PESCARA – Ulteriori sviluppi nella mattinata del 22 giugno inerente a una vicenda raccontata da Riviera Oggi a maggio su un racket della prostituzione stroncato dalla Squadra Mobile di Pescara con il supporto delle Squadre Mobili di Teramo e Lucca, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica (Pm Gennaro Varone).

Un’indagine che ha portato il Gip del Tribunale di Pescara (Nicola Colantonio) ad emettere undici misure cautelari restrittive (di cui 8 custodie in carcere e tre arresti domiciliari).

Ai domiciliari finì anche un 27enne, di origine albanese, residente ad Alba Adriatica. Provvedimento emesso “perché sfruttava la prostituzione di una donna italiana dirigendone l’attività ed incitandola alla prostituzione; impegnandosi a proteggerla dalle pretese di gruppi criminali omologhi svolgenti la medesima attività in zone contigue e riscuotendo il prezzo della prostituzione altrui a proprio beneficio”.

Nel corso delle indagini è emersa la presenza, in orari e luoghi compatibili con l’esercizio della prostituzione, di una donna italiana di 35 anni, pregiudicata e tossicodipendente, affetta da HIV ed epatite “C”, verosimilmente dedita all’esercizio del meretricio nell’area prossima alla stazione ferroviaria.

La donna I. M., una sambenedettese residente in Abruzzo, è stata arrestata per il reato di tentate lesioni gravissime. Dalle prime indiscrezioni, qualche giorno dopo la diffusione della notizia, un uomo si è presentato alla Polizia affermando di aver convissuto negli ultimi quattro mesi con la donna e di aver avuto rapporti non protetti con lei dato che non conosceva il suo reale stato di salute.

Altri dettagli sono stati diramati in una conferenza effettuata alla Questura di Pescara il 22 giugno.

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