ANCONA – “La creazione di una filiera della canapa industriale può essere un’occasione di rilancio delle aree colpite dal terremoto e di tutta la Regione. Ho proposto nelle scorse settimane alla giunta regionale ed alle diverse associazioni di categoria la creazione della filiera della canapa in quei territori”. L’idea la lancia Piergiorgio Fabbri, consigliere regionale urbinate del M5S.

Il grillino pensa di utilizzare, per avviare questo tipo di coltura, “il 5% dei fondi aggiuntivi destinati al sisma” ovvero, in soldoni, circa 8 milioni di euro, un investimento, che per Fabbri consentirebbe di sviluppare, con un impatto ambientale zero, diverse filiere produttive: “Si va dal settore alimentare (olio, farine) a quello edile (pannelli isolanti, intonaci, mattoni) passando per il settore tessile e quello farmaceutico”. Per quanto riguarda quest’ultimo impiego poi, lo stesso consiglio regionale marchigiano, lo scorso 1 agosto ha dato l’ok alla dispensazione di farmaci cannabinoidi nell’ambito del servizio sanitario regionale.

Per Fabbri, la realizzazione della filiera richiede la creazione di un “Soggetto Promotore trasversale ai diversi settori interessati (agricoltori, artigiani, commercianti, industriali), al quale il M5S fornirà tutto il suo appoggio” sottolinea il consigliere. E in effetti, dall’inizio del 2017, la coltivazione di canapa industriale, in Italia è un po’ più semplice e scevra dei rischi legati a una coltura che, visto che la pianta può contenere in ogni caso piccole quantità di thc, è sempre stata iper-controllata e quindi di difficile sviluppo per un mercato che invece, negli Stati Uniti per esempio, è più florido che mai e viaggia, per i prossimi anni, sulle previsioni di un giro d’affari destinato a raggiungere il miliardo di dollari.

Dallo scorso gennaio dicevamo, con la nuova legge italiana che disciplina la materia, la regolamentazione del settore è diventata molto più soft e, ad esempio, non sono più necessarie le autorizzazioni (e le denunce della coltivazione alle forze dell’ordine) per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di thc fino allo 0,2% e non si rischia nulla, in termini di legge (e sequestri) con piante che contengono principi attivi psicotropi fino allo 0,6 %, legge che ha aperto, specie nel mondo dell’e-commerce, il fronte tutto nuovo delle easyjoint, veri e propri “spinelli” di cannabis con contenuto di thc fino allo 0,6% che sono andati letteralmente a ruba negli scorsi mesi.

 

 

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