L’OSPEDALE CHE NON C’È. Mercoledì scorso 29 novembre presso l’ospedale (ex) sambenedettese “Madonna del Soccorso” si è tenuta l’ennesima inaugurazione in conformità con il processo iniziato 20 anni fa con il quale nel Piceno doveva sopravvivere (è il verbo giusto anche per il “Mazzoni” di Ascoli) un solo ospedale. Un’operazione partita da lontano, oggi in via di conclusione tra il silenzio colpevole del Centrosinistra nostrano che ha badato più ad interessi personali e non a quelli di una comunità che aveva bisogno (e diritto) di un vero ospedale che ora non ha più. Grazie ad un bacino di utenza territoriale ed extra del quale il dispotico potere anconetano non ha tenuto conto quando, negli anni novanta, si decise di far morire lentamente una struttura definita “provinciale” negli anni ottanta.

La dimostrazione di quello che dico è abbastanza semplice: il neo maxi ambulatorio sambenedettese (mi sembra oggi la denominazione più adatta) ha subito modifiche estetiche importanti che sarebbe da ‘non vedenti’ negare. L’estetica è importante ma di cosa? Del poco che è rimasto di quello che venti anni fa era giusto chiamare ospedale, oggi non più. Un pronto Soccorso che è lo specchio principale del bacino di utenza che rischia di ‘scoppiare’ da un momento all’altro e non per colpa di chi vi lavora.

A tal proposito basta parlare con il personale (non solo quello del Pronto Soccorso) per rendersi conto che queste persone si battono giornalmente tra confusione organizzativa e carenze che generano nervosismo e di conseguenza malumore nei pazienti e negli utenti dei servizi. Per esempio il Laboratorio Analisi che, negli anni novanta, si era attrezzato con macchinari di prim’ordine oggi è diventato una specie di ‘luogo di passaggio’ per gran parte degli esami che giornalmente, dopo due o tre tappe nella vallata, vengono trasferiti nell’unico ospedale vero del Piceno, il “Mazzoni”. Situazioni simili anche per Oncologia, Ortopedia eccetera. Anche la neo struttura ospedaliera di Amandola oggi potrebbe dare punti al maxi ambulatorio “Madonna del Soccorso”.

Insomma, per farla corta, il Piceno ha oggi un solo ospedale che non è quello di vallata auspicato da molti e rilanciato dal consigliere regionale Fabio Urbinati diversi mesi fa quando parlò di ‘prima pietra’ mentre, nella pomposa inaugurazione dell’altro ieri, è stato in silenzio assoluto  accanto a Luca Ceriscioli  (nella foto-vignetta li abbiamo immaginati così) che ancora una volta si è dimostrato un maestro nello sviare le domande indirizzandole nella direzione a lui favorevole. Il consigliere regionale eletto dai sambenedettesi che gli era accanto non ha proferito parola, forse anche per evitare che qualcuno riprendesse il discorso del fantascientifico ‘Ospedale di Vallata‘ che lui annunciò in pompa magna col petto in fuori. Magari un giorno spiegherà che era una fake news.

Eppure di motivi per far valere la sua sambenedettesità, Fabio Urbinati ne aveva molti. Glieli ricordiamo di seguito e gratuitamente, magari per una prossima volta.

1-Inaugurazione hospice  destinato a ricovero per le cure palliative di malati terminali di cancro. Se va bene apre fra minimo 3 mesi.

2-Investimenti nel Piceno. Nel 2014 investiti 7,6 milioni, nel 2015 9,5 milioni e nel 2016 14 milioni di euro di cui però la metà sono andati ad Ascoli per le nuove sale operatorie del “Mazzoni”. Quest’anno (2017) sono in calo visto che arrivano 6 milioni sicuri: la dirigente Giulietta Capocasa ha fatto una conferenza stampa in cui ha presentato la nuova Tac che costa 900 mila euro. I 6 milioni per il Piceno sono stati stanziati dalla Regione con una delibera a ottobre e sono la quota che spetta all’area vasta 5 su un totale di investimenti in tutta la regione di 43 milioni. Se guardiamo le aree vaste che sono cinque, i 6 milioni rappresentano il 16% mentre una distribuzione equa direbbe che ci spetta il 20% (cioè la quinta parte di 100).

3-Divisione delle risorse. Ovviamente poca roba per noi perché la distribuzione delle risorse è tarata sul numero di abitanti. La provincia di Pesaro ci batte perché più popolosa. In tanti però (la Cisl per esempio) hanno contestato la divisione dei soldi fatta per abitanti. Sarebbe stata molto più logica una divisione fatta per prestazioni erogate visto che, soprattutto a San Benedetto arrivano tanti pazienti da fuori regione. Negli ultimi due anni hanno dato ‘lavoro’ in tanti settori dell’ex ospedale sambenedettese con le conseguenze (vedi personale insufficiente) di cui abbiamo parlato all’inizio.

4-Mobilità attiva (da fuori regione) a San Benedetto. Dal 2015 al 2017 abbiamo avuto un +122% sulle operazioni chirurgiche in day hospital (le day surgery), un +56% per le prestazioni di ostetricia e + 44% in medicina generale.

5-Mobilità attiva (da fuori regione) ad Ascoli. Dal 2015 al 2017 ha avuto un +90% in chirurgia generale e +100% in oculistica per esempio.

Tutto questo dice che il Piceno attrae dalle altre regioni più pazienti di quanto facciano tutte le altre provincie delle Marche, ma questo non viene preso in considerazione per la spartizione degli investimenti nonostante questa mobilità attiva frutti dei bei soldi alla Regione che si fa rimborsare a fine anno per i pazienti che vengono da noi (l’Abruzzo paga l’Asur regionale marchigiana per i pazienti che, invece di curarsi a Teramo per fare un esempio, vengono nel Piceno). Il Nord delle Marche , invece, pare abbia una crescente mobilità passiva (verso altre Regioni), visto che la vicina Emilia Romagna ha strutture ospedaliere di prim’ordine che attraggono parecchi pazienti.

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