SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una nota stampa del Movimeno Cinque Stelle di San Benedetto che pubblichiamo di seguito.

Di una cosa siamo certi: sono pochissime le persone che si sono accorte che le macerie, anziché essere macerie, fossero oro. Chi se ne è accorta invece è la PicenAmbiente che fa il suo lavoro e che con questo “oro” ricava circa 50 € a tonnellata.

Se pensiamo che la quantità di macerie da spostare è sull’ordine del milione di tonnellate, e ad oggi ne sono state spostate circa 70 mila, ci si rende conto quando sia importante questo business.

Ma la cosa strana è che nessuno ha pensato alla tutela della salute dei cittadini residenti nelle zone dove vengono trattate queste macerie, che devono subire giornalmente disagi dovuti sia al passaggio deitanti mezzi pesanti (50 al giorno), sia alle polveri che ne derivano e sia ai disagi provocati dalla lavorazione delle stesse.

Parliamo di zone densamente abitate, dove la matrice aria è già fortemente degradata e dove le abitazioni sono ubicate a poche decine di metri da luoghi dove queste “preziose” macerie vengono portate, riprese e poiancora una volta ri-lavorate. Polvere e particolato a volontà in zone già antropizzate e dove non si può avere la certezza scientifica della presenza di amianto in forma di micro particelle.

Il “Disciplinare Tecnico del Contratto di Servizio e il Piano Macerie” prevede che i camion debbano essere coperti da teloni per non disperdere polveri nell’atmosfera: speriamo sia così. Prevede inoltre che le macerie dovrebbero essere sempre bagnate (…” materiali polverulenti, sarà eseguito con basse altezze di getto, per limitare la diffusionedel particolato”), sia nel carico che nello scarico, ma probabilmente non è sempre cosi!: anche qui speriamo sia così.

Prevede inoltre che i “Siti di Deposito Temporaneo” debbano essere scelti “in conformità ai principi generali di salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica” e per questo è opportuno che “tali siti si trovino in aree pianeggianti molto prossime alle zone di operazione e “non soggette a rischio idraulico o idrogeologico”.

Invece abbiamo un sito di deposito temporaneo dentro una zona densamente abitata come lo è Centobuchi,e la lavorazione avviene nella zona Agraria praticamente a poche centinaia di metri dalle abitazioni, zona ad alto rischio alluvioni E2/E3.

I cittadini, in primis, si domandano il perché non sia stata fatta la scelta di tombare le macerie vicino alle zone del sisma dove sono ubicate decine di cave dismesse, come si è fatto in Umbria o durante il terremoto dell’Aquila. Perché non è stata presa in considerazione l’opportunità di lavorarle in loco, con strutture mobili, movimentandole e trasportandole il meno possibile, come afferma il Disciplinare; perché non si è attuata questa procedura che avrebbe comportato una riduzione notevole del rischio di dispersione degli inquinanti e che avrebbe sensibilmente ridotto i costi di smaltimento?

Come mai il Sindaco di San Benedetto del Tronto, primo responsabile della salute pubblica, della protezione civile e della pubblica incolumità, non ha ancora espresso una sua opinione e non ha agito per bloccare questa anomala situazione? Perché ancora tarda una sua azione politica a risposta dei tanti cittadini della zona Agraria che avanzato perplessità e chiedono aiuto alle Istituzione più vicine?

Nel quartiere Agraria si è già creato un comitato denominato “Tutela della Salute zona Agraria”, un comitato già molto attivo e che sta raccogliendo centinaia di firme per presentare un esposto/denuncia, alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, in virtù anche degli eventuali danni patrimoniali legati alla svalutazione economica dei loro immobili.

Una esposto/denuncia verrà presentato anche dal nostro consigliere regionale (Peppe Giorgini, ndr), per chiedere alla Procura il rispetto delle leggi a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.  

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