SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In occasione della serata d’apertura del Premio Libero Bizzarri alla Palazzina Azzurra, dedicata alla fede per la Samb, fra gli ospiti in platea c’è stata un’ovazione particolare per colui che viene definito ancora oggi “Il presidentissimo”.

Parliamo di Ferruccio Zoboletti, emiliano ma sambenedettese d’adozione. Si trasferisce a San Benedetto del Tronto da Reggio Emilia,  nel 1953 per continuare l’attività del fratello morto in un incidente stradale. Nonostante la giovane età di 21 anni, inizia a costruire la sua azienda, prima con due piccoli magazzini (uno in via Mare e l’altro a Centobuchi) poi definitivamente nel 1969 si trasferisce in via Val Tiberina dove i magazzini ortofrutticoli Zoboletti hanno resistito fino ad oggi.

Con l’avvento della grande distribuzione, Zoboletti inizia a rifornire in particolare Emilia Romagna (la sua terra), Liguria, Lombardia e Veneto. Per ben quarant’anni l’azienda Zoboletti è riuscita ad essere prima per qualità, passione ma soprattutto serietà. Attualmente la ditta è portata avanti dai figli Afro e Andrea mentre Stefania esercita la professione di architetto.

La sua vita è stata intensa, ricca di impegni e di riconoscimenti: premio Truentum nel 2008, stella di bronzo al merito sportivo dal Coni nel 2014 nonché presidente del Circolo Tennis Maggioni.

Fu presidente dei rossoblu dal 1980-81 al 1990-91: dieci anni di cui otto passati in serie B e due in C. Durante la serata del 10 luglio, incalzato dal conduttore Giorgio Mataloni, Zoboletti ha raccontato il suo avvento in società: “Divenni presidente quasi per caso. Ero entrato in società con altre nomine ma piano piano ho cominciato a scalare diventando prima ‘consigliere’, poi ‘vicepresidente’ e alla fine il numero uno”.

Ferruccio Zoboletti è amato a San Benedetto non solo per quello che ha fatto nel calcio ma anche per quanto realizzato nell’imprenditoria locale. Un uomo che ha mantenuto sempre le promesse e non ha mai mentito a dipendenti e giocatori. Una figura benvoluta dai calciatori. Era noto, infatti, come prima delle partite (specialmente quelle delicate) ‘rilassava’ i suoi uomini cantando qualche canzone. Zoboletti era voluto molto bene anche dai suoi collaboratori, infatti nella serata sono stati ricordati i numerosi elogi.

Fra i calciatori c’è l’affetto speciale da parte di Walter Zenga, portiere della Samb che giocò anche nell’Inter e in Nazionale. “Quando andò via mi lasciò un biglietto molto bello. Mi considerava un secondo padre”. Infatti l’Uomo Ragno ha ricordato molte volte, in numerose interviste, che Ferruccio Zoboletti è stato, fra i presidenti avuti in carriera, quello più importante e speciale.

A Ferruccio Zoboletti è stato ricordato l’incontro nel 1982 con Papa Giovanni Paolo II: “Emozionante, donai al Pontefice soldi da destinare ai paesi del Terzo Mondo, con lui sapevo che quel denaro andava a finire davvero ai bisognosi”. L’appuntamento venne organizzato grazie soprattutto all’interessamento del vescovo dell’epoca, Vincenzo Radicioni. Il presidente consegnò a Karol Wojtyla anche una barca d’argento ed un invito a recarsi a San Benedetto. Il Papa regalò invece agli intervenuti un Rosario. I rossoblu dovevano giocare in quei giorni a Roma contro la Lazio in serie B (la partita finì 1 a 1).

Infine Ferruccio Zoboletti ha ricordato la figura del rivale numero uno in quegli anni ovvero il presidente dell’Ascoli, Costantino Rozzi. “Tra me e Costantino, nonostante la rivalità, c’era stima reciproca. Ci volevamo bene. Era un grandissimo uomo oltre che imprenditore. Mi ricordo che un anno rischiavamo di retrocedere in serie C proprio contro l’Ascoli – afferma Zoboletti alla Palazzina Azzurra – ero naturalmente nervoso e agitato. Quel giorno, prima della partita, seppi che Costantino mi venne a cercare e quando mi trovò, mi rassicurò dicendomi che probabilmente la partita sarebbe finita in pareggio. E in effetti fu così. Ripeto, tra me e lui c’era solo una rivalità calcistica, ci rispettavamo molto”.

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