SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non solo il sistema di videosorveglianza di ultima generazione (CLICCA QUI), San Benedetto vuole avviare un percorso di transizione verso il concetto di “Smart City”. In questo senso va infatti l’approvazione, in Giunta, di un piano triennale d’azione che prevede una serie di innovazioni tecnologiche al limite del futurismo e che, se andranno in porto, potrebbero cambiare per sempre il volto della città e i gesti quotidiani dei suoi abitanti, dal parcheggiare al buttare l’immondizia.

Dicevamo della “Smart City”, un concetto applicabile allo sviluppo urbanistico e teso all’efficientamento dei servizi pubblici, in altre parole investire in progetti che consentano sia uno sviluppo sostenibile che un miglioramento della qualità della vita grazie, soprattutto, alle tecnologie più d’avanguardia. Tanti, nel mondo e anche in Italia, gli esempi più o meno riusciti e comunque in continuo sviluppo, di “città intelligenti”. Si va da Rio de Janeiro (uno dei primi esempi nel mondo qualche anno fa) a Varese e Torino, passando per Amsterdam e Dubai per concetti, come quelli di città e comunità intelligenti, contenuti in diversi protocolli dell’Unione Europea e recepiti anche nel nostro paese. Con il “Decreto Sviluppo” del 2012 per esempio.

Centro Operativo smistamento dati a Rio de Janeiro, una delle prime smart cities

Ma come intende avvicinarsi, la nostra città, al modello di città intelligente? Dai documenti pubblicati dal comune (clicca qui per scaricare il piano d’azione “Smart City User” 2018-2020) il progetto prevede una serie di strategie future applicabili in diversi campi del vivere quotidiano e traducibili, nell’immediato, nella possibilità di avviare alcuni progetti “pilota”. Molto ruota attorno alla necessità della transizione al digitale che porta con sé l’opportunità/onere di gestire una grande mole di dati sui servizi e sulla cittadinanza, che in teoria potrebbe servire alla politica per conoscere molto più velocemente le esigenze dei “governati”.

FIBRA OTTICA. Si parte dal cablaggio di San Benedetto, che verrà attraversata da una serie di arterie in fibra ottica che nell’immediato saranno utilizzate per il trasporto dei dati del progetto videosorveglianza che partirà a novembre ma che potrebbero aprire le porte anche a progetti, previsti nel piano, per connettere sedi comunali diverse (San Benedetto e Ascoli) oppure edifici pubblici all’interno dello stesso comune (trasmissione dati ad alta velocità fra Comune, scuole, sedi delle forze dell’ordine ecc.). Accanto a questi scenari anche il piano di ampliare il Wi-fi pubblico che ad oggi è limitato alla sola sede comunale e, in estate, al lungomare.

INTERNET DELLE COSE. Un concetto importante adottato dal progetto “smart city” in salsa sambenedettese è quello dell'”Internet delle Cose”. Si tratta di un’evoluzione del concetto di internet e della comunicazione in rete. In termini piuttosto spiccioli gli oggetti acquisiscono “intelligenza” poiché in grado di recepire dati dall’esterno e trasmettere informazioni su loro stessi. E’ un po’ il concetto delle scarpe da running con il sensore in grado di dare informazioni su distanza coperta, calorie bruciate ecc. In urbanistica l’Internet delle Cose si può applicare a diversi campi e oggetti.

Parcheggi “intelligenti”: i sensori sono immersi nell’asfalto

A San Benedetto si pensa, per esempio, di dotare i lampioni della luce (circa 10 mila che, fra le altre cose, col progetto stesso verranno dotati di lampade a led) di chip ad antenna in grado di trasmettere e ricevere dati. I campi in cui San Benedetto pensa di sfruttare le sue “antenne” sarebbero molteplici. Si va dai sensori per monitorare l’inquinamento dell’aria o gli odori nel caso in cui vengano piazzati vicino a una discarica passando per l’inquinamento acustico. Si pensi a un sensore vicino ai locali della movida in grado di trasmettere, tramite le antenne, i dati alla polizia municipale. Anche questo è previsto. Un’ulteriore sviluppo della tecnologia dei “chip” e della trasmissione radio potrebbe toccare frontiere inesplorate come la geo-localizzazione degli oggetti (chip nelle auto per far fronte ai furti ad esempio) e finanche delle persone visto che si potrebbero “chippare” bambini e anziani e rendere più facile ritrovarli in caso di smarrimento.

CASSONETTI INTELLIGENTI E CONTATORI “PARLANTI”. Un altro sensore è quello volumetrico in grado di sapere quando i cassonetti dei rifiuti sono pieni e necessitano di uno svuotamento straordinario (da abbinare alle App per smartphone che indichino, ai cittadini, giorni e ore per il conferimento dei rifiuti). O ancora i chip “annegati” nell’asfalto in grado di riconoscere se un’auto che occupa un parcheggio per disabili è autorizzata a farlo. Una tecnologia che i tecnici del Comune che hanno sviluppato il progetto prevedono si possa applicare anche ai contatori (dell’acqua per esempio) in grado di avvertire il cittadino su eventuali consumi anomali.

Un cassonetto “intelligente” con sensore in grado di misurare il volume di rifiuti

ALTRI POSSIBILI PROGETTI: TOTEM INFORMATIVI E CAR SHARING. Altri progetti che rientrano nel piano “smart city user” per il triennio 2018-2020 e che quindi potrebbero vedere realmente la luce fra le nostre strade sono il progetto del “car sharing” (auto elettriche che si prevede di mettere a disposizione, all’inizio dei soli turisti, con il supporto dell’associazione albergatori magari) e quello dei “Totem”.

Un esempio di “Totem” informativo digitale in una città

I “Totem Informativi” sono l’evoluzione nell’era digitale dei classici cartelli “voi siete qui”: delle strutture (totem appunto) dislocate sul territorio e in grado di dare informazioni in tempo reale ai cittadini. Sul traffico per esempio ma anche sul meteo o per veicolare news sulla città o punti per ricaricare cellulari e dispositivi elettronici.

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