E adesso? “L’avvento” di Pietro Grasso alla guida della formazione di sinistra “Liberi e Uguali”, nata dalla fusione di Art.1-Sinistra Italia-Possibile e conclamato nella “celebrazione” del 3 dicembre all’Atlantico Live di Roma, impone una riflessione.

“La politica è scegliere da quale parte stare” ho sentito dire da un vecchio militante ex Pci presente. “Liberi e Uguali” costringe ad una scelta. Entusiasta per molti, persino travagliata per tanti altri. In effetti troppi sono i temi che si intersecano, esattamente ad un anno da quel 4 dicembre che sancì l’estrema difesa contro una oscena deforma costituzionale che sembrava il colpo di coda dell’onda iniziata nel 1992.

POST-PARTITO Dopo la Prima Repubblica, ad eccezione della Lega, tutti i partiti sono nati con un passaggio fondativo verticistico. In qualche modo, non coincidente certo, è stato così anche per Grasso all’Atlantico Live. Seppur prevista, preparata da assemblee provinciali, da un bozza programmatica di base e – particolare non di poco conto – dall’assenza di figure che potessero competere, la guida di Pietro Grasso si è manifestata come evento non distante da altri della Seconda Repubblica. Segno che il 4 dicembre 2016 non è pienamente compiuto. Siamo nella terra di mezzo.

PARTITO PESANTE, SOLIDO E NON LIQUIDO Il 3 dicembre non si è però chiusa una fase politica, con la lista unitaria promessa da Art.1-Si-Possibile, ma se ne è aperta un’altra. Che non potrà essere un partito personalistico, se non in questa primissima fase (fondamentale il ruolo di Grasso per candidature corrette, ad esempio). È vero che il “leader” è obbligatorio a causa della legge elettorale, e che arrivare a 100 giorni dal voto senza “leader”, nome e simbolo è già operazione ardita. Occorrerà per questo uno sforzo assembleare maggiore, un coinvolgimento orizzontale per convincere chi, come ha detto lo stesso Grasso, “non è ancora qui” (ci sarebbe stato uno spazio adatto a Tomaso Montanari e Anna Falcone soprattutto. Peccato, ma mai dire mai).

Al di là delle questioni programmatiche e della composizione delle liste, la sfida di questo nuovo soggetto politico dovrà essere non solo quella immediata di pesare nel prossimo Parlamento, quanto quella di rifondare la politica italiana tutta. Come metodo prima ancora che sui programmi. Gli altri partiti sono così deboli che una proposta forte, che giungesse con chiarezza da sinistra, li obbligherebbe presto a conformarsi (magari in maniera oppositiva). Ci vuole tempo.

FUTURO Non c’è bisogno di movimenti gassosi, adeguati al mondo in liquefazione. Ma di un partito, conforme alla Costituzione, solido. Con sedi, quadri, iscrizioni, segretari. Sento personalmente, e credo che sia sentimento condiviso, bisogno come il pane di regole, formazione, resistenze. L’età avanzata, la storia istituzionale, la voce stentorea e il fisico temprato di Grasso sembrano simboli adatti a questa rappresentazione idealistica. I simboli sono potenti evocatori, poi occorrerà che la pratica sia loro conseguente. Mi sento soffocato da anni di battutismo, slogan, tweet, smentite, iper-comunicazione, giovanilismo, telegenia. La mia generazione vorrebbe gli Anni Settanta, ideali duri da scalfire pur nel confronto acceso. Confronto mai da negare, ovviamente. E qui sarà una differenza con il recente nuovismo.

PARTITO PESANTE PER FARE? Bisogna avere coraggio. Non basta creare contenitori né garantirsi una “egemonia” di attivismo territoriale vecchio stile né una persona autorevole come Grasso quale rappresentante. Bisogna sapere cosa dire e quale percorso seguire. Qui credo che si debba pescare a piene mani dal Brancaccio e dai tanti movimenti di critica all’austerità sorti negli ultimi anni. Sarà presto il tempo delle scelte: alleanze politiche nazionali, europee, rapporto tra Maastricht e l’articolo 3 della Costituzione, citato da Grasso tra le ovazioni. Non è il tempo di mettere la testa sotto la sabbia, così non è più il tempo del nichilismo politico dell’ultima decade.

GRASSO HA FATTO BENE a non entrare in questi dettagli del programma (pur attirandosi delle critiche qui non proprio centrate da Montanari). Non so se come si esprimerà sui vincoli di bilancio o se si limiterà a reclamare fondi dalla lotta all’evasione. Ma è uomo accorto. Ha fatto bene perché la tavola della legge, il “programma”, è ora da scrivere e discutere nelle assemblee programmate a metà mese e poi ancora oltre. I più anziani dovranno capire che occorre garantire un timbro nuovo per evitare un programma da politicamente corretto anni ’90. I più giovani dovranno capire che a volte (a volte…) occorre aspettare il secondo tempo, ovvero la rimodulazione post-elettorale, perché in Italia non c’è oggi un Melènchon o un Corbyn e non sarebbe credibile mimarne i modi all’improvviso.

GRASSO E GLI ALTRI La politica è anche comunicazione. In questo, sono rimasto sorpreso da Grasso all’Atlantico Live. Temevo un discorso privo di pathos, di convinzione, “pisapiano”. Ho trovato un oratore concreto e passionale. Diverso dai “comunicatori seriali” che affollano gli altri fronti. C’è bisogno anche di questo. Aria da Prima Repubblica o giù di lì. Se accompagnato da una forma partito-pesante e radicato ne vedremo delle belle, si spera.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 388 volte, 23 oggi)