SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Numerosa affluenza all’inagurazione di Eikon Culture, la mostra internazionale di fotografica al Palariviera di San Benedetto.

Tre i fotografi marchigiani esposti: Alberto Cicchini, Dino Cappelletti e Luca Barlocci.

Le foto di Cicchini riguardano il sisma 2016 e mostrano cos’è accaduto nelle prime ore del disastro ad Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e Arquata del Tronto. Il reportage ritrae volti increduli e spauriti, un’anziana che fissa il vuoto dentro un’auto, il coraggio dei soccorritori e il nulla infinito lasciato dalle macerie. Un racconto per immagini per non dimenticare ma soprattutto per aiutare i sopravvissuti.

73 i progetti provenienti da Italia, India, Francia, Germania, Israele, Taiwan, Svezia, Nuova Zelanda, Nigeria, Giappone, Russia, Ucraina, Sud Africa, Islanda. Le immagini raggruppate in pannelli bianchi, raccontano di luoghi e tradizioni e valorizzano il patrimonio artistico, naturale, culturale e architettonico dei vari Paesi di provenienza.

Di grande impatto emotivo tutti gli argomenti trattati:

le tragiche immagini del terremoto del Centro Italia e di una popolazione che seppur colpita duramente non si arrende;

l’Emancipazione delle donne della piccola comunità indigena Nahua di Tlaola-Messico;

la Purim Holiday di Gerusalemme;

le tradizioni del Carnevale sardo;

i Riti della Settimana Santa di Porto Empedocle;

l’Etna e il suo territorio;

le feste medievali russe;

le piccole fabbriche di mattoni indiane;

le gare sportive degli atleti disabili;

i rituali di esorcismo in India;

il quartiere di Mea Shearim, nel cuore di Gerusalemme, dove la vita ruota attorno alla rigorosa adesione alla legge ebraica;

All’interno dell’esposizione, si è aggiunta una collettiva curata da Roberto Steve Gobesso, “Elogio dell’Ombra“, 29 fotografi che hanno reso l’ombra protagonita dei loro lavori. Tre giorni intensi con il maestro Angelo Raffaele Turetta, uno dei più apprezzati fotografi di scena del cinema italiano, con il suo workshop al Palariviera dal titolo “L’inganno degli occhi”, che ha emozionato ragazzi e ragazze di ogni età.

Turetta inizia la sua carriera fotografando l’avanguardia teatrale degli anni Settanta e Ottanta. Nel 1982 comincia la sua collaborazione con l’Agenzia Contrasto, per la quale lavora realizzando reportage su temi sociali e di attualità, sia nazionali che internazionali. Di grande rilievo i suoi lavori romani su tematiche come l’emigrazione, la prostituzione, l’emarginazione e le feste private dell’alta borghesia. È il 1990 quando diventa fotografo di scena per il cinema, collaborando con registi quali Sergio Rubini, Dario Argento, Christian De Sica e Cristina Comencini. Molto importante il suo rapporto con Marco Tullio Giordana, per il quale segue tre film: “I cento passi”, “Quando sei nato non puoi più nasconderti” e “La meglio gioventù”. È stato più volte vincitore del Concorso Nazionale per Fotografi di scena del Centro Cinema di Cesena e nel 2001 ha vinto anche il primo premio nella sezione “Arte” del World Press Photo con un’immagine surreale scattata durante una pausa di lavorazione della serie televisiva “La Piovra”.

Domenica primo ottobre si è tenuto il convegno “I Luoghi del Sisma, un anno dopo” promossa da Eikon Culture del presidente Vito Finocchiaro,un’associazione culturale di divulgazione fotografica. Sono intervenuti Marco Scintilla, rappresentante di Eikon Culture, Remo Croci, giornalista Mediaset, i fotoreporter Alberto Cicchini e Alessio Pagani, il capo campo della Protezione Civile di Acquasanta Terme Francesco Riti e l’agente di polizia di Capodacqua Fabio Cortellesi.

Remo Croci ha fatto il punto della situazione dei 13 mesi trascorsi dal primo sisma del 24 agosto, riscontrando pochi cambiamenti. “Sul territorio italiano le misure di prevenzione per gli eventi sismici non sono sufficientemente adeguate”, ha detto. Remo ha creato una piccola rubrica sul suo profilo Facebook dal titolo “Io i fari non li spengo”, dove tutti possono vedere la situazione in diretta.

Alberto Cicchini, uno dei primi fotografi ad arrivare sul posto la notte del terremoto, è passato ad illustrare le sue fotografie. Storie di gente comune che nel giro di pochi istanti ha perso tutto ciò che aveva. “Case sgretolate, giochi di bambini tra le macerie, orologi fermi, vittime feriti urla e silenzi per sentire chi era ancora in vita, tutto fino la chiusura della zona rossa”.

Commoventi racconti di gente che chiede di farsi fotografare per ricordare un momento della loro vita. Renato Firmani, immortalato per suo volere davanti alla sua abitazione distrutta, e Luigino Petrucci, seduto di fronte al suo negozio di alimentari inondato da bevande e cibo. Alessio Pagani ha mostrato un anno di terremoto in pochi scatti significativi in bianco e nero. Fabio Ieppariello tecnico dell’unità cinofila del soccorso alpino che nella corsa per vestirsi durante la scossa ha dimenticato di indossare i calzini dentro i suoi scarponi da montagna, riuscendo ad infilarseli solo 48 ore dopo.

Francesco Riti racconta: “Ho dovuto scomodare un generale per far intervenire l’esercito perchè coloro che gestivano l’emergenza non ritenevano opportuno l’utilizzo di mezzi speciali”. Riti ha mostrato video dell’arrivo di un veicolo blindato militare per salvare una famiglia da cinque giorni intrappolata in una roulotte per la grande nevicata dell’inverno scorso. Ha recuperato un giovane pastore che non aveva cibo da due giorni, il telefono scarico e gli animali morti. Cortellesi ha raccontato i momenti devastanti vissuti dalla sua famiglia mettendo in salvo vite umane. Ha sfondato la porta basculante del suo garage con un’ascia per mettere in salvo i suoi cari. Crepe che spaccavano edifici e strade, massi che rotolavano giù dalle sue amate montagne, il racconto di un inferno in un giorno d’estate.

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