SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un momento delicato in casa Samb, inutile negarlo. Due sconfitte dolorose, contro Fermana e Padova, seppur entrambe arrivate in circostanze che non possono permettere sentenze definitive nei confronti di Moriero e dei suoi ragazzi, non sono di certo il miglior viatico per avvicinarsi verso una doppia sfida in trasferta in quattro giorni a Reggio Emilia e poi a Portogruaro contro il Mestre.

I rossoblu approcciano ai fitti impegni della settimana con un allenamento doppio al Riviera delle Palme nella giornata del 27 settembre, un allenamento in cui “stiamo lavorando come al solito senza condizionamenti dalle due sconfitte” assicura Nicola Valente, che incontra la stampa dopo pranzo e nell’intervallo fra un allenamento e l’altro. L’esterno veneto è uno abituato ad andare veloce. E’ infatti nato a Zevio, nel veronese, patria di alcuni ciclisti degli anni ’80 e ’90 specializzati in cronometro e velocità come Strazzer e Poli che fu pure campione olimpico a Los Angeles.

Velocità dicevamo, ma anche lucidità, quella di saper analizzare le ultime uscite della sua squadra. “Il risultato contro il Padova è un po’ bugiardo perché abbiamo fatto gioco ma sappiamo che questo sport è così, ti toglie e di dà. Adesso la nostra missione è quella di andare a Reggio Emilia a testa alta e a giocarcela”.

Ovviamente il morale dev’essere di quelli positivi e pure Valente conviene che meno si pensa alle due sconfitte e meglio è. “Dobbiamo evitare di buttarci giù perché si rischia l’effetto domino” chiosa saggiamente l’ex ala del Siracusa che sembra aver già capito l’ambiente in cui gioca: “San Benedetto è una piazza esigente per la storia che ha avuto. So che due sconfitte possono essere viste un po’ male”.

Valente fa infine una riflessione sul suo impiego, non sempre continuo, e che, forse penalizza un po’ chi fa il suo ruolo. “E’ vero, per un esterno è importante giocare con continuità” ammette il calciatore “ma al momento non mi sento penalizzato ma stimolato (così come si dice stimolato di andare a giocare in un teatro come il Mapei) perché vuol dire che devo lavorare di più per giocare di più. Penso che bisogna sempre lavorare al massimo, anche se poi il lavoro è finalizzato a pochi minuti in campo la domenica”.

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