SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ricorre in questi giorni il primo anniversario della scomparsa, a seguito di un banale incidente, di Gerardo “Jerry” Cicconi, artigiano, pescatore, imprenditore edile che nel 1956 era emigrato a Catalina, in California per sposare una donna italo-americana.

Negli Stati Uniti, Cicconi era divenuto famoso sia per la sua bravura nella costruzione di scafi per la pesca al pesce spada con l’arpione, ma anche per la capacità di costruire case di indubbia bellezza e affidabilità, al punto che nel 1997 la famosa giornalista del Los Angeles Times, Janet Wiscombe, gli aveva dedicato un’intera pagina per raccontare la sua vita e dare voce alla sua protesta contro coloro che pescavano il pesce spada con sistemi più cruenti, che impoverivano l’Oceano di prede da catturare.

Il pescatore sambenedettese aveva conosciuto la sua futura sposa nel corso di un viaggio a Long Beach, negli Stati Uniti, che aveva compiuto come giovane ingegnere della Marina Militare italiana su un dragamine, senza sapere una parola di inglese. Era cresciuto con il nonno, fabbro, dopo la prematura scomparsa del padre che gli inculcò il concetto che “nessuno è perfetto, ma tutto è possibile”. Nel tempo libero Cicconi andava a pesca e nel 1957 gli fu assegnato un trofeo per la cattura del pesce più grande pescato da un singolo pescatore, un Marlin blu del peso di 365,5 libbre. Fu questa una delle più grandi soddisfazioni provate nel corso della sua vita, tanto da ricordarlo spesso nei suoi discorsi con amici e parenti.

A bordo della sua “Felucca”, armato del suo arpione lungo dodici piedi catturava, nei tempi più prolifici, in media 250 esemplari di pesce spada a stagione, in un’estasi che però diventò dopo alcuni anni un tormento per l’avvento di più sofisticati sistemi di pesca che spopolarono l’Oceano e resero quasi impossibile la professione di Jerry Cicconi, artigiano per abilità, imprenditore per capacità e pescatore per vocazione.

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