Nell’articolo scorso ho parlato dei musei visitati in Trentino la scorsa estate e delle grandi opere come opportunità per il turismo locale. Dopo due giorni tra le montagne, il terzo giorno si parte per un lago quello di Iseo che un anno fa, in quei giorni caldi di giugno ospitava The floating piers l’opera dell’artista bulgaro Christo. È una di quelle opere che rientrano nella categoria “land art”, che consiste in un intervento diretto da parte dell’artista sul territorio (il pensiero va subito a una mancata opera del maestro Arnaldo Pomodoro del 1973 per il cimitero di Urbino, dove scavava la collina proprio come una sua opera, altro che gli ampliamenti dei nostri cimiteri, a metà strada tra colombaie e centri commerciali) . L’opera prima di approdare in Italia è stata proposta dal 1970 a vari paesi: Argentina, Giappone etc, dalle quali non ha avuto mai le autorizzazioni necessarie, che invece ha avuto nel nostro paese un paio di anni fa.

Sapendo delle file dell’evento, cerco in internet qualche giorno prima del viaggio delle informazioni, faccio i biglietti per il battello che mi porterà su Monte Isola e che mi danno anche la possibilità di parcheggiare non poco distante dall’imbarco (tutto su un unico portale) in aree messe a disposizione dai privati a Iseo. A parte una mezzora di fila all’uscita per la città di Iseo, tutto fila liscio e arrivo abbastanza in anticipo al traghetto dove avevo già prenotato i posti a sedere e avevo una corsia preferenziale. C’è gente come mi aspettavo e come si aspettavano quelli del posto da come mi racconta un addetto ai traghetti (in effetti l’organizzazione è impeccabile). Salgo e dall’imbarcazione si vede già l’enorme striscia gialla che costeggia l’isola e che attraversa il lago. Attraccati cominciamo la camminata verso la passerella galleggiante e appena giunti sopra la prima sensazione è quella di dire “me la immaginavo più piccola” in effetti è larga 16 m, alta 50cm e lunga 4,5km, al dire il vero mi aspettavo anche più movimento che si percepisce solamente al passaggio di qualche imbarcazione, ma la bella giornata e la mancanza di vento ha aiutato anche a non accentuare questo movimento. La sicurezza sui gommoni e sulla passerella è costante e ben predisposta, come anche la segnaletica nel caso di mare mosso che informa su cosa fare.

Camminando si arriva all’incrocio delle due passerelle che unendosi portano a circumnavigare l’isola di S. Paolo della famiglia Beretta, poi di lì il ritorno a piedi, su Monte Isola, dove le strette stradine del paesino, anche loro avvolte dal giallo tessuto, di Peschiera non riescono ad accogliere la moltitudine di persone in transito. Durante la camminata sulla terra ferma si è visto anche il passaggio di Christo sull’acqua nel senso sopra con un battello. L’ultimo tratto ci porta verso Sulzano dove abbiamo preso l’autobus navetta per Iseo, anche li passaggio ogni 10 minuti senza troppa attesa.

Le riflessioni sono tante non sulle polemiche soprattutto dei critici di arte nostrani Philip Daverio e Vittorio Sgarbi, o sulla questione della sostenibilità ambientale dell’opera alzata dal climatologo Luca Mercalli, ma a mio avviso devono essere sul concetto di evento che dalle nostre parti viene abusato nell’utilizzo anche per la “seratina” a tema nello stabilimento balneare. La prima riflessione è quindi se il nostro territorio può essere capace di organizzare una manifestazione del genere. “The floating piers” ha fatto conoscere un territorio ha milioni di persone e lo farà conoscere anche in futuro, il suo nome sarà legato per sempre a quello di Iseo e di Christo, e viceversa, chiunque in futuro digiterà qualcuna di queste parole conoscerà Iseo e il suo territorio e magari gli verrà voglia di visitarlo. Questo è forse il vero senso della parola evento. Ha avuto il merito di aver portato nella zona un milione e mezzo di visitatori in due settimane, a favore non solo di paesini e opere d’arte minori, ma anche dell’economia di settori legati al territorio come quello del vino e dopo un anno ancora si organizzano eventi sulla scia di quello.

Altra riflessione è quella che, negli ultimi decenni con l’innalzamento del potere di viaggiare a prezzi sempre più bassi in tutto il mondo, l’Italia essendo un paese pieno di bellezze architettoniche, artistiche e naturalistiche è stato letteralmente “invaso dal turista“. Di fatti ogni persona che si muove per passare anche un breve periodo di soggiorno al di fuori della propria abitazione, diventa “insostenibile”, già solamente per il fatto di spostarsi, per il turista si movimentano merci e persone, si costruiscono infrastrutture sia per andare da un posto a un altro sia per soggiornarci. Sinceramente vedendo certe situazioni in città come Venezia progettate in epoche lontane, invase da città galleggianti e “orde” di turisti organizzati, armati di bottigliette di plastica, panini, cappellini e Kiwi come ho sentito dire a una signora sulla passerella gialla che ha rinominato una famosa marca di giacca a vento, si fa fatica a non pensare a una città a “numero chiuso per il turismo”.

L’unica soluzione è avere dei comportamenti consapevolmente corretti verso l’ambiente, dopo un’opportuna valutazione, come diceva un vecchio proverbio degli Indiani d’America “Prendi dalla Terra solo ciò che è necessario e niente di più”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 139 volte, 1 oggi)