SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo lo sfogo, di meno di 24 ore fa, da parte del capogruppo del Pd Antimo Di Francesco, anche qualcun altro, tra le file dell’opposizione sambenedettese ha ancora qualcosa da dire su “Il bello della musica”, evento tanto partecipato quanto chiacchierato e fonte di forti divisioni politiche in città, soprattutto per gli aspetti legati agli abusi alcolici e all’ordinanza emessa ormai una settimana fa dal Sindaco Piunti. L’ultima a esporre il proprio pensiero (e le proprie critiche) in tal senso è la consigliera di Articolo Uno Flavia Mandrelli, di cui vi riportiamo una nota stampa.

“Nel Teatro dell’assurdo (quello di Ionesco e Beckett per intenderci) si racconta la totale alienazione dell’uomo contemporaneo attraverso “ situazioni e dialoghi surreali, costituiti da squarci di quotidianità scomposti e rimontato in modo da creare un effetto comico e tragico al tempo stesso…le vicende sono apparentemente senza senso, l’azione e il dialogo sono ridotti al minimo” . Le  sconclusionate azioni poste in essere da questa Amministrazione sembrano percorrere (beatamente incoscienti , come è  ovvio) la stessa strada, solo che San Benedetto non è  un teatro e i cittadini non sono spettatori.

L’ordinanza  emanata dal Sindaco la scorsa settimana  volta a scongiurare le conseguenze peggiori della vendita e del consumo di alcol, fa riferimento ad una notevole giurisprudenza, tra articoli di legge, decreti, circolari ecc., si dilunga in una miriade di premesse , considerazioni i, prese d’atto per arrivare poi ai divieti e agli obblighi. Nei  punti 3 e 4  si fa obbligo di “ prevenire o impedire la consumazione di dette bevande al di fuori del locale di vendita…” e di “promuovere una campagna di sensibilizzazione sull’educazione al bere …attraverso l’esposizione di idonea cartellonistica sulle norme di convivenza civile”. Si conclude affermando che “È altresì vietato, dalle ore 24 alle ore 6 il consumo di bevande alcoliche nelle aree pubbliche o aperte al pubblico….”

Quello che suscita stupore però e che, appena due giorni dopo, il centro cittadino si è  riempito di “punti di ristoro” , (chiamiamoli cosi) in cui , ogni pochi metri era possibile consumare bevande alcoliche dentro e fuori il perimetro assegnato. Il “bello della musica” si è  trasformato nello “sballo alcolico”. Ora, leggo che ci sarà anche la manifestazione itinerante “Campari” aperitivi non so cosa . Ma come si fa?

E va bene. In sostanza la tanto pubblicizzata lotta al malcostume, alla movida molesta, all’eccessivo e distruttivo consumo di alcol che doveva avere come strumenti la formazione, l’illuminazione, le video camere ecc. si riduce ad una serie di divieti e obblighi che coinvolgono esclusivamente i gestori dei locali affidando loro un compito che, in buona parte, non solo non gli compete ma che non possono  porre in essere non avendo nessuna autorizzazione a seguire i clienti o impedire loro di bere al di la dei confini stabiliti dall’ordinanza.

Così,  con quell’effetto tragicomico di cui dicevo nell’incipit, il primo cittadino si appella pubblicamente alla “ collaborazione dei gestori” che, “come si è capito, è fondamentale: a loro spetta il compito di svolgere un ruolo di collaborazione attiva, nel loro stesso interesse e soprattutto della comunità in cui operano”.

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