SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un incontro per parlare della questione macerie del sisma e spiegare il processo di stoccaggio a Monteprandone e lavorazione nel quartiere Agraria, organizzato dal consigliere regionale Fabio Urbinati che quasi da “host”, come direbbero gli americani, modera il meeting e ne introduce i relatori.

La sala che ospita la serata (o meglio il tardo pomeriggio) è quella dell’oratorio della Chiesa Annunziata ed è piena, ma non solo di cittadini perché sono tanti gli spettatori orbitanti attorno al mondo della politica. Si va dall’assessore regionale Angelo Sciapichetti alle amministrazioni di San Benedetto e Monteprandone (rispettivamente con l’assessore Andrea Traini e il sindaco Stefano Stracci), passando per i vertici provinciali come Paolo D’Erasmo e i consiglieri comunali (c’è praticamente tutto il mondo Pd sambenedettese, compreso il “neo-divorziato” Pasqualino Marzonetti). E poi c’è lui, Peppe Giorgini, quasi il padrone di casa e il destinatario non detto di quasi tutto quello che viene detto. Lo stesso Peppe Giorgini da cui è nata una questione inquinamento e una questione amianto attorno alle macerie.

Peppe Giorgini prima ascolta l’incontro, poi interviene

L’incontro dicevamo, che procede a un doppio ritmo. Lento e compassato all’inizio, quasi musica da camera. Quando prima il funzionario regionale Massimo Sbriscia e poi l’Ad di Picenambiente Leonardo Collina raccontano passo per passo la filiera che, negli ultimi 8 mesi, ha portato 102mila tonnellate di macerie da 14 comuni colpiti dal sisma al centro di deposito temporaneo di Monteprandone. La musica cambia, e diventa rock’n’roll, alla fine quando prendono parola i cittadini e i residenti del quartiere. “Dopo lo stoccaggio gas e la piattaforma ecologica perché è sempre l’Agraria a dover pagare?” è la domanda che riassume un po’ tutti gli interventi e che dà la cifra di qualche “nota” più acuta delle altre, la nota dei cittadini che lamentano l’inquinamento acustico e il timore di uno ancora più grave attorno alle loro case dell’Agraria, dove le macerie vengono triturate. GUARDA IL VIDEO.

PARLANO I TECNICI…Centodue milioni di chili di macerie stoccate, 36 aziende coinvolte, procedure di tracciabilità geografica del materiale ma anche il rischio di non riuscire a piazzare nel mondo edile il materiale di riciclo finito (tanto da prospettare la “donazione” ai comuni e alle piattaforme locali che si occupano di lavori pubblici ciò che esce dal ciclo di lavorazione) sono le risultanze dello “spiegone” della Regione e della Picenambiente. E poi ci sono loro, i residenti (non tantissimi in realtà, vista anche l’ora) che ascoltano, immagazzinano ma non rinunciano a esporre e a urlare a tratti quello che che sono venuti a dire.

Da sinistra Fabio Urbinati assieme all’assessore regionale Angelo Scipaichetti e al dirigente Massimo Sbriscia

“Perché avete scelto ancora l’Agraria, una zona già provata a livello ambientale?”

… E I CITTADINI. La domanda di una cittadina riassume un po’ il pensiero di chi, fra la gente comune, prende la parola. E ancora un uomo che sventola le foto del sito dove i materiali vengono lavorati nel cuore del quartiere sambenedettese e chiede, in faccia ai vertici regionali: “Voi abitereste a 50 metri da questo?” A poco valgono le risposte tecniche, volte a spiegare che le macerie non vengono lavorate solo all’Agraria(sono attivi altri 4 impianti in provincia) e che i volumi e le attività di lavorazione sono tenuti sotto controllo per evitare sovraccarichi e cumuli di polveri e lavorati (anche se qualche sforamento, negli ultimi 8 mesi, viene ammesso) perché chi si sente vessato da anni fra progetti gas e tonnellate di rifiuti sottoterra continua a rumoreggiare.

“Finora abbiamo separato 400 chili di amianto dalle macerie a Monteprandone”

ALLA FINE IL PIATTO FORTE: LA QUESTIONE AMIANTO. “Quattro quintali di amianto sono stati rinvenuti tra le 102 mila tonnellate stoccate a Monteprandone, che non sono arrivati all’Agraria” è il succo del discorso di Leonardo Collina, sottolineato dai titolari e dagli avvocati (Sì, erano presenti anche loro) della ditta che fa la lavorazione nel quartiere.

Ed è a questo punto che l’ospite forse più atteso della serata, il consigliere 5 Stelle Peppe Giorgini, si alza, prende il microfono e parla. Lo fa presentando il suo quartiere e un paradossale studio sull’inquinamento fatto niente meno che da Gas Plus, l’azienda interessata allo stoccaggio. “Abbiamo sforamenti tre volte superiori al consentito 6 giorni su 7” sottolinea in apertura il pentastellato che punzecchia Urbinati (“la protezione civile indicava che i siti di lavorazione dovevano stare vicino alle zone del sisma, noi ci prendiamo solo le macerie ma restiamo fuori dai fondi europei” chiosa il grillino cavalcando la questione dell’esclusione di San Benedetto dai fondi Fesr) prova pure a mettere al muro Sciapichetti sventolando uno studio commissionato dal consigliere all’Università di Camerino (“non si può escludere con certezza che non ci sia amianto -sostiene- se ce l’avete mettetelo per iscritto”) ricorda il suo report fotografico (“ho le foto, i camion viaggiano scoperti fino a Monteprandone” aggiunge sempre in riferimento al pericolo di dispersione di fibre di amianto) e infine ha un monito, che torna buono, forse, davanti a decine di politici: “Quarant’anni di politica di ogni colore hanno fatto del quartiere Agraria un cimitero di elefanti”.

 

 

 

 

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