“Abbiamo concentrato le poche risorse sui giovani e sugli investimenti”. Così disse a settembre il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. E basta leggere la Nota di Aggiornamento del Def, Documento di Economia e Finanza, per capire quanto le risorse siano poche e quanto concentrate.

Se abbiamo già visto come, nero su bianco, non siano previsti negli anni a venire particolari riduzioni della pressione fiscale (sempre sperando che la crescita del Pil si mantenga come nelle previsioni), basta analizzare le voci relative agli investimenti per avere un quadro depurato da qualsiasi propaganda, favorevole o contraria al governo che essa sia.

I numeri sono chiaramente impietosi e disegnano una flessione sia in termini assoluti sia in riferimento percentuale al Pil (che è il dato più interessante). I vincoli ai cui si auto-sottopone il governo consentono una tenuta – ma non un incremento – negli investimenti fissi lordi (appena il 2,1% del Pil fino al 2019) e nei contributi in conto capitale, si dimezza invece la voce “altri trasferimenti”, sia in termini assoluti che percentuali.

Dal 2016 al 2019 si prevede, complessivamente, una riduzione della voce “spese in conto capitale”, del 10% in rapporto al Pil. Non bene, Pier Carlo.

 

 

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