Scrivo come coordinatore delle “Cento Piazze per il Programma” ed ex componente del “Comitato Io Voto No” piceno. Non ho la pretesa di “avere ragione”, ma è doveroso esprimere una mia opinione puntuale su quanto avvenuto e sta avvenendo.

IL REFERENDUM Lo scorso 4 dicembre gli italiani hanno impedito uno stravolgimento della Costituzione votando “No” al referendum. Anche se il voto ha molteplici cause, fondamentale è stata la mobilitazione di decine di Comitati per il No in tutta Italia che hanno dato un senso “costituzionale” e non meramente politico al confronto. Tra i coordinatori nazionali, anche Anna Falcone e Tomaso Montanari.

L’APPELLO DEL BRANCACCIO Quando sembra imminente il voto a settembre 2017, Falcone e Montanari lanciano “l’appello del Brancaccio” (clicca qui). Convocano un incontro al Teatro Brancaccio di Roma per un programma radicale in discontinuità con gli ultimi 25 anni di centrosinistra. Non un nuovo partito ma un metodo di condivisione “dal basso” con tre punti di base: 1) lista unitaria di sinistra e fine del centrosinistra; 2) programma scelto con metodo democratico; 3) candidature scelte in modo democratico.

“LE CENTO PIAZZE” Passa l’estate, slittano le elezioni, parte il progetto assembleare delle “Cento Piazze per il Programma”. Assemblee su dieci punti programmatici, aperte a tutti coloro che si riconoscono nella Costituzione Repubblicana. Riassunti degli incontri inviati al centro in vista della sintesi conclusiva del 18 novembre, a Roma per giungere ad un programma condiviso. Decine forse centinaia di incontri in tutta Italia. Partecipano cittadini non iscritti ai partiti e iscritti ad Articolo 1, Possibile, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana.

OBIETTIVO LISTA UNITARIA: CENTRATO (O QUASI). Il 7 novembre l’Huffington Post pubblica un documento che è una sorta di bozza programmatica sottoscritta da Articolo 1, Possibile e Sinistra Italiana oltre che Democrazia e Uguaglianza (Montanari): “Un punto di partenza per tutti coloro che vogliono ricostruire una sinistra radicalmente diversa dal Pd” spiega Montanari. La qual cosa genera le critiche molto forti di Rifondazione Comunista e anche di molti “civici” impegnati nelle Cento Piazze. Falcone e Montanari rispondono con entusiasmo: un articolo dal titolo “Il centrosinistra è morto, viva la Sinistra” di Tomaso Montanari dell’8 novembre e un post di Anna Falcone del 9 novembre: “Quando si vince, si va avanti”.

ASSEMBLEE DEI PARTITI E NAZIONALE DI SINISTRA 2 DICEMBRE Articolo 1 indice un’assemblea nazionale per il 19 novembre, lo stesso fa Sinistra Italiana. L’obiettivo è quello di approvare il documento pre-programmatico sottoscritto assieme. Per il 2 dicembre è convocata una assemblea nazionale di Articolo 1, Possibile e Sinistra Italiana con l’0biettivo di creare una proposta politica unitaria in vista del voto. Democrazia e Uguaglianza non sottoscrive la convocazione: “Faremo presto sapere perché” scrive Montanari su Twitter mentre Falcone il 12 novembre in una intervista a Il Manifesto afferma: “Lista di sinistra, decideremo tutti insieme”.

STOP BRANCACCIO In un lungo articolo Montanari annuncia il 13 novembre che l’assemblea prevista per il 18 novembre è annullata. Piatto forte l’accusa ad Art.1-Si-Possibile di voler blindare le candidature rispetto ai parlamentari esistenti e di impedire un coinvolgimento dal basso nella scelta. Critiche a Rifondazione soprattutto da Falcone che scrive di “impossibilità di garantire un confronto libero da occupazioni partitiche”. I due danno vita all’associazione “Democrazia e Uguaglianza”: “Andiamo avanti ma senza partiti”.

