SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un algoritmo che crea musica. E’ questa l’idea messa a punto dal gruppo internazionale di ricerca dei Sony Computer Science Laboratories di Parigi. Al progetto non poteva mancare la partecipazione italiana, con Vittorio Loreto e Francesca Tria, dell’università Sapienza di Roma.

Un programma che potrebbe un giorno rivaleggiare con la grande musica d’autore, in grado di trasformare i tratti caratteristici di un brano in formula matematica, da applicare a nuove composizioni.

L’algoritmo segue il modello della cosiddetta Maximum Entropy, un principio statistico che consente di trovare le similitudini confrontando diversi brani dello stesso autore. Si prenda ad esempio Alvaro Soler: il programma dapprima analizzerà tutti i suoi brani, dai nostalgici ritmi di “El mismo sol” al coinvolgente romanticismo di “Yo contigo, tu conmigo”.

Poi registrerà alcune caratteristiche che accomunano i vari pezzi. “Abbiamo trovato la ricorrenza di coppie di note” Spiega Vittorio Loreto “e in base a queste viene costruito il modello fisico che può aver ragionevolmente prodotto il brano musicale“.

Da tutte le informazioni estrapolate, verrà ricavato un modello plausibile dello stile di Alvaro Soler, che servirà come base per inventare canzoni simili.

La musica creata in questo modo non può certo emulare il cantautore di riferimento, ma è tuttavia abbastanza originale da non essere considerata una copia delle altre.

Finora il metodo è stato sperimentato sulle opere di autori classici, come Bach, Mozart, Beethoven, e anche su alcune musiche jazz. Un compito difficile, che il programma ha saputo portare a termine con risultati soddisfacenti. Al momento è in grado di analizzare solo musica monofonica, eseguita cioè con un solo strumento, ma i ricercatori stanno già pensando di implementarlo per la musica polifonica.

L’algoritmo, per ora, è pensato soprattutto come uno strumento contro i plagi. In termini più ampi, però, rappresenta un altro passo avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale; programmi che decodificano l’essenza della musica, della scrittura, dello stile di un artista sono la base per futuri studi, che potrebbero sfociare in macchine creative.

Un altro successo per Vittorio Loreto, che coordina il laboratorio di dinamiche sociali presso l’Università di riferimento.

Il professor Loreto è già inventore di un programma di riconoscimento dello stile di scrittura; nel 2006, il suo lavoro gli permise di analizzare i romanzi di Elena Ferrante, nel corso della mai conclusa ricerca della vera identità della scrittrice. Dai risultati ottenuti è emerso che i testi sono accostabili alle opere di Domenico Starnone, marito della traduttrice Anita Raja. Il dato lo rende tuttora un probabile candidato, anche se non l’unico: la professoressa Marcella Marmo, docente di Storia a Napoli, presenta eccezionali analogie tra il suo eloquio e lo stile di scrittura della Ferrante. Non si esclude che i tre possano aver collaborato nella stesura dei romanzi.

Gli algoritmi di riconoscimento, in definitiva, non sono infallibili, ma possono offrire un valido supporto alle intuizioni e alle ricerche umane.

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