Da Riviera Oggi n° 1135 in edicola

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ecco la seconda parte della cronistoria che vede protagonista la Piscina Comunale di San Benedetto, una serie di pillole, mese per mese, che vanno dal 2005 fino ad oggi. La scorsa volta vi abbiamo parlato delle lotte delle società di nuoto, del cambio di regolamento per la concessione degli spazi acqua e dei primi propositi di Gaspari di fare un nuovo impianto.

Ripartiamo da lì, dal 2009, e arriviamo fino al 2012. Passiamo per un pronunciamento del Tar sul regolamento degli spazi acqua e arriviamo alla “saga” della megavariante al Piano Regolatore per poi chiudere questa seconda puntata con il progetto da 13 milioni di Viale dello Sport per la piscina nuova e con la vicenda dei lavori a cui fu obbligato il Comune a partire dal novembre 2012, a seguito di un esposto alla Procura. Nel prossimo numero la terza e ultima parte.

QUI LA PRIMA PARTE

SETTEMBRE 2009. POOL NUOTO VA ALL’ATTACCO

Il regolamento per gli spazi acqua modificato dall’assise a fine 2007 ha le sue ripercussioni più dure quasi due anni dopo. E’ il settembre 2009 infatti quando la Pool Nuoto, che si accinge a partecipare agli europei di nuoto categoria “Master” a Cadice, lamenta di difficoltà riscontrate nell’allenarsi alla piscina “Gregori”. “La piscina di San Benedetto a settembre è chiusa e nonostante numerose richieste verbali, non ci è stato concesso l’uso” fanno sapere a inizio settembre dalla società di nuoto. E ancora: “Per partecipare agli Europei ci siamo allenati in altre piscine a Castorano e addirittura a Pescara”. Il Comune risponde immediatamente alla Pool, per bocca della dirigente Renata Brancadori che spiega che a settembre la piscina è chiusa per manutenzione, aggiungendo: “Pur con alcune carenze strutturali derivanti dalla vetustà dell’impianto, grazie a queste manutenzioni la piscina ha sempre ottenuto l’approvazione degli organi di controllo”.

OTTOBRE 2009. SPAZI ACQUA, LA QUESTIONE RISCHIA DI FINIRE IN PROCURA

Dopo gli Europei in Spagna la Pool Nuoto torna all’attacco lamentando discriminazioni per i propri iscritti per quanto riguarda l’assegnazione degli spazi-acqua. Il nodo resta il regolamento modificato nel 2007 che assegna le corsie alle tre società sambenedettesi (Cogese, Pool e Delphinia) in base a punteggi che, per il 60% tengono conto del numero di iscritti per società, e per il restante 40% dei risultati ottenuti nelle competizioni della precedente stagione. La Pool, che opera prevalentemente con i “Master” (over 25 anni), lamenta meno ore a disposizione in piscina, che derivano dal fatto che le competizioni agonistiche (a cui Delphinia e Cogese partecipano di più) , rispetto a quelle master, fruttano punteggi superiori (questo è il nodo del cambio di regolamento).

In quell’ottobre Pool contesta anche le verifiche, fatte sulle altre squadre dal Comune, sul numero di iscritti. Risponde di nuovo Renata Brancadori che afferma come ci siano “discrepanze rilevanti” fra le attestazioni sul numero di iscritti fornite dalle società e il registro degli accessi (tramite badge) in piscina. Il Comune si riserva quindi di coinvolgere addirittura la Procura della Repubblica “affinché valuti se nelle discrepanze emerse si ravvisino profili di rilevanza penale” afferma la Brancadori. La questione, poco dopo, finirà all’attenzione del Tar.

FEBBRAIO 2010. IL TAR SI PRONUNCIA IN FAVORE DEL COMUNE

Il 12 febbraio 2010 si conclude con una sentenza del Tar la lunga vicenda che aveva visto contrapposte la società Pool Nuoto e l’amministrazione comunale circa gli spazi assegnati in piscina. Il tribunale regionale dà ragione al Comune e condanna la società di nuoto al pagamento delle spese processuali affermando la legittimità della scelta politica di cambiare il regolamento e assegnare più peso ai punteggi degli agonisti (che incidono per il 40% sull’assegnazione delle corsie). Il Tar specifica: “Si tratta di una scelta di politica sportiva insindacabile, dato che non viene in alcun modo messa in discussione la differenza tra le due competizioni. Infatti le gare del calendario agonistico – si legge nella sentenza – non possono che richiedere, per la maggiore qualificazione degli atleti e la presenza di tempi limite, superiori esigenze di allenamento, per il raggiungimento di risultati, rispetto alle gare supermasters a cui possono partecipare gli atleti di età superiore ai 25 anni”.

