgiunto, assenza di scorporo e norme a favore dei Parlamentari uscenti non sono un buon segno di sviluppo democratico, che deve sempre consentire il sorgere di nuovi soggetti politici che interpretino meglio le aspirazioni dei cittadini”.

E conclude “Attendiamo il deposito delle motivazioni per un giudizio definitivo. Ritenteremo con altri strumenti come un nuovo conflitto di attribuzione, assolutamente inedito, e con i ricorsi ai Tribunali, come già fatto con l’Italicum“.

COMUNICATO STAMPA

Commentando il comunicato della Corte Costituzionale sui conflitti di attribuzione proposti contro l’iter legislativo dell’italicum e del rosatellum, Enzo Palumbo, vice coordinatore degli Avvocati impegnati contro le ultime leggi elettorali, ha dichiarato:

“Il comunicato della Corte è interessante, nella misura in cui riferisce che la Corte ha ritenuto inammissibili i primi tre ricorsi perché non individuano “in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato” e poi che “Tali gravi carenze degli atti introduttivi non mettono la Corte in condizione di deliberare sul merito delle questioni”.

Sulla base di questo sintetico comunicato, sembra lecito dedurre che la Corte non abbia escluso, in linea di principio, che un gruppo parlamentare possa proporre un conflitto di attribuzione, a condizione che sia chiaramente individuata la qualità del ricorrente, le competenze legislative compromesse e l’atto parlamentare contestato.

Tale conclusione è rafforzata da quanto viene riferito in ordine al quarto conflitto, che è stato ritenuto inammissibile anche perché “un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati”, proprio perché la lesione riguarda il rapporto tra il parlamentare e la Camera di appartenenza.

Quando l’ordinanza della Corte sarà resa nota anche nelle sue argomentazioni, si potrà valutare compiutamente la portata della decisione.

Tuttavia, già oggi si può affermare che resta aperto il percorso del conflitto di attribuzione quando un gruppo parlamentare subisca una lesione pregiudizievole delle sue prerogative legislative, il che si è certamente verificato nella misura in cui le otto votazioni di fiducia con cui il rosatellum è stato approvato alla Camera e al Senato hanno impedito la votazione sugli emendamenti proposti da quello specifico gruppo.

Se c’è ancora un gruppo parlamentare disposto a rivendicare le sue prerogative dinanzi alla Corte Costituzionale, non mancherà certamente il supporto tecnico-giuridico degli avvocati che sono impegnati in tanti Tribunali italiani nel tentativo di riportare a ragionevolezza costituzionale la normativa elettorale”.

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