SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla Camera dei Deputati arriva la discussione riguardante la direttiva Bolkestein, che rischia di “mandare all’asta” le concessioni demaniali e quindi le imprese che qui insistono. Di seguito l’intervento dell’onorevole marchigiana Lara Ricciatti, di Articolo 1 – Mdp, che riceviamo e pubblichiamo.

“Il gruppo di Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista si asterrà sul provvedimento. Lo facciamo in sintesi perché consideriamo un errore concedere una delega in bianco, nei fatti, al Governo sulla revisione della normativa sulle concessioni demaniali. Avete commesso ancora una volta un errore a maggior ragione perché non avete fatto tesoro della discussione avvenuta poco tempo fa dentro quest’Aula quando abbiamo affrontato, attraverso lo strumento delle mozioni, le tre aree di interesse della direttiva Bolkestein: gli stabilimenti balneari, le guide turistiche e gli ambulanti“.

“Oggi il Governo chiede una delega in bianco: nei fatti quasi priva di contenuti. Guardate, non illudiamo nessuno: se il provvedimento si conclude con il secondo articolo, cioè con la clausola di invarianza finanziaria ossia senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, significa che non c’è, nella pratica, alcuna volontà di tutelare i livelli occupazionali. È inutile parlare di riconoscimento delle professionalità acquisite sia in qualità di concessionario sia in qualità di gestore – vogliamo dirlo molto chiaramente – perché resterà solo nelle pagine di questi fogli e non ci sarà alcuna attuazione”.

“È giusto che il Governo intervenga sulle concessioni ma forse è il caso che i limiti vengano concordati con le associazioni di categoria, le grandi assenti dal disegno di legge sulla delega perché – è bene ricordarlo – le resistenze che spesso sono state palesate non sono incomprensibili se si pensa alla forte connessione tra la presenza di concessioni demaniali (o di altro tipo) e la generazione di economie locali che rappresentano spesso una delle poche fonti di reddito capaci di mantenere la coesione socio-economica soprattutto in un momento di estrema difficoltà sociale ed economica nel contesto italiano”.

Non si può penalizzare chi ha investito sulle proprie strutture turistico-balneari facendo affidamento su una proroga disposta da una legge dello Stato. L’applicazione della direttiva Bolkestein rischia di spazzare via un intero sistema turistico se non si corre ai ripari con un intervento legislativo che sappia affrontare, una volta per tutte, una questione per troppe volte rimandata: una vicenda non di facile soluzione che sconta anni di veti incrociati tra diversi interessi e una costante inerzia degli ultimi Governi succedutisi nel definire un quadro normativo complessivo”.

“Resta prioritaria per noi la necessità di tutelare il made in Italy in un settore, come quello balneare, strutturato spesso in piccole aziende familiari che difficilmente riuscirebbero a reggere il confronto con le aziende multinazionali. È inevitabile un adeguamento alle normative europee e sarebbero inutili battaglie contro i mulini a vento ma è necessario che il Governo apra, quanto prima, un tavolo con tutti gli attori del sistema per valutare una soluzione equilibrata che strutturi il sistema transitorio in grado di consentire a chi, per anni, ha continuato ad investire nelle proprie strutture, confidando in una continuità garantita dalle proroghe, di salvaguardare il proprio investimento e, aggiungiamo noi, il proprio futuro”.

“Possiamo penso rivendicare la questione come un fatto tutto inedito e tutto italiano perché, se è vero questo, proverei a fare i conti con il fatto che solo in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, una gran parte delle coste di interesse turistico sono occupate da stabilimenti balneari, da famiglie che vivono tutto l’anno con i profitti di quelle attività e generazioni e generazioni che si sono mantenute gli studi con i lavori stagionali, una tipicità tutta italiana che però in alcune parti del nostro Paese non ha funzionato: bisogna dirlo in maniera altrettanto onesta”.

“Voglio dirlo molto chiaramente: l’accesso alla spiaggia e al mare deve essere praticabile e non obbligatoriamente a pagamento e lo Stato deve sapere quante e quali concessioni demaniali esistono con i confini tracciati centimetro per centimetro. In audizione in Commissione X il rappresentante del demanio lamentò – le colleghe e i colleghi presenti se lo ricorderanno – di non avere dati relativi ai versamenti dei canoni. Per tale ragione, attraverso un nostro emendamento che avete respinto nell’indifferenza semi-collettiva di quest’Aula, vi avevamo proposto di svolgere un censimento prima di conferire eventuali deleghe al Governo: cosa normiamo se non abbiamo nemmeno le cifre precise?”

“Va bene, siamo d’accordo con la progressione del pagamento dei canoni: vanno rivisti. Ma prima sarebbe opportuno conoscerli in modo da avere un’idea di lavoro consapevole di quanto stiamo facendo oggi rispetto alla delega che noi oggi stiamo conferendo al Governo. Noi abbiamo come l’impressione che questa sia una risposta confusionaria e sbagliata a una richiesta o a più richieste che, invece, sono legittime e sono comprensibili. Nel frattempo, forse la legislatura in corso finirà e, per l’ennesima volta, non avremo, anzi non avrete risolto questo annoso problema di non facile soluzione certamente ma che vi trascinate da troppo tempo negli anni, sia a destra che a sinistra”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 367 volte, 1 oggi)