ASSISI – Un cardiologo sambenedettese che ha fatto molta strada, in Italia e anche in Europa, Paolo Verdecchia. Oggi dirige la Struttura Complessa di Medicina dell’Ospedale di Assisi. Cresciuto nella nostra città fino al Liceo e alla Maturità Scientifica, ha studiato poi Medicina a Perugia e, dopo un periodo a Milano, è tornato nell’Azienda Ospedaliera umbra integrata con l’Università, dove per vent’anni ha svolto attività cardiologica. Ora da 7 anni è direttore della Struttura Complessa di Medicina dell’Ospedale di Assisi.

Con importanti intervalli di specializzazioni all’estero. Prima in Svizzera, poi al “New York Hospital” di New York e infine, per 6 mesi, nella prestigiosa “McMaster University “nello Stato canadese dell’Ontario. Assieme a colleghi italiani e di altri Paesi, ha condotto importanti ricerche in tema cardiologia preventiva.

Fra le sue ricerche, di recente – assieme ad altri colleghi umbri ed a Giorgio Gentile, ricercatore del britannico “Royal Cornwall Hospital” – ha condotto un’importante ricerca anche in tema di ipertensione arteriosa e fibrillazione atriale, una delle più diffuse condizioni patologiche nella popolazione mondiale, oltre che uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare, spesso causa di infarto miocardico e ictus cerebrale. I risultati sono stati pubblicati sulle principali riviste internazionali di Cardiologia.

Dottor Verdecchia, ci parli dunque di questa ricerca.

Ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo di ricerca che ha prodotto molti risultati a livello internazionale. Siamo stati i primi a dimostrare come valutare il rischio di infarto miocardico e di altre importanti cardiopatie attraverso lo studio del monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore e delle modificazioni ecocardiografiche delle dimensioni del cuore. Ed anche come cercare di prevenire queste gravi complicanze. Più di recente, stiamo cercando di capire come ottimizzare la terapia anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale. Abbiamo pubblicato molti contributi scientifici in questi settori, ed ottenuto riconoscimenti dalle principali Associazioni cardiologiche Europee e Nord Americane.

Lei fin da ragazzo è stato un gran tifoso della Samb. Ma in tutti questi anni questa passione rossoblù le è rimasta?

Ovviamente! Sono tuttora un assiduo e convinto tifoso della Samb. Sono “cresciuto” al Ballarin. Allo stadio ci andavo tutte le domeniche. Seguivo pure gli allenamenti. Ricordo a memoria molte delle formazioni di allora e conoscevo personalmente diversi giocatori… Al mare, al Bacio dell’Onda, avevamo l’ombrellone vicino a Marino Bergamasco. Ricordo un’esaltante vittoria a Perugia nel 1975 (lì abbiamo rischiato un po’, come tifosi, sul piano fisico…). Conservo una foto di anni prima, durante una trasferta a Ferrara contro la Spal, dove esultavo per il nostro gol dell’1 a 0 (non ricordo se di Traini o di Urban). Poi, purtroppo, i ferraresi ci fecero due gol e perdemmo 2-1… Mentre nella partita di andata, sempre con la Spal, ero in tribuna Sud del Ballarin, seduto vicino al grande Barabba. Alcuni ragazzi di Ferrara, molto discretamente, misero su una bandiera biancazzurra della Spal e furono “redarguiti” da alcuni nostri ultras. Subito si alzò il Barabba, che con la sua autorità “consentì” sportivamente a quei ragazzi di tenere la loro bandiera, senza problemi…

Questo nei cosiddetti “anni ruggenti”. E oggi?

È chiaro che, non vivendo a San Benedetto, mi sono perso molte partite in questi ultimi anni, ma le assicuro che ogni domenica pomeriggio sto con l’orecchio attaccato alla radio a seguire la partita. Lo scorso campionato ho fatto l’abbonamento a Sportube.tv ed è come se fossi sempre allo stadio. Ad ogni gol della Samb in casa partono urla immani, con il rischio persino di svegliare le nipotine che dormono. Ma non importa… Per la Samb questo ed altro. È stato anche bello seguire le partite della Samb quando ero in giro per il mondo, grazie allo streaming di Radio Azzurra. Ricordo che quando ero in Canada convinsi un mio amico cardiologo indiano di Nuova Delhi a tifare Samb… Per il prossimo campionato, spero di trovare il tempo per venire a vedere più partite. Di sicuro farò l’abbonamento.

Che ne pensa della Samb di Fedeli?

Tutto il bene possibile. Franco Fedeli non solo è un grande intenditore di calcio, ma ha anche un carattere che mi ricorda quello di un burbero uomo sambenedettese di altri tempi. Duro ed esigente, ma anche onesto e appassionato nel suo lavoro. Non c’è dubbio che abbia iniziato un nuovo ciclo per questa squadra, dopo anni di eccessiva penalizzazione. Come tifosi, dobbiamo fare del tutto per stargli vicino e facilitare questo ciclo che – penso – sia appena iniziato. Non dico che non si possa dissentire su questa o quella scelta del presidente, ma sempre in spirito di amicizia e, soprattutto, senza mai mettere in dubbio onestà e buona fede di quest’uomo e della sua famiglia. Azzardo un paragone e un auspicio: Fedeli sta, e starà, alla Samb come un altro grande presidente, Costantino Rozzi, è stato all’…

È stato? Diciamolo…

Sono troppo rossoblù, non me lo faccia dire. Non immagina quanto darei per assistere ad una vittoria della Samb al Del Duca, in uno dei prossimi campionati!

Per concludere torniamo alla cardiologia. Di recente il suo nome è stato accostato all’Ospedale di San Benedetto. E’ esatto dirlo?

Si, è vero. Sinceramente, mi sarebbe piaciuto terminare la carriera nell’Ospedale della mia Città. Ma l’ASUR Marche ha deciso che la Cardiologia del nostro Ospedale deve avere un indirizzo riabilitativo, aspetto di cui onestamente non mi sono mai occupato nel dettaglio. La scelta è quindi caduta sull’amico e collega Mauro Persico, ottimo cardiologo e “padre” del Servizio di Riabilitazione Cardiologica del “Madonna del Soccorso”. Tutto qui.

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