MIO COMMENTO

Avevo alcuni timori ad avviare anche nel Piceno le “Cento Piazze per il Programma”, esattamente per il motivo per cui il percorso è terminato: possibili contrasti tra i partiti a Roma (legittimi) che bloccano le discussioni in periferia. Avevo espresso questa perplessità ma anche la necessità di provare a superare le difficoltà romane. In realtà gli incontri sono stati proficui e a mio parere hanno mostrato che non ci sono grandi differenze, nella base, rispetto alle idee programmatiche; ed è un sistema che va rilanciato, sempre e sarà utile in futuro. Si chiede radicalità e chiarezza e partecipazione. Potete leggere qui le sintesi: primo incontro, 7 ottobre; secondo incontro 27 ottobre.

Ringrazio davvero tutti coloro che mi hanno aiutato e hanno collaborato. Spero non in vano.

Tuttavia devo sottolineare la mia amarezza per la decisione così repentina di Falcone e Montanari. Li capisco quando lamentano la difficoltà di gestire una assemblea che si preannunciava rissosa quando, invece, doveva essere nelle intenzioni programmatica e tecnica. Andavano stabiliti ferrei ordini del giorno e garantiti i moderatori. Ma non è detto che tutto sarebbe andato per il meglio.

Non capisco il resto. Sono rimasto a “quando si vince si va avanti” e a “il centrosinistra è morto”. Si sta giungendo ad una lista unitaria, raggiunta almeno a livello parlamentare il che è già molto, e giustamente Falcone e Montanari hanno scritto che si trattava di una vittoria. Doveva rientrare Rifondazione? Era possibile, attraverso una trattativa, se le parti avessero voluto; no, se non ci fosse stato accordo. Non per imposizione (e di che tipo?). Cosa doveva fare Montanari, distruggere un percorso o mediare fino all’ultimo? Inoltre in Democrazia e Uguaglianza erano già compresi i militanti di Rifondazione e il loro carico radicale non sarebbe stato sicuramente disperso. C’era da lavorare, se era questo il punto. Io spero che anche quella voce arrivi al 2 dicembre.

DOCUMENTO CONDIVISO Sottoscrivendo il documento i critici hanno evidenziato come Democrazia e Uguaglianza abbia accreditato i partiti a discapito della base. Critica a mio parere incongrua. In realtà si era aperto un canale di confronto dove anche Democrazia e Uguaglianza era interlocutore e questo in politica va fatto pesare. Vi pare poco?

PROGRAMMA CONDIVISO (ALMENO IL NOSTRO!) Lo avremmo avuto il 18. Ci sono centinaia di documenti on line. La sintesi era prevedibile, nei punti di base: abolizione Jobs Act, abolizione Buona Scuola, abolizione Fornero, modifica articolo 81 della Costituzione, piano del lavoro e “new deal verde”, riduzione spese militari, riduzione imposte fasce più povere, aumento spese per istruzione e sanità. Poi c’era il convitato di pietra: l’Europa. Qui i pareri sono diversi, e non è il luogo per entrare nei dettagli. Ma Democrazia e Uguaglianza aveva a portata di mano un documento condiviso da portare al tavolo comune. Forse non avrebbe ottenuto tutto; ma avrebbe ottenuto qualcosa o abbastanza per rendere il programma di più graffiante rispetto al rischio che tutt’ora c’è, ovvero una riedizione dei buoni propositi di fine anni ’90 con qualche timido dubbio sull’Europa austera senza Piano B alla Mélenchon. Perché abbandonare?

CANDIDATURE? NO, NON CI SIAMO Ma il punto più controverso dell’articolo di Montanari è stato quello delle candidature. Scrive Montanari: “In un’assemblea costituita con metodo democratico, cioè veramente libera dal controllo dei partiti, avremmo chiesto con forza 4 vincoli: la presenza nei posti concretamente eleggibili della lista proporzionale di un 50% di donne; di un 30 % di under 40; di un 50% di candidati mai stati in Parlamento; e infine la non candidabilità di chi ha avuto ruoli di governo”. Ora, mentre lista unitaria e programma condiviso erano parte dell’Appello e sono in corso incontri in tutta Italia – e dunque un mandato sulla fiducia a Falcone e Montanari c’era – sulle candidature non c’è stata nessuna delega a Montanari di questo genere. Era il punto c), quel discorso si aprirà dopo il 2 dicembre. In quale occasione, dunque, vi è stata una forzatura già dimostrabile dei partiti? Sono supposizioni di Montanari e sulle supposizioni non si fanno saltare processi politici avviati anche bene nel metodo e nel merito, come da loro stessi ribadito fino a 4 giorni prima della rottura.