PRIMAVERA-ESTATE 2010. LA SAGA DELLA MEGAVARIANTE

Inizia a San Benedetto la “saga” della megavariante al Piano Regolatore (la delibera è di fine 2009) voluta da Giovanni Gaspari che vedrà nascere un comitato, propositi di referendum e pure minacce di ricorsi in tribunale. Si parla di trecentomila metri cubi di diritti di edificazione destinati a sbloccare una serie di opere in città. A partire dalla “Grande Opera” della Fondazione Carisap passando per una nuova sottostazione ferroviaria, la riqualificazione dell’area Ballarin e dell’area ex Brancadoro (entrambe divennero potenziali sedi proprio della Grande Opera) e anche una nuova piscina comunale.

GENNAIO 2011 

“Serve una nuova piscina comunale” è il mantra ripetuto dall’Amministrazione Gaspari per quasi tutto il 2010. Riviera Oggi, in un articolo di Pier Paolo Flammini del gennaio 2011, fa una valutazione. In ottica di “Città Grande”. Serve a tutti i costi una nuova piscina comunale con quella di Grottammare nelle vicinanze (e quella di Monteprandone che sembrava in incubazione)? Era il succo dell’articolo di Riviera Oggi che scriveva così: “Tra il 2006 e il 2011, i cinque anni di mandato Gaspari, per i centomila abitanti della Grande Città (area metropolitana sambenedettese) è accaduto qualcosa, in tema di piscine pubbliche. Da una, si è arrivati a due, mentre la terza è in incubazione. Grottammare, infatti, già da alcune stagioni ha la sua piscina comunale. Monteprandone, che al parto pensava già dal 2007 all’interno dell’accordo di programma relativo alla zona industriale – dunque, non coperto da segreto istruttorio, questa voglia di partorir piscine – è arrivato nel dicembre 2010 alla definizione del tutto, e anche lì sorgerà una nuova piscina comunale (in realtà poi i propositi di monteprandonesi tramonteranno n.d.r.). Un’altra piscina, dunque, è necessaria. Ma ci sarà modo e modo di valutare come, dove e in cambio di cosa.”

AGOSTO 2011. PISCINA, GASPARI APRE AI PRIVATI

“Se ci pensasse qualcun altro la struttura renderebbe sicuramente di più. In mano ai privati farebbe faville. Se c’è qualcuno che si ritiene capace di farlo, si faccia avanti” sono le parole del Sindaco Giovanni Gaspari pronunciate nell’agosto 2011 in un incontro con la stampa. In quel momento sembra che l’Amministrazione voglia dare in gestione la piscina “Gregori” con l’idea di una nuova struttura sempre in programma. In quel momento però il progetto megavariante sembra in procinto di essere abbandonato anche perché l’eventuale referendum (in quell’estate si fissò anche una data per la consultazione nel novembre 2011) viene giudicato troppo costoso dalla maggioranza, che voleva evitarlo, nonostante le pressioni di Sel.

SETTEMBRE 2011. GASPARI CONTRO LE SOCIETA’ DI NUOTO

Dove sta scritto che un Comune deve prendersi carico della gestione di una piscina, che costa alla collettività 300 mila euro l’anno e invece dà utili soltanto ai privati che non investono neanche un euro?” chiosa Gapsari a fine settembre nel corso di una cena organizzata dal CT Maggioni. “Qualcosa non va – ha continuato il primo cittadino prima di lasciare la cena del Sabya – Pubblico e privato si dividano le spese e, se andrà bene, il privato guadagnerà. L’altro sistema non funzionerà più, in futuro. Noi investiremo negli sport a San Benedetto a patto che il privato si renda disponibili ad un progetto, come quello del Circolo Maggioni”.

OTTOBRE 2011. PISCINA, 240 MILA EURO DI PERDITE ANNUE. SCOPPIA LA GRANA DEI DIPENDENTI

L’idea megavariante tramonta definitivamente (la delibera sarà revocata dal Consiglio a novembre 2011), ma non i propostiti di una nuova piscina. “Quella esistente la costruimmo nel 1977, dopo trentaquattro anni si deve riprendere il cammino” dichiara Gaspari a ottobre 2011. In quel periodo, con l’amministrazione che si scontra con i sindacati per la volontà di esternalizzare i dipendenti della “Gregori”, Riviera Oggi approfondisce i dati sul bilancio dell’impianto natatorio. Escono fuori, in un report del nostro settimanale, perdite per oltre 240 mila euro l’anno. I conti contengono anche i costi del personale, che incidono sul bilancio della piscina, per 336 mila euro (lordi).

