SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il nuovo testo unico sulla pesca è stato approvato dalla Camera il 24 settembre e ora è calendarizzato per sbarcare sul tavolo della commissione del Senato per poi arrivare all’approvazione “entro la fine di questa legislatura” prevede il deputato Luciano Agostini che della legge è stato relatore e che oggi “spiega” direttamente a San Benedetto, accompagnato da una folta rappresentanza del Pd (assieme a lui il capogruppo sambenedettese Di Francesco, il consigliere regionale Fabio Urbinati, i due segretari di circolo cittadini Benigni e Giobbi e il braccio destro di Ceriscioli Anna Casini).

Tre i punti fondamentali della nuova legge: 1) L’istituzione di un fondo orientato a finanziare la ricerca e le nuove strumentazioni sui pescherecci, un fondo da 3 milioni di euro ma che potrà essere rimpinguato, anno per anno, con la legge di stabilità.

2) L’istituzione dei famosi “distretti di pesca” che mirano, come da dettami europei, a diminuire lo sforzo di pesca e sostenere i sistemi produttivi locali (si punta sia alla sostenibilità ecologica che all’incremento delle risorse locali). In questa misura si incastona anche la delega al Governo che consentirà un potenziamento degli ammortizzatori sociali nel settore Pesca ( si parla del suo inserimento nella riforma del lavoro). Sostengo all’occupazione, cassa integrazione e forme di impiego alternative nei periodi di fermo pesca, esigenze più volte gridate dalla marineria sambenedettese e per Agostini “un provvedimento che può portare alla fine del fermo pesca così come lo conosciamo”.

3) E poi una nuova normazione sull’itticoltura che potrebbe aprire “a fronti diversi dal solo allevamenti di mitili, potremo guardare anche la pesce azzurro” annuncia invece Fabio Urbinati. E ancora una rivoluzione delle quote di pesca del tonno rosso. Finora infatti  il 75% delle quote italiane era destinato a “12 imbarcazioni, una situazione che aveva creato un monopolio” spiega sempre l’onorevole Agostini. Con le nuove regole vengono sostanzialmente ribaltate el quote e passa addirittura al 70% la quota di pesca del tonno cosiddetta “accidentale” ovvero la quota riservata ai pescatori che pescano appunto “accidentalmente” un tonno e non sono costretti a ributtarlo in mare (adesso questa quota è ferma al 5% del totale dei tonni che si possono pescare nelle acque italiane”. Una misura dettata dall’esigenza di controllare il numero di tonni, pesci predatori che incidono sulla popolazione di pesce azzurro, la specie “bandiera” dell’Adriatico.

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