Le regole devono ancora essere definite, non abbiamo alcun collegio in cui vi sia un solo nome: dove sono le prove delle accuse di Montanari? Bisogna, o bisognava piuttosto, tenere duro nel merito fino all’ultimo e denunciare semmai abusi.

RISULTATO TRAGICO SE NON SI RIMEDIA Quegli stessi partiti coi quali il 7 novembre si sottoscrive un documento diventano “irriformabili” il 13 novembre? Un assist clamoroso al peggiore populismo e alla liquidazione della democrazia parlamentare difesa e ribadita di recente da Montanari. Non è la sua intenzione (e forse di Falcone): sono sinceri democratici e alfieri della Costituzione. Ma rischia di essere il risultato finale. Sicuramente ciò che viene percepito all’esterno.

PARTITO=CASTA? E COSA SONO LE “ASSEMBLEE DEMOCRATICHE” SE NON PARTITI PROVVISORI?

E qui, il punto che vorrei fosse approfondito, venendo, il sottoscritto, da anni di esperienze più o meno etichettabili “dal basso”, assembleari, orizzontali, culturali. Negli ultimi venti anni abbiamo avuto i no global, il “movimento dei movimenti”, i girotondini, il popolo viola, i movimenti referendari sull’acqua pubblica e il nucleare, i No Triv, i movimenti anti-austerità, i comitati per il referendum costituzionale. Per ultimo arriva il Brancaccio, che rispetto ai precedenti ha o aveva una ambizione più alta: portare l’assemblearismo orizzontale dentro il Parlamento riconoscendo, nelle premesse di Montanari, la forza dei partiti.

Affermare che i partiti sono irriformabili (“casta”!) mentre, ancora una volta, la “società civile” diventa mitica e linda, è un grave errore. Rileggo Montanari: “In un’assemblea costituita con metodo democratico, cioè veramente libera dal controllo dei partiti”. E l’Assemblea non sarebbe, essa stessa, in nuce magari, un partito? E con quei partiti si è interloquito in un normale confronto politico e ci si è anche recati (legittimamente a mio avviso) in visita al “leader calato dall’alto”, il Presidente del Senato Grasso, indicato quale possibile leader di Articolo 1-Possibile-Sinistra Italiana.

Eppure l’Appello parlava di lista unitaria, non di soggetto unitario: sappiamo che è impossibile realizzarlo in pochi mesi e su queste basi. Le parole frettolose di Montanari mi sembrano invece che cerchino troppo la liquidazione. E questo è, oggi più che mai, pericolosissimo. Mi dispiace ma dopo un bel ballo ha sbagliato l’ultimo passo del Brancaccio, quello decisivo, precludendosi i successivi.

Io credo che sia doveroso, invece, supportare i partiti in questo preciso momento storico in cui sono debolissimi ben sapendo che la politica è anche “sangue e merda” e che pretendere un coinvolgimento collettivo su un processo politico può voler dire, specialmente nei nostri tempi difficili e frenetici, non poter garantire istante per istante (oh, quanti danni la frenesia da social) una purezza ideale che, tuttavia, può restare integra e apprezzabile durante e soprattutto al termine del processo politico. Quando, tuttavia, si raggiungono dei risultati, o almeno si prova. Non quando ci si ritrae.

Detto questo, auguro ad Anna Falcone e Tomaso Montanari il massimo successo sul percorso di lungo periodo che hanno deciso, legittimamente, di intraprendere. Perché il punto più debole della loro attività era proprio nella mancata struttura da partito tradizionale in grado di governare al meglio decisioni collettive. Occorre più tempo (e qui hanno ragione). E anche un aiuto economico disinteressato, magari.

Io spero ancora che il 2 dicembre possano far sentire la loro voce nitida all’assemblea nazionale, perché lì c’è bisogno di loro. Per il presente e per il futuro.

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