DICEMBRE 2011. MARCO CURZI: “NON POSSIAMO PERMETTERCI PERDITE PER 240 MILA EURO”. IL CONSIGLIO METTE UN TETTO ALLE TARIFFE PER NUOTARE

Nel dicembre 2011 l’allora assessore allo Sport Marco Curzi rilascia un’intervista a Riviera Oggi. “Non possiamo permetterci il lusso di una perdita di 240 mila euro l’anno” chiosa. E ancora: “La struttura ha bisogno di essere riqualificata e servono almeno 600 mila euro ma il Comune proprio non ce la fa.” Sui dipendenti: “Penso che i dipendenti della piscina, siano dei grandi lavoratori, nonostante percepiscano uno stipendio da fame. Dal mio punto di vista li capisco. Comprendo lo stato di ansia in cui può vivere una persona che non sa cosa lo aspetta”. Lo stesso mese il Consiglio mette un tetto alle tariffe applicate dalle società di nuoto, giudicate tra le più alte della Regione. Si stabilisce che le stesse non potranno superare il tetto massimo di quelle applicate nelle piscine comunali della Provincia di Ascoli Piceno e della Regione Marche.

MARZO 2012. L’AMMINISTRAZIONE GASPARI APRE AI PROJECT FINANCING

Il Comune mette a bando la gestione del bar della piscina. Nello stesso mese, in una riunione di maggioranza l’assessore ai Lavori Pubblici Leo Sestri apre all’ipotesi project financing per la nuova piscina. Con lo stesso strumento si pensa anche di realizzare un parcheggio interrato in piazza San Giovanni e di finire il tratto Nord del Lungomare. Si individua, in linea di massima, anche l’area per il nuovo, ipotetico, impianto natatorio. Si tratta dell’area dove insiste, in estate, il Luna Park, in Viale dello Sport.“26 mila metri cubi disponibili, la destinazione sarebbe idonea” dichiara Sestri.

ESTATE/AUTUNNO 2012. DALLA RICERCA DI IMPRENDITORI A UN PROGETTO DA 13 MILIONI DI EURO

Ad agosto 2012 il Comune pubblica sull’Albo Pretorio l’avviso relativo alla presentazione di manifestazioni di interesse per l’impianto natatorio. Il vincitore del bando otterrà il diritto a gestirlo per un minimo di vent’anni. A settembre si scopre che una sola manifestazione d’interesse dei privati è giunta in Comune.

A ottobre viene dunque presentato un progetto da 13 milioni di euro che verrebbe portato avanti dalla ditta Piergallini. La location è Viale dello Sport, affianco al Palazzetto Speca. La struttura pensata sarebbe multipiano, con parcheggi interrati, negozi, ristoranti. Poi la piscina. Con più vasche. Una olimpionica da 50 metri divisibile in due, una per l’attività di riabilitazione ed una per i più piccoli. Esternamente invece, spazio ad un’altra vasca della lunghezza di 25 metri. Il termine dei lavori sarebbe stato il 2014 con la ditta Piergallini che, in cambio, voleva chiedere all’amministrazione di erigere una palazzina ad uso commerciale, in una zona adiacente già di sua proprietà, un proposito che ancora una volta avrebbe avuto bisogno di una modifica al piano regolatore.

NOVEMBRE 2012. ARRIVA UN ESPOSTO E L’OBBLIGO DI FARE DEI LAVORI. GASPARI: “C’E’ QUALCUNO CHE VUOLE CHE LA CITTA’ ABBIA PROBLEMI”

In piscina scoppia un principio di incendio negli spogliatoi, l’origine sembra il malfunzionamento di un asciugacapelli. La dipendente Maddalena Papalino, intervenuta sul postova a finire al pronto soccorso e d’urgenza all’ospedale di Fano in camera iperbarica. Scriverà  poi una lettera a Gaspari, dicendo, in un importante passaggio: “Caro sindaco, manca il salvavita nell’impianto elettrico”. Scoppia un piccolo caso sulla stampa che porta di nuovo a parlare la dirigente Renata Brancadori. Il succo della replica alle polemiche è questo: “L’ impianto elettrico della piscina è conforme alle disposizioni legislative vigenti”.

L’episodio, ma soprattutto un esposto in Procura presentato da una società di Corridonia (Mc) in quello stesso periodo, porta a dei controlli da parte delle autorità. Quindi l’obbligo di fare dei lavori di adeguamento per oltre mezzo milione di euro. A fine novembre il Comune approva la delibera che stanzia i fondi, che vengono presi da quelli in cantiere per la riqualificazione del tratto Nord del Lungomare. “Ci sono stati dei controlli e ci hanno imposto di approvare la delibera entro il 22 novembre. In caso contrario la piscina avrebbe dovuto chiudere” dichiara il Sindaco. Gaspari punta il dito contro chi ha obbligato l’Amministrazione ai lavori. “C’è qualcuno – accusa – che vuole che questa città abbia problemi. Non vorrei che l’accanimento terapeutico del pubblico fosse solo contro il pubblico. Faremo il possibile per cercare di resistere”